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Rigassificatori, ecco come il governo spingerà Snam, Enel, Iren e Sorgenia

Rigassificatori

Il governo vuole puntare sui rigassificatori di Gnl per sostituire il gas russo. A Snam è stato già chiesto di trovare due navi adatte e si pensa di coinvolgere anche Iren, Sorgenia ed Enel. Tutti i dettagli

 

Per ridurre la dipendenza dal gas naturale russo, che nel 2020 è valso il 43 per cento delle importazioni, l’Italia vuole potenziare la propria capacità di rigassificazione in modo da poter acquistare più gas liquefatto (GNL): arriverà principalmente dal Qatar, dagli Stati Uniti e, sul più lungo periodo, dal Congo e dall’Angola.

L’AMMISSIONE DI CINGOLANI

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha però riconosciuto che “sarà difficile porre fine completamente alle importazioni russe e garantire l’approvvigionamento per almeno i prossimi due inverni”, considerata appunto la quota rilevantissima – circa 30 miliardi di metri cubi – di combustibile acquistato da Mosca.

L’Italia importa dall’estero il 95 per cento del gas che consuma ogni anno. Attualmente il GNL vale circa il 20 per cento delle importazioni.

IL PIANO DEL GOVERNO SULL’ENERGIA

Oltre a installare maggiore capacità rinnovabile, ad aumentare la produzione domestica di gas naturale di 2,2 miliardi di metri cubi e ad importare 20 miliardi di gas via condotte da altri fornitori (come l’Algeria o l’Azerbaigian), Cingolani ha detto che l’Italia potrebbe dotarsi di una capacità di rigassificazione aggiuntiva di 24 miliardi di metri cubi nei prossimi dodici-diciotto mesi.

Più nello specifico, si parla di 40 gigawatt di progetti di eolico offshore già presentati (ma il percorso burocratico è lungo e complesso) e di liberalizzare il solare fotovoltaico per l’autoconsumo fino a 200 chilowatt. Nel 2026, poi, il biometano (un combustibile derivato dal biogas, ricavato dai residui organici), potrebbe contribuire al mix energetico con 2,5 miliardi di metri cubi.

LA RICHIESTA A SNAM

Il governo ha chiesto a Snam, la società energetica che gestisce la rete italiana dei gasdotti, di acquisire un’unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione (ovvero una nave che funge da rigassificatore) e di noleggiarne una seconda. Non sarà facile: c’è infatti una competizione internazionale per l’accaparramento di queste navi, la cui disponibilità è peraltro limitata.

I RIGASSIFICATORI IN ITALIA

In Italia sono attivi tre rigassificatori: uno a terra a Panigaglia (La Spezia) e due in mare, a Livorno e a Porto Viro (Rovigo).

Snam possiede il terminale di Panigaglia, oltre ad avere una quota del 49 per cento di OLT Offshore LNG Toscana (la società proprietaria dell’impianto di Livorno) e una quota del 7,3 per cento di Terminale GNL Adriatico (la società di ExxonMobil che gestisce il rigassificatore di Porto Viro).

NUOVI RIGASSIFICATORI?

Il Corriere della Sera scrive che l’Italia potrebbe realizzare nuovi rigassificatori: a Gioia Tauro, in Calabria, tramite Sorgenia; e a Porto Empedocle, in Sicilia, tramite Enel (il progetto è stato contestato dalle autorità regionali).

Le procedure autorizzative sono però molto lunghe: dodici-diciotto mesi in media.

IL DOSSIER GIOIA TAURO

“Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani e tutto il governo stanno riesaminando il piano per le forniture energetiche e, in quest’ambito, non è escluso che si riapra la partita del progetto che riguarda la realizzazione a Gioia Tauro di un impianto di rigassificazione”, ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini.

“Non conoscevo il progetto ma è chiaro che, con la situazione attuale dei limiti di approvvigionamento energetico, anche questa ipotesi verrà attentamente valutata”, ha aggiunto.

Il terminale di Gioia Tauro è in grado di processare 12 miliardi di metri cubi di GNL al giorno. L’amministratore delegato di Sorgenia, Gianfilippo Mancini, ha detto a Reuters che “se le autorità decideranno di velocizzare le cose, l’impianto potrebbe essere pronto in quattro anni”.

Iren, società multiservizi con sede in Emilia-Romagna che controlla il progetto assieme a Sorgenia, si è mostrata “pronta a fornire le risorse e le competenze per aiutare a costruire il terminale”.

IL PROGETTO PORTO EMPEDOCLE

Il progetto di Porto Empedocle, proposto da Enel, è in grado di trattare circa 8 miliardi di metri cubi di GNL all’anno, ovvero un decimo del fabbisogno nazionale: le navi metaniere verrebbero accolte nel porto e il GNL da loro trasportato verrebbe riportato alla forma gassosa e infine distribuito attraverso la rete. Non è mai stato realizzato ma – come scrive Repubblica – “i tempi sembrano cambiati, complice l’ultima decisione del Tar sul ricorso della città di Agrigento sul percorso del gasdotto nel proprio territorio, un passaggio ora sbloccato dai giudici amministrativi siciliani”.

Oltre a riqualificare l’area portuale di Porto Empedocle, il rigassificatore creerebbe centinaia di posti di lavoro. Il segretario generale della CGIL di Agrigento, Alfonso Buscemi, ha detto che “nonostante si sia cominciato a parlare di economia verde e di energia rinnovabile, non possiamo che essere favorevoli alla costruzione del rigassificatore, soprattutto nel momento storico che stiamo vivendo. Sarebbe un’opera importante che farebbe di Porto Empedocle un punto nevralgico. Tutto questo, però, deve avvenire in maniera consona al territorio”.

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