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Caro bollette? Prezzi calmierati per le imprese. Le richieste di Confindustria a Draghi

Bonomi

Confindustria teme le ripercussioni dell’aumento dei prezzi dell’energia sul tessuto produttivo italiano, attacca l’Ue, incalza il governo Draghi e chiede prezzi calmierati….

 

La forte crescita dei prezzi europei del gas naturale e dell’energia elettrica si è tradotta in un aumento delle bollette e dei costi di produzione per le imprese. Secondo il delegato del presidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina, nel 2021 le tariffe energetiche avranno un costo di “circa 30 miliardi”, che paragona a “un’intera finanziaria sulle spalle del sistema industriale”. Si può estrarre di più e senza trivelle, anche aumentando l’azione del Tap: il governo intervenga «stoccando questa extraproduzione per offrirla a prezzi calmierati al sistema industriale», ha aggiunto Regina, si legge sul Sole 24 Ore di oggi.

COSA DICE REGINA

Già lo scorso ottobre, in audizione al Senato, Regina parlò dei costi elevati dell’energia come di un “serio rischio per la ripresa”: spese di produzione più alte per le imprese si traducono, cioè, in prezzi più alti dei prodotti finiti e in una diminuzione del potere d’acquisto della popolazione.

Oggi Regina dice che “serve una politica industriale per l’emergenza e con una visione a medio termine”. Pensa che il gas naturale, nonostante gli obiettivi sul taglio delle emissioni, resterà una fonte cruciale ancora a lungo e che l’Italia dovrebbe “riprendere” lo sfruttamento dei giacimenti domestici (un’idea espressa anche dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani).

COSA DICE AGRUSTI

Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, pensa similmente che con la crisi dei prezzi dell’energia si stia correndo non solo “il rischio che la ripresa venga rallentata, ma addirittura che si arrivi ad un arresto. Tra andamento del gas, dell’elettricità, prezzi e disponibilità delle materie prime siamo in una situazione di tempesta quasi perfetta”.

LE PROPOSTE DI CONFINDUSTRIA AL GOVERNO

Regina ha criticato l’operato del governo, accusandolo di essersi limitato a interventi immediati per tamponare l’emergenza – lo stanziamento di fondi per contenere l’aumento delle bollette – senza però sviluppare una politica di lungo periodo. “Francia e Germania”, ha detto, “stanno già affrontando il problema con una politica industriale mirata, che va dallo stoccaggio dell’energia, in Francia, ad una scontistica sugli oneri di sistema fino all’85%, come hanno fatto i tedeschi”.

Confindustria presieduta da Carlo Bonomi chiede misure ad hoc per le imprese perché il settore industriale – sostiene l’associazione – “è la più importante garanzia sul debito pubblico”.

IL DECRETO GASIVORI

Regina ha ricordato che dal prossimo aprile dovrebbe però entrare in vigore il decreto gasivori, dedicato alle imprese che consumano grandi quantità di gas, che “apporterà benefici per 800 milioni di euro ed interverrà sulle agevolazioni relative alle componenti parafiscali permettendoci di ridurre il gap con la Germania, che lavora in questo senso ormai da anni”.

L’ATTACCO AL GREEN DEAL

Regina pensa inoltre che l’Italia sia stata “di fatto tagliata fuori” dalla bozza della Commissione europea per la tassonomia verde, ossia l’insieme dei progetti considerati sostenibili e quindi in grado di ricevere investimenti finanziari.

“La tassonomia”, dice il delegato di Confindustria citato dal Sole 24 Ore, “introduce come investimenti finanziabili, considerati sostenibili, quelli per il nucleare e per il gas utilizzato per la produzione elettrica. Omette ciò che occorre proprio all’Italia: di considerare il gas anche destinato ai processi di trasformazione industriale. Va incontro alle esigenze di Germania e Francia, gli altri due paesi manifatturieri europei”.

Dalla tassonomia, prosegue, “ne avranno maggior benefici la Francia, che deve modernizzare le centrali nucleari, e la Germania, ancora molto dipendente dal carbone. Se la Ue non cambia le bozze, con questa graduatoria di sostenibilità l’industria italiana si troverà sulle spalle tutti gli investimenti da realizzare, che sono ingenti”. Confindustria chiede al governo di mettere pressione alla Commissione europea e far valere le posizioni italiane.

COSA HA DETTO DRAGHI

Ieri, in conferenza stampa, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto che nel 2022 il tasso crescita economica è previsto al 4-4,5 per cento. “Certo non è una ripresa sugli stessi ritmi dello scorso anno”, ha precisato, “la pandemia è un fattore, il secondo sono gli altri indicatori. È presto per poter fare una valutazione adeguata, perché ci sono rischi per la crescita come il prezzo del gas, rischi geopolitici”. Si riferisce ai rapporti con la Russia, principale fornitrice di gas in Europa che però sta limitando i flussi verso il continente.

Nel primo trimestre del 2022 (gennaio-marzo) la bolletta dell’elettricità costerà il 55 per cento in più, mentre quella del gas il 41,8 per cento. In assenza dell’intervento del governo, che ha stanziato 3,8 miliardi di dollari attraverso la legge di Bilancio, i rincari sarebbero stati ancora maggiori.

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