L’idrogeno e l’ammoniaca prodotti con fonti energetiche pulite sono stati celebrati come la soluzione alla decarbonizzazione dei settori energivori e difficilmente elettrificabili, come la chimica, la siderurgia o il trasporto marittimo. Negli ultimi anni hanno ricevuto grandi investimenti, anche per merito delle politiche incentivanti garantite dall’Unione europea e dagli Stati Uniti. La loro adozione, tuttavia, è rimasta scarsa: i prezzi ancora molto elevati scoraggiano i potenziali utilizzatori dal firmare contratti a lungo termine, che però darebbero ai produttori le garanzie necessarie a sostenere le spese per l’efficientamento degli impianti e la riduzione dei costi.
La tipologia più diffusa di ammoniaca – un composto formato da idrogeno e azoto: è presente nei fertilizzanti ed è un potenziale carburante a zero emissioni di CO2 – rimane perciò quella “grigia”, prodotta utilizzando i combustibili fossili. La variante “verde”, ottenuta con l’elettricità generata da fonti energetiche pulite, non prevede emissioni ma è parecchio più costosa.
I PRODUTTORI DI FERTILIZZANTI CONTRO L’AMMONIACA VERDE: COSA PENSA FERTIGLOBE
Secondo due delle più grandi società di fertilizzanti al mondo, l’emiratina Fertiglobe e la norvegese Yara, i grandi progetti di ammoniaca verde non stanno in piedi da soli.
L’amministratore delegato di Fertiglobe, Ahmed el-Hoshy, ha spiegato che, in assenza di prezzi alti del carbonio o di sussidi, non c’è ragione di investire nell’ammoniaca pulita. “L’unico modo per competere con quella grigia è attraverso il prezzo della CO2 o i sussidi, ma abbiamo assistito a una progressiva diminuzione di entrambi a causa dei cambiamenti politici negli Stati Uniti e in Europa”. L’amministrazione di Donald Trump ha pressoché smantellato le politiche di sostegno alle clean tech introdotte da Joe Biden, mentre la Commissione europea sta ammorbidendo la propria regolazione climatica con l’obiettivo di rilanciare la competitività del blocco.
El-Hoshy – come riportato dal Financial Times – ha detto anche che Fertiglobe ha sospeso alcuni progetti sull’ammoniaca “blu”, cioè la variante prodotta con i combustibili fossili ma catturando le emissioni rilasciate durante il processo, “per mancanza di domanda”.
COSA PENSA YARA
Anche l’amministratore delegato di Yara, Svein Tore Holsether, la pensa allo stesso modo. L’ammoniaca verde, dice, non è ancora un’alternativa fattibile alla variante grigia perché costa troppo: “non ci sarà alcuna transizione verde con i numeri in rosso. Per poter scalare la produzione, deve essere redditizia”.
Holsether ha aggiunto che molti progetti sull’idrogeno e l’ammoniaca verdi che erano stati annunciati sull’onda dell’entusiasmo non sono stati realizzati. “I presupposti non c’erano fin dall’inizio e la domanda non sta crescendo così rapidamente come pensava l’industria”. E la politica.
CAMBIO DI PRIORITÀ
El-Hoshy ha fatto sapere che i giapponesi e i sudcoreani, che in teoria avrebbero dovuto acquistare grosse quantità di ammoniaca verde, non lo stanno facendo. Lui e Holsether sono d’accordo nel dire che è mutato il contesto politico: l’azione climatica non è più la priorità dei governi, sostituita dalla sicurezza e dalla gestione delle crisi commerciali.
IL RUOLO, INSUFFICIENTE, DEL CBAM
A detta dei due amministratori delegati, nemmeno il Carbon Border Adjustment Mechanism dell’Unione europea – o Cbam, ovvero il meccanismo che introduce una sorta di dazio sulle merci ad alta intensità di CO2 proventi dall’esterno del blocco – è sufficiente a giustificare gli investimenti miliardari nell’ammoniaca verde.
“Da solo”, ha argomentato Holsether, “il Cbam non sarà la soluzione per creare investimenti di massa nell’ammoniaca verde”; al massimo, potrebbe aiutare l’ammoniaca blu, quella abbinata ai sistemi di cattura del carbonio.
Il Cbam, in teoria, dovrebbe favorire i processi a basse emissioni e da quest’anno si applicherà anche ai fertilizzanti azotati, che contengono ammoniaca. Diversi paesi membri dell’Unione, però, stanno facendo pressioni sulla Commissione per esentare questi prodotti in modo da non aggravare i conti delle aziende utilizzatrici.







