Mobilità, Mobilità elettrica

Perchè sempre più italiani scelgono la sharing mobility?

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Sempre più italiani scelgono di spostarsi in condivisione. Ecco perchè la sharing mobility piace 

Un milione di italiani hanno cambiato il modo di spostarsi grazie alla  sharing mobility. La cosiddetta mobilità condivisa sta spopolando ed è un fenomeno perennemente in crescita. I trasferimenti da un luogo ad un altro, infatti avvengono sempre di più utilizzando servizi a noleggio o condivisi, favorendo l’utilizzo di un veicolo al suo possesso.

car sharing“Un fenomeno in grande crescita, anche del 100% in un anno nel caso del car sharing”, spiega Raimondo Orsini, direttore generale della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che ha raccolto questi numeri relativi al 2016. Perché sotto la grande famiglia della sharing mobility esistono molte ramificazione e differenziazioni legate al modello e all’uso di mobilità offerto. Si passa dalle automobili alle biciclette, passando per il car pooling (l’utilizzo di una sola automobile da parte di un gruppo di persone che compiono abitualmente lo stesso tragitto).

Sempre più imprese

Sono molte le aziende che stanno cavalcando l’onda di questo fenomeno, coprendo la maggior parte delle città italiane.

Dalle più famose come Enjoy e Car2Go che ad oggi contano 700 mila abbonamenti, passando per la mobilità comunale come quella di Roma che sta ampliano la sua flotta di autovetture con alcune a trazione elettrica aumentando anche i parcheggi dedicati. Insomma le 500 rosse di Enjoy, targate Eni, le Smart di Car2Go, gruppo Daimler e le nuove DriveNow crescono anno dopo anno. L’esplodere del loro potenziale è legato anche alla nascita e diffusione di piattaforme digitali per l’erogazione e l’ottimizzazione del servizio stesso.

I numeri del Car Sharing

Secondo ANIASA (l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici di Confindustria) sono 6.000 le vetture proposte dai vari operatori, noleggiate complessivamente 6,27 milioni di volte. Milano e Roma si confermano le città italiane in cui c’è il maggiore utilizzo, con un peso dell’80% sul business complessivo del car sharing.

Torino e Firenze nel 2016 hanno visto crescere sia le dimensioni delle flotte sia i numeri di noleggi del 33%.

Il 90% dei veicoli sono concentrati in queste quattro città, ma tutti i centri italiani sopra i 250 mila abitanti hanno oggi almeno un servizio di condivisione. In particolare nel capoluogo piemontese, il Gruppo Bollorè, noto per le vicende Telecom e Mediaset, ha lanciato la sua BlueTorino, il primo servizio di carsharing elettrico della città. Il progetto punta a raggiungere 400 auto e 700 colonnine per la ricarica, da realizzare entro la primavera del 2019.
Torino è la prima città d’Italia scelta dal Gruppo per lanciare il car sharing elettrico, dopo Parigi, Lione, Bordeaux e Indianapolis.

Scooter sharing: una battuta d’arresto

car sharingQuesta nuova cultura del “pay per use” non è solo a discapito delle automobili ma comprende tutto il comparto del noleggio a lungo periodo.
Eccezion fatta per lo scooter sharing. Enjoy infatti ha chiuso il suo sistema di noleggio veloce con i Piaggio Mp3 a Roma Catania e Milano. Gli scooter verranno sostituiti dalle automobili. Questo perché i numeri non hanno premiato le aspettative, pochissimi noleggi e pochi iscritti al servizio.

Facendo una media ogni scooter veniva noleggiato solo una volta al giorno. Dieci volte meno di quanto fa un’auto. Il Gruppo dell’Eni si è potuto consolare guardando i numeri del suo car sharing che con oltre 600 mila iscritti e più di 11 mila noleggi al giorno ha vinto a mani basse il confronto con gli altri.

Il bike sharing

200 Comuni in Italia presentano un servizio di biciclette pubbliche. Città come Milano, con 64mila abbonati e Torino con 23.600, sono tra le più virtuose. Anche Roma ci vuole riprovare dopo la sospensione del servizio che era stato inaugurato nel 2010.

L’utente medio

Ma chi è l’utente medio del car sharing? Secondo la ricerca di ANIASA, in collaborazione con la società di consulenza strategica Bain & Company, il profilo tipo di chi guida veicoli condivisi è quello di un uomo, 38 anni di età pendolare, che utilizza il servizio per motivi legati all’attività lavorativa. Vive in zone centrali, e prende di media l’auto una volta a settimana. Se si abbassa un pò l’età, intorno ai 36, il car sharing invece viene utilizzato molto più frequentemente sia nei giorni feriali che nei giorni festivi e la durata media di un noleggio sembra indicare tratte sovrapponibili a quelle normalmente percorse con un’auto privata o in taxi.

Negli Stati Uniti invece gli abbonati lo hanno utilizzato al posto dell’autobus per il 25% riducendo del 10% il possesso di auto di proprietà.

Perchè la sharing mobility?

sharing economyPerché gli italiani si stanno spingendo verso queste nuove forme di mobilità? In primis per i costi: mantenere un’automobile privata comporta costi fissi e costi variabili, come manutenzione e carburante. Ma anche per tutta quella serie di vantaggi come la possibilità di lasciare l’auto nei parcheggi pubblici senza pagare, o quella di poter accedere alle zone a traffico limitato delle grandi città.

In ultimo, ma non meno importante, per porre fine all’inquinamento atmosferico , che sta distruggendo l’ecosistema mondiale. Un esempio su tutti, nella sola Milano, capitale del car sharing con l’80% del business dell’auto condivisa, il livello delle polveri sottili è stato abbattuto del 38% in quattro anni.

 

L’altra forma di condivisione: il car pooling

Il “ride sharing” si riferisce all’attività di condivisione di passaggi in auto, anche con la possibilità di produrre un guadagno. Il car pooling, invece presuppone che la condivisione del viaggio non preveda un guadagno per il conducente ma solo una condivisione dei costi. La società francese BlaBlaCar lo ha introdotto come servizio tra le grandi città italiane e la tratta Roma-Napoli ad oggi è tra le più gettonate. Per quanto riguarda gli spostamenti tra casa e lavoro invece, se ne sta occupando l’italiana JoJob. Unica incognita fino ad ora sul successo dell’iniziativa è legata alla piacevolezza del viaggio. Secondo uno studio internazionale condotto tra gli altri anche dalle Università di Pisa di Modena e Di Reggio Emilia, il car pooling funziona solo se non si litiga. La ricerca, pubblicata sulla rivista Transportation Research Part C, usa l’analisi dei social media insieme ad algoritmi per abbinare i possibili passeggeri. Se il viaggio è condiviso da persone che si vanno a genio, il car pooling ha il potenziale di crescere fino a ridurre del 60% l’uso delle auto.

Federica Maria Casavola

 

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