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Cosa dicono e non dicono le aziende sul decreto Bollette

Il decreto Bollette piace alle microimprese rappresentate da Confcommercio, mentre fa crollare in borsa le società elettriche (quasi tutte partecipate dallo stato) per via dell'aumento dell'Irap. Positiva la reazione di Confindustria, che però non può sbilanciarsi troppo: ecco perché.

L’approvazione, ieri, del decreto legge per l’abbassamento delle bollette da parte del Consiglio dei ministri ha causato oggi una notevole discesa in borsa delle società che si occupano di produzione e vendita di elettricità, colpite dall’aumento dell’Irap. L’incremento dell’imposta – del 2 per cento fino al 2028 – dovrebbe infatti permettere al governo di raccogliere circa 1 miliardo di euro, che verranno spesi per mitigare il prezzo dell’energia per le imprese: lo “sconto” sarà di 3,4 euro al megawattora per il 2026, di 4 €/MWh per il 2027 e di 0,54 €/MWh per il 2028.

COME VANNO A2A, ENEL, ITALGAS, IREN E ERG

Oggi, sulla borsa di Milano, il titolo di A2a ha perso il 3,1 per cento, quello di Enel il 3,3 per cento e quello di Italgas lo 0,7 per cento. Iren è calata del 2 per cento, mentre Erg di oltre il 6 per cento.

L’IMPATTO DELLA MANOVRA SULL’ETS

Tra le misure contenute nel decreto c’è anche lo scorporo delle quote dell’Ets, ovvero il sistema europeo per la compravendita dei permessi di emissione di CO2, dalla determinazione del prezzo dell’energia elettrica: in breve, le centrali alimentate a gas naturale verranno rimborsate del valore del combustibile “nel limite della quotazione dei diritti riconosciuti per l’Ets”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha motivato questa decisione – che comunque dovrà essere autorizzata dall’Unione europea – sostenendo che “oggi si tiene conto anche degli Ets per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche di quelle rinnovabili, che questa tassa non la pagano” in quanto non emettono CO2.

Secondo la banca Intermonte, “un’ipotetica riduzione dei costi del gas e della CO2 nel meccanismo di formazione dei prezzi sul mercato elettrico porterebbe chiaramente a una riduzione del Pun [il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia, ndr] con impatto negativo per i generatori rinnovabili: Erg, Enel, A2A e Iren”, che vedrebbero ridursi la loro competitività rispetto ai produttori termoelettrici.

LO STATO TASSA LO STATO?

È significativo il fatto che il governo e le amministrazioni locali siano i maggiori azionisti delle società energetiche colpite dall’aumento dell’Irap.

Ad esempio, il ministero dell’Economia possiede  il 23,6 per cento di Enel. I comuni di Milano e Brescia hanno ciascuno il 25 per cento di A2a. I comuni di Genova, Torino, Reggio Emilia e Parma sono gli investitori principali di Iren. Il primo azionista di Italgas è Cassa depositi e prestiti, con il 26 per cento.

Fanno eccezione Erg, controllata al 62,5 per cento dalla holding Sq Renewables (legata a sua volta alle famiglie Garrone e Mondini), ed Edison, che è parte del gruppo statale francese Edf. L’amministratore delegato di Edison, Nicola Monti, ha criticato il decreto, sostenendo che “fare manovre invasive rischia di distorcere gli equilibri e la messa a terra di ciò che gli investitori hanno deciso si fare”.

LA REGIONE LOMBARDIA È CONTRARIA AL DECRETO

Anche la regione Lombardia – che, come detto, è presente nell’azionariato di A2a – ha attaccato il decreto governativo. L’assessore alle Risorse energetiche Massimo Sertori, intervistato dal Corriere della Sera, aveva anticipato per oggi “effetti negativi” in borsa per le società elettriche, “senza però avere gli effetti positivi sulle bollette, almeno fino all’anno prossimo”.

Recentemente la Lombardia ha concluso un accordo con A2a ed Edison per prorogare le loro concessioni idroelettriche – anziché metterle a gara – in cambio della cessione alle aziende energivore locali del 15 per cento dell’energia prodotta, a un prezzo calmierato e per circa quattro anni.

LA CRITICA DI OCTOPUS ENERGY

Il decreto è stato criticato anche da Octopus Energy, società energetica britannica che si occupa di produzione e vendita di energia rinnovabile. Giorgio Tomassetti, amministratore delegato della divisione italiana di Octopus Energy (qui i maggiori investitori), ha dichiarato che “con questo decreto non si abbassa quindi il costo dell’energia in modo strutturale. Si riorganizza chi lo paga”.

“Il decreto”, ha aggiunto, “nasce per rispondere alle proteste degli industriali. Ed è comprensibile: pagare energia più cara rispetto ad altri paesi europei è un problema reale di competitività. Ma se interveniamo con misure temporanee e redistribuzioni interne, possiamo offrire un sollievo nell’immediato. Non stiamo però risolvendo il problema strutturale”.

“Oggi il nodo è semplice: finché il sistema elettrico dipende in modo decisivo dal gas nelle ore chiave, il prezzo resterà legato a una materia prima che non controlliamo. Finché non interveniamo sulla formazione del prezzo alla radice, continueremo a spostare costi invece di ridurli”.

CONFCOMMERCIO PROMUOVE IL DECRETO BOLLETTE

Il decreto è stato invece lodato da Confcommercio, la confederazione delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi che ne sono tra le maggiori beneficiarie.

Secondo l’organizzazione, l’impostazione del provvedimento “tiene conto dell’intero sistema produttivo, senza distinzioni dimensionali né di potenza impegnata”. Lo sconto in bolletta, infatti, è stato riconosciuto anche alle microimprese, come parrucchieri e lavanderie, con forniture dalla potenza inferiore a 16,5 kilowatt.

LA REAZIONE DI CONFINDUSTRIA

Positiva anche la reazione di Confindustria, anche perché il decreto soddisfa le sue richieste sull’energia: la sospensione dell’applicazione dell’Ets e il disaccoppiamento dei prezzi dell’elettricità da quelli del gas (disaccoppiamento che, stando a Meloni, è stato raggiunto “di fatto”).

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha detto che “il decreto va nella direzione del sostegno alle imprese e rappresenta un passo importante” perché inizia “a delineare una visione più ampia e strutturale di politica industriale per il nostro paese”.

Orsini ha tuttavia voluto sottolineare la necessità di “monitorare che queste misure non incidano sullo sviluppo del settore energetico italiano”. Una precisazione necessaria, perché il presidente non può permettersi di dare attenzione solo ai bisogni degli energivori, ma deve anche mostrarsi attento agli interessi delle società elettriche, in modo da non scontentare nessuna delle anime che compongono l’organizzazione.

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