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La corrida di Bruxelles sul gas russo

La Commissione europea garantisce che non importerà più "nemmeno una singola molecola" di energia dalla Russia. Intanto, però, la Spagna compra gas russo in abbondanza: il paese è davvero un modello come si dice? E le proposte europee contro il caro-energia arriveranno solo a maggio. Numeri e dettagli.

Il commissario per l’Energia Dan Jorgensen ha assicurato che in futuro l’Unione europea non importerà più “nemmeno una singola molecola di energia russa”, confermando quindi il divieto all’acquisto di gas naturale dalla Russia, che diventerà pienamente operativo nell’autunno del 2027.

LE PAROLE DEL COMMISSARIO JORGENSEN

“No, in futuro non importeremo più nemmeno una singola molecola di energia russa”, ha dichiarato Jorgensen durante una conferenza stampa a Bruxelles. “Perché? Perché Putin ha usato l’energia come arma contro gli stati membri, perché ha utilizzato l’energia per ricattare gli stati membri dell’Unione europea e, infine, perché quando acquistiamo […] la sua energia, contribuiamo anche indirettamente a sostenere la guerra contro i nostri amici in Ucraina. Sarebbe quindi un errore terribile e non cambieremo in alcun modo i nostri piani”.

QUANTO GAS RUSSO IMPORTA L’UNIONE EUROPEA?

Prima che la Russia invadesse l’Ucraina, l’Unione europea dipendeva da Mosca per oltre il 40 per cento delle importazioni di gas naturale; l’anno scorso, invece, la quota russa sul totale degli approvvigionamenti comunitari è stata del 13 per cento: dagli oltre 150 miliardi di metri cubi di gas (principalmente via tubo) acquistati nel 2021, si è passati nel 2025 a meno di 41 miliardi.

Il calo è significativo, ma ad oggi Mosca rimane comunque una fornitrice rilevantissima per Bruxelles. Gli acquisti, però, dovrebbero azzerarsi entro il 2027: più precisamente, il divieto di importazione tramite contratti a breve termine scatterà il 25 aprile prossimo per il gas liquefatto e il 17 giugno per gli acquisti via tubo; per i contratti di lungo termine, invece, il divieto partirà dal 1 gennaio 2027 per il Gnl e dal 30 settembre 2027 per i flussi via tubo.

LA SPAGNA SI GASA CON IL GNL RUSSO

Per compensare la perdita delle forniture di combustibile causata dalla guerra nel golfo Persico – il Qatar, in particolare, ha dovuto interrompere la produzione a causa degli attacchi subiti dall’Iran -, l’Unione europea ha aumentato significativamente le importazioni di gas naturale della Russia, specialmente di gas liquefatto.

Il paese europeo che sta acquistando più Gnl russo in questo momento è la Spagna: a marzo ne ha importato per 9.807 gigawattora e un valore di 355 milioni di euro, il 124 per cento in più rispetto a febbraio. Ironicamente, la commissaria europea responsabile dell’attuazione del Green Deal è spagnola, Teresa Ribera.

La Spagna viene spesso presentata come un modello da seguire, anche dall’Italia, per via della composizione del suo mix elettrico: la quota del gas è intorno al 21 per cento (meno della metà dell’Italia), mentre le fonti rinnovabili valgono quasi il 54 per cento, con il nucleare che aggiunge un altro 19 per cento di generazione low-carbon. In Italia, invece, la quota combinata di eolico, fotovoltaico e idroelettrico è del 40 per cento, mentre il gas è sopra il 44 per cento.

“DOBBIAMO ESSERE PREPARATI A QUALSIASI SCENARIO”

Riferendosi alla crisi nel golfo Persico, durante la conferenza stampa il commissario Jorgensen ha spiegato che “i prossimi mesi saranno caratterizzati da incertezze” e che “dobbiamo essere preparati a qualsiasi scenario”.

“Lavoreremo quindi con gli stati membri per riempire le scorte di gas in vista del prossimo inverno senza creare pressioni inutili sui mercati”, ha aggiunto. “E rafforzeremo le azioni per garantire che l’approvvigionamento di carburanti, compresi quelli per gli aerei, sia adeguato in tutta l’Unione […]. Cercheremo di massimizzare la capacità di raffinazione esistente in Europa e valuteremo le regole sulle scorte strategiche ed emergenziali per capire se si può fare di più”.

LA SITUAZIONE CON IL JET FUEL

L’Unione europea è estremamente dipendente dalle importazioni di carburante per aerei (cherosene, in sostanza), che provengono per il 75 per cento dal Medioriente: il blocco è dunque molto esposto alla crisi nel golfo Persico, al punto che l’Aci – un’organizzazione di settore – ha fatto sapere che gli aeroporti europei rischiano di rimanere senza jet fuel se lo stretto di Hormuz non verrà riaperto nel giro di qualche settimana. Tra poco, peraltro, inizierà la stagione estiva, quella in cui si viaggia di più.

– Leggi anche: Cosa sappiamo del piano dell’Ue sul jet fuel

LA SITUAZIONE CON GLI STOCCAGGI DI GAS

A fine marzo Jorgensen aveva chiesto ai paesi membri di iniziare subito ad aumentare le scorte di gas in modo da prevenire una competizione sugli approvvigionamenti dell’ultimo minuto con le altre nazioni, che rischierebbe di far salire ancora di più i prezzi del combustibile o – nello scenario peggiore – di compromettere la sicurezza energetica. Jorgensen aveva raccomandato anche di abbassare all’80 per cento la soglia di riempimento degli stoccaggi, cioè dieci punti in meno rispetto all’obiettivo fissato da Bruxelles dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Secondo i dati più recenti forniti dal Gie, l’associazione degli operatori europei delle infrastrutture gasifere, il livello medio di riempimento degli stoccaggi nell’Unione è intorno al 30 per cento. Con il 46 per cento di riempimento, l’Italia è al di sopra della media; la superano la Spagna (59 per cento) e il Portogallo (91 per cento).

In fondo alla classifica ci sono invece i Paesi Bassi, con una percentuale di riempimento del 5 per cento. Sotto alla media europea ci sono anche la Francia e la Germania, rispettivamente al 28 per cento e al 24 per cento: la Germania è il paese dell’Unione che consuma più gas, mentre la Francia – seppur esposta – ne è meno dipendente per la generazione elettrica grazie al suo vasto parco nucleare.

LE MISURE EUROPEE CONTRO IL CARO-ENERGIA (A MAGGIO…)

Oggi la Commissione europea ha anticipato un pacchetto di norme per contrastare il rincaro dei prezzi dell’energia causato dalla guerra all’Iran: Bruxelles, tra le altre cose, intende garantire che l’elettricità venga tassata meno del gas e vuole agevolare gli stati membri nell’azzeramento delle tasse sull’elettricità alle imprese e ai consumatori vulnerabili.

Le proposte legali vere e proprie, tuttavia, verranno presentate a maggio, ma la loro attuazione potrebbe rivelarsi molto complicata: dovranno infatti venire approvate all’unanimità dai paesi membri.

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