La Commissione europea sta lavorando a un piano per prevenire una carenza di jet fuel, il carburante per gli aerei. L’Unione europea è estremamente dipendente dalle importazioni di questo combustibile (cherosene, in sostanza), che provengono per il 75 per cento dal Medioriente: il blocco è dunque molto esposto alla crisi nel golfo Persico, al punto che l’Aci – un’organizzazione di settore – ha fatto sapere che gli aeroporti europei rischiano di rimanere senza jet fuel se lo stretto di Hormuz non verrà riaperto nel giro di poche settimane.
Tra poco, peraltro, inizierà la stagione estiva, quella in cui si viaggia di più.
IL PIANO DELLA COMMISSIONE EUROPEA PER LE RAFFINERIE E IL JET FUEL
Stando a una bozza visionata da Reuters, a maggio la Commissione europea introdurrà una mappatura della capacità di raffinazione petrolifera a livello comunitario e adotterà misure per garantire che questa capacità “sia pienamente utilizzata e mantenuta”. Nell’Unione europea, però, la capacità di raffinazione petrolifera è da tempo in crisi: sono pochi, infatti, gli stabilimenti che riescono a raggiungere il break even (la condizione di pareggio tra le entrate e le uscite), dovendo far fronte agli alti prezzi dell’energia e al pagamento delle quote di emissione di CO2.
In aggiunta, la Commissione sta lavorando anche ad alcune misure mirate all’approvvigionamento di jet fuel, che però – stando alle fonti di Reuters – non sono ancora pronte. Verranno pubblicate, pare, il 22 aprile.
LA SITUAZIONE NEGLI AEROPORTI EUROPEI
Nonostante i forti aumenti dei prezzi del jet fuel – il benchmark per l’Europa nord-occidentale è sopra i 1570 dollari alla tonnellata, contro i 750 dollari del periodo pre-guerra – e nonostante il rischio di cancellazioni di voli segnalato dalle compagnie aeree, negli aeroporti europei non si registra per ora una situazione di grave carenza di combustibile: non grave, perlomeno, come in alcuni paesi del Sud-est asiatico, che hanno dovuto procedere al razionamento. In quattro aeroporti italiani, tuttavia – quelli di Milano Linate, Bologna, Venezia e Treviso -, ci sono state delle limitazioni ai rifornimenti dei velivoli.
Nei giorni scorsi l’Agenzia internazionale dell’energia ha fatto sapere che diverse raffinerie europee stanno già lavorando a pieno regime per quanto riguarda la produzione di jet fuel. Il direttore Fatih Birol aveva detto che, per ora, in Europa, non c’è una carenza fisica di cherosene per gli aerei. Specificando però, in un’intervista a Der Spiegel, che “se la situazione non migliora, gasolio e cherosene potrebbero presto scarseggiare in Europa. Non subito, ma nelle prossime settimane”.
LA SPAGNA È IL PAESE MEGLIO PROTETTO DALLA CRISI? E L’ITALIA?
Il paese dell’Unione europea che potrebbe essere meglio “coperto” in caso di una crisi delle forniture di jet fuel è la Spagna, che possiede otto raffinerie ed è un’esportatrice netta di questa tipologia di carburante.
Al contrario, l’Italia è dipendente dalle importazioni, che coprono almeno il 50 per cento del fabbisogno nazionale di jet fuel. Aumentare la produzione di questo combustibile potrebbe non essere possibile, dato che le raffinerie devono dedicarsi ad altri derivati del greggio e la riorganizzazione dei processi non è sempre tecnicamente fattibile.







