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Russia e Cina si gasano, ma fino a che punto?

Russia Cina

Le esportazioni di gas dalla Russia alla Cina sono in aumento, mentre in Europa è crisi delle forniture (e dei prezzi). Ma Mosca sta veramente “dirottando” risorse verso Pechino? Tutti i dettagli

 

Nelle ultime settimane, vista la grave crisi dei prezzi dell’energia che sta colpendo in particolare l’Europa, sono state molto commentate le notizie sui flussi di gas naturale che la Russia, attraverso la controllata statale Gazprom, sta inviando in Cina tramite il gasdotto Forza della Siberia (anche noto come Power of Siberia).

IL CONTRATTO TRA RUSSIA E CINA

A questo proposito, il 14 dicembre scorso Gazprom ha fatto sapere che nei mesi di novembre e dicembre le forniture alla Cina passanti per la condotta in questione sono state “significativamente” al di sopra dei volumi contrattuali concordati. Nel 2014, infatti, Gazprom e la compagnia petrolifera cinese CNPC hanno firmato un accordo trentennale di compravendita di gas per 38 miliardi di metri cubi di gas. Le consegne sono iniziate sul finire del 2019, con l’entrata in funzione di Forza della Siberia.

Non è chiaro a quanto ammonti l’aumento delle esportazioni di gas in Cina negli ultimi due mesi: circa un terzo in più, ma Gazprom non lo ha specificato.

I FLUSSI DI GAS

Più recentemente, il 20 dicembre, l’agenzia di stampa ufficiale russa TASS ha diffuso i dati sulle esportazioni di gas in Cina via condotte nei primi undici mesi del 2021: sono arrivate a 6,6 milioni di tonnellate, con un aumento del 2,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

Ma il primo fornitore di gas (via tubature) di Pechino rimane nettamente il Turkmenistan, con 21,9 milioni di tonnellate nel periodo gennaio-novembre 2021; segue la Russia e poi il Kazakistan con 4 milioni di tonnellate. Se si include il gas liquefatto (via metaniere), le importazioni dall’Australia sono state di 28,5 milioni di tonnellate, quelle dagli Stati Uniti di 8 milioni e quelle dal Qatar di 7,8. Da gennaio a novembre Mosca ha esportato gas liquefatto nella Repubblica popolare per 4,1 milioni di tonnellate.

FORZA DELLA SIBERIA 2

Oltre al gasdotto Forza della Siberia, Russia e Cina stanno discutendo anche di una seconda linea, chiamata appunto Forza della Siberia 2 (Power of Siberia 2 o gasdotto Altai). A differenza della prima, che parte dalla Jacuzia, nella Siberia orientale, Power of Siberia 2 partirebbe dai giacimenti nella Siberia occidentale.

Il progetto è lontano dalla conclusione: è stato avviato uno studio di fattibilità che, secondo il presidente russo Vladimir Putin, dovrebbe terminare nel giro di qualche settimana.

PERCHÉ RUSSIA E CINA NON SONO MIGLIORI AMICHE

I contatti economici tra Russia e Cina vengono spesso sopravvalutati e presi a simbolo di una presunta alleanza strategica che in realtà non esiste e non può esistere. I due paesi si sono certamente avvicinati molto negli ultimi anni, ma si tratta di una relazione costruita non sulla fiducia reciproca ma sulla comune ostilità nei confronti degli Stati Uniti.

Quello tra Pechino e Mosca non è nemmeno un rapporto paritario ma nettamente sbilanciato dalla parte della prima, che possiede un’economia molto più grande, una proiezione globale superiore e spende anche di più sulla difesa. Pure gli equilibri militari, dunque, potrebbero mutare presto.

A rendere impossibile l’alleanza c’è poi il fatto che gli interessi cinesi si sovrappongono a quelli russi in due aree ritenute fondamentali dal Cremlino: l’Asia centrale e l’Artico. La presenza subito al di là del confine di un vicino così potente e assertivo, che ha peraltro ambizioni egemoniche, è vista da Mosca come una preoccupazione geopolitica. La partnership tra Russia e Cina, insomma, non è destinata a durare a lungo: soddisfa necessità immediate, non strategiche.

LA CINA E L’EUROPA

Per la Russia – come scrive bene il Japan Times – la Cina è innanzitutto un mercato per il gas, non troppo diverso dall’Europa. A questo proposito, nel 2020, nonostante la pandemia, l’Unione europea ha consumato 394 miliardi di metri cubi di gas. Nello stesso anno, il consumo cinese è stato di circa 320 miliardi.

Il Japan Times scrive però che entro il 2030 la Cina, per via della riduzione della capacità a carbone, più emissiva, porterà il consumo di gas a 526 miliardi di metri cubi annui. Anche se potenzierà la produzione domestica, il paese vedrà aumentare la dipendenza dagli acquisti dall’estero. Proprio come l’Europa (scoperta però sul versante interno).

Il quotidiano giapponese scrive che, una volta completata anche la seconda tratta, il gasdotto Forza della Siberia avrà una capacità complessiva di 88 miliardi di metri cubi. Se i volumi importati dalla Cina nel 2030 dovessero aggirarsi intorno ai 200 miliardi di metri cubi, la Russia finirebbe per fornirle il 44 per cento del gas. È una percentuale praticamente uguale a quella detenuta oggi da Mosca sul mercato europeo di questo combustibile.

LA RUSSIA DEVIA GAS DALLA CINA ALL’EUROPA?

L’aumento delle esportazioni di gas russo verso la Cina, in un momento di crisi delle forniture e dei prezzi in Europa, è stato interpretato come un “dirottamento” di risorse da un paese all’altro. Si tratta però di una ricostruzione imprecisa. Il gasdotto Forza della Siberia, che arriva in Cina, parte dalla Siberia orientale. La condotta Yamal-Europe – una delle più importanti verso il Vecchio continente, e che ora sta funzionando al contrario – ha origine sì dalla Siberia, ma dalla Siberia occidentale (la penisola Yamal).

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