Il decreto legge approvato mercoledì dal Consiglio dei ministri per favorire l’abbassamento delle bollette energetiche a consumatori e imprese non è piaciuto proprio a tutti. Confcommercio ha lodato il provvedimento, e anche Confindustria ha espresso soddisfazione pur con delle riserve, non potendo ignorare le proteste delle società elettriche colpite dall’aumento dell’Irap, che servirà a finanziare lo sconto sui prezzi dell’energia. Secondo l’Unione nazionale consumatori, invece, “il governo continua a dare bonus una tantum, vantandosi così ogni volta di aver fatto qualcosa, invece di abbassare in modo serio e strutturale le bollette per tutti”.
IL DECRETO BOLLETTE CONTIENE DEGLI INTERVENTI STRUTTURALI?
In realtà, secondo Il Sole 24 Ore il decreto “tenta operazioni strutturali sul settore dell’energia elettrica destinate ad avere effetti permanenti”.
Il quotidiano, di proprietà di Confindustria, fa riferimento a due misure. La prima è la riduzione dell’incentivo per gli operatori dei parchi fotovoltaici che beneficiano del Conto energia, con l’obiettivo di abbassare la spesa in bolletta per gli oneri di sistema, ovvero quei costi legati alla gestione delle infrastrutture e all’incentivazione delle fonti rinnovabili (ma non solo) che vengono pagati dagli utenti finali, in aggiunta alla somma per i loro consumi energetici. Il decreto istituisce un meccanismo che consente ai titolari degli impianti solari di vedersi ridurre l’incentivo economico del 15-30 per cento nel secondo semestre del 2026 e nel 2027, in cambio di un’estensione della durata di tre-sei mesi.
L’altra misura considerata strutturale dal Sole 24 Ore è il rimborso degli oneri di trasporto del gas naturale utilizzato per la generazione di elettricità ai gestori delle centrali termoelettriche, con l’obiettivo di ridurre il costo di produzione dell’energia elettrica. Il quotidiano parla di uno “spostamento dei costi di trasporto del gas, togliendoli dal meccanismo di formazione del prezzo di energia elettrica […] per caricarli sulla bolletta elettrica”. L’intervento ha un costo annuo di 700 milioni di euro.
LE PROPOSTE DELL’ISTITUTO BRUNO LEONI
Secondo Carlo Stagnaro, economista e direttore ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, think tank di orientamento liberista, il decreto governativo “interviene in modo disordinato e caotico su alcune determinanti dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica. Il rischio è di produrre distorsioni e un vasto contenzioso”.
In un paper firmato con Luca Lo Schiavo, Stagnaro spiega che per abbassare in maniera strutturale il prezzo dell’energia elettrica per le imprese italiane – un prezzo molto alto rispetto ad altri paesi europei, che danneggia la competitività del nostro comparto produttivo – occorre intervenire innanzitutto su due punti: sul costo dell’energia elettrica all’ingrosso e sugli oneri generali di sistema.
I due studiosi dell’Istituto Bruno Leoni propongono allora di approfittare del calo strutturale degli oneri di sistema a partire dal 2030 per evitare, con una legge apposita, l’introduzione di nuovi sussidi “in modo da osservare un rapido crollo degli oneri post-2030”.
La seconda proposta è di procedere gradualmente alla “fiscalizzazione degli oneri generali di sistema”, cioè al loro spostamento sulla fiscalità generale. La terza proposta riguarda l’utilizzo del gettito delle aste Ets (il sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione di CO2) per il finanziamento degli oneri, in modo da alleggerire le bollette.
Infine, nel paper si invita a facilitare gli investimenti per l’installazione di impianti dai costi marginali bassi, come quelli eolici e solari (qui un articolo di Startmag sul costo marginale e la formazione del prezzo dell’elettricità), e ad aprire le gare per le concessioni idroelettriche e per le reti di distribuzione, destinando una parte o l’interezza del gettito dei canoni al finanziamento degli oneri di sistema.
UN DECRETO “MOLTO AMBIZIOSO” IN SEDE EUROPEA, SECONDO TABARELLI
Diversa è l’interpretazione di Davide Tabarelli, economista e fondatore di Nomisma Energia, nonché commissario straordinario di Acciaierie d’Italia. A Class Cnbc Tabarelli ha detto che il decreto è “molto ambizioso” che “interviene sui mercati”. “C’è un fallimento di mercato, che è stato quello causato dalla guerra [in Ucraina, ndr]”.
Il provvedimento “è difficile da far funzionare”, ma “le intenzioni sono giuste. Farlo noi solo in Italia credo che non verrà accettato dalla Commissione europea, anche se non è un aiuto di stato […]. Di positivo c’è che facciamo pressione sulla Commissione europea per fare un cambio”, ha concluso, alludendo alle richieste – in particolare italiane e tedesche – per una riforma del sistema Ets.
I DANNI DEL DIRIGISMO ENERGETICO, SECONDO BENEDETTINI
Simona Benedettini, economista dell’energia e fondatrice di Race Consulting, ha invece criticato il decreto, collegandolo all’azione dell’esecutivo di Mario Draghi sugli extraprofitti e inserendolo all’interno di un più generale clima di demonizzazione degli operatori energetici e del libero mercato.
Riferendosi alla crisi dei prezzi dell’energia dopo l’invasione russa dell’Ucraina, in un articolo sul Foglio Benedettini ha sottolineato “l’esigenza di lasciare libera la formazione dei prezzi all’ingrosso del gas per attrarre le forniture necessarie a scongiurare il razionamento. Oltre a questo, vale la pena ricordare che le regole di funzionamento dei mercati elettrici, comuni a tutti i paesi europei, hanno avuto il merito di incoraggiare i necessari investimenti in fonti rinnovabili per il raggiungimento dei target climatici europei”.
“Non sono sufficienti le più prestigiose cattedre universitarie o le migliori intenzioni patriottiche per decidere, spesso in solitaria, su settori di una simile complessità”, ha concluso l’esperta. “Soprattutto se portano a misure dirigiste che decretano il requiem del mercato distruggendo certezza del diritto, e quindi investimenti, e, in ultimo, la creazione di valore per famiglie e imprese”.
IL PARERE DI CHICCO TESTA
Il decreto Energia/Bollette è stato lodato moderatamente dal presidente di Assoambiente Chicco Testa, che ne ha riconosciuto il tentativo di “ridurre strutturalmente il costo dell’energia”. Testa ha attaccato principalmente “l’uso alterato del mercato elettrico che si è fatto nei decenni passati” con l’introduzione di tassazioni e incentivi che hanno finito per appesantire la componenti degli oneri in bolletta. “Mentre tutti lodano il mercato in realtà tutti cercano di aggirarlo”, ha scritto. “Chi ne fa le spese è normalmente il consumatore”.







