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Cosa prevede l’accordo Ue-Ucraina per il ripristino dell’oleodotto Druzhba con la Russia

L'Ucraina ha accettato l'aiuto dell'Unione europea per riparare l'oleodotto Druzhba, che trasporta greggio russo a Ungheria e Slovacchia. Bruxelles dice che la ripresa di questi flussi è importante per la stabilità del mercato energetico: l'Ue non importa moltissimo petrolio dal Medioriente, ma risente comunque dell'aumento dei prezzi.

L’Ucraina ha accettato il supporto tecnico ed economico dell’Unione europea per riparare l’oleodotto Druzhba e ripristinare il flusso di greggio verso l’Ungheria e la Slovacchia. In una lettera alle autorità europee, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che i lavori sono quasi conclusi e che la stazione di pompaggio – cioè l’impianto che “spinge” il petrolio lungo il tubo, semplificando – verrà ripristinata nel giro di un mese e mezzo. “A meno che”, ha specificato, “la Russia non sferri ulteriori attacchi”.

COS’È L’OLEDOTTO DRUZHBA…

Anche noto come “Oleodotto dell’Amicizia”, il Druzhba è un oleodotto di epoca sovietica lungo all’incirca quattromila chilometri che collega Russia, Ucraina, Bielorussia, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica ceca, Austria e Germania. È estremamente ramificato, ma si compone di due rotte principali: una settentrionale, che attraversa Polonia e Germania; e una meridionale, che passa per l’Ucraina e raggiunge Slovacchia, Ungheria e Repubblica ceca.

… E CHE COS’È SUCCESSO

Dallo scorso gennaio i flussi di petrolio russo verso l’Ungheria e la Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba sono sospesi: l’Ucraina ha detto che l’infrastruttura è stata danneggiata da un attacco russo; Budapest e Bratislava, però, pensano che la colpa delle interruzioni sia di Kiev, che ha interesse a ridurre le entrate economiche di Mosca.

Nella lettera, Zelensky ha negato che l’Ucraina starebbe “ostacolando deliberatamente il trasporto di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba”, definendo queste accuse “infondate”. Lunedì, l’Ungheria aveva fatto sapere che avrebbe continuato a bloccare l’approvazione di un prestito europeo all’Ucraina da 90 miliardi di euro e l’imposizione di nuove sanzioni sulla Russia fino a quando il Druzhba non tornerà in funzione.

TRA STORIA E GEOGRAFIA

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán è particolarmente vicino al presidente russo Vladimir Putin. Tuttavia, è vero che l’Ungheria e la Slovacchia, per via della loro posizione geografica (sono prive di sbocchi sul mare) e dei loro legami storici con l’Urss (che le hanno vincolate alle infrastrutture sovietiche), hanno fatto più difficoltà a emanciparsi dalla Russia per il petrolio rispetto ad altri paesi dell’Unione.

In alternativa al Druzhba, l’Ungheria potrebbe importare petrolio dalla Croazia (che invece ha accesso al mare) e più nello specifico dal porto di Omisalj, da cui i barili raggiungerebbe il territorio ungherese tramite l’oleodotto Adria. La Slovacchia, invece, non ha opzioni diverse dall’Ungheria.

GLI IDROCARBURI RUSSI E LA GUERRA NEL GOLFO PERSICO

In una lettera di risposta a Zelensky, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno voluto sottolineare che la ripresa dei flussi petroliferi attraverso l’Ucraina è molto importante al fine di preservare la stabilità del mercato energetico: la guerra all’Iran ha fatto crescere i prezzi internazionali del greggio sopra i 100 dollari al barile e ha reso pressoché inaccessibile lo stretto di Hormuz, per il quale transita solitamente circa un quinto di tutto il gas e del petrolio trasportati via mare ogni giorno.

Nel 2022 l’Unione europea ha vietato l’acquisto del greggio russo trasportato per via marittima, prevedendo però un’eccezione per alcuni paesi membri relativamente alle importazioni via tubo. Entro il 2027, comunque, tutte le forniture di idrocarburi russi dovranno azzerarsi.

Qualche giorno fa, con l’obiettivo di favorire l’abbassamento dei prezzi del greggio, gli Stati Uniti hanno emesso un’esenzione dalle sanzioni di trenta giorni per consentire l’acquisto di petrolio e prodotti raffinati dalla Russia, a condizione che si tratti di volumi già conservati nei serbatoi.

A QUANTO AMMONTANO I FLUSSI PER L’OLEODOTTO DRUZHBA

I flussi petroliferi attraverso l’oleodotto Druzhba ammontavano in media a 200.000 barili al giorno nei mesi invernali.

DA DOVE ARRIVANO LE IMPORTAZIONI DI PETROLIO DELL’UNIONE EUROPEA

L’Unione europea non importa petrolio dall’Iran: si rifornisce principalmente dagli Stati Uniti (circa il 16 per cento del totale), dalla Norvegia (13,5 per cento), dal Kazakistan (11,5 per cento) e in misura minore dall’Arabia Saudita (7 per cento) e dall’Iraq (5,7 per cento). Le forniture saudite e irachene potrebbero risentire della crisi nel golfo Persico.

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