Davanti al RheinMain Congress Center di Wiesbaden, già prima dell’inizio dei lavori, c’erano le felpe gialle di Commerzbank e i cartelli “UniCredit go away”. L’assemblea della seconda banca tedesca si è aperta così: con una mobilitazione compatta di azionisti e dipendenti contro l’Ops lanciata da Andrea Orcel. Il messaggio politico, industriale e identitario emerso dalla lunga giornata tedesca è stato chiarissimo: Commerzbank vuole restare indipendente. Almeno alle condizioni attuali: la ceo Bettina Orlopp, infatti, ha lasciato aperto uno spiraglio al dialogo.
L’ASSEMBLEA DELL’ORGOGLIO TEDESCO
A Wiesbaden il clima era chiaro già prima degli interventi di Bettina Orlopp (nella foto) e Jens Weidmann. Oltre mille soci fisicamente presenti nel centro congressi, il 41,8% del capitale rappresentato in assemblea, applausi continui al management e una mobilitazione molto dura dei dipendenti contro l’Ops di Unicredit.
Molti azionisti indossavano felpe con la scritta “We own yellow”, mentre fuori dal centro congressi i dipendenti agitavano cartelli contro Orcel e contro la fusione. Davanti agli ingressi comparivano anche centinaia di raccoglitori con la scritta “Fascicolo del personale – chiuso. Grazie di niente Andrea Orcel”, simbolo dei timori per possibili tagli occupazionali. Il clima era quello delle barricate.
Dal canto suo Unicredit, pur essendo ormai il primo azionista della banca tedesca, ha scelto ancora una volta di non partecipare all’assemblea, non depositando le azioni entro il termine previsto. Ma anche senza essere in sala, Orcel è rimasto il vero protagonista della giornata. Soprattutto perché, nel frattempo, Unicredit ha continuato a rafforzare la propria posizione nel capitale di Commerzbank.
IL 42% CHE CAMBIA GLI EQUILIBRI
Proprio nelle ore dell’assemblea, infatti, è emerso che Unicredit ha ulteriormente rafforzato la propria esposizione su Commerzbank. Secondo i calcoli di Mediobanca, la banca guidata da Orcel detiene il 26,77% del capitale e dei diritti di voto dell’istituto tedesco, cui si aggiunge un 3,22% tramite derivati con consegna fisica e un ulteriore 10,7% tramite derivati regolati per cassa. Nel complesso, quindi, l’esposizione potenziale complessiva sale al 40,7% del capitale, pari a circa il 42% al netto delle azioni proprie.
La soglia del controllo assoluto, cioè il 50% più un’azione, “si avvicina sempre di più”, osservano gli analisti di piazzetta Cuccia.
Numeri che spiegano il clima che attraversava Wiesbaden. Perché formalmente UniCredit non controlla ancora Commerzbank. Ma nei fatti il mercato inizia a ragionare come se il destino della banca tedesca fosse già appeso alle decisioni di Orcel. Ecco perché l’assemblea si è trasformata in un redde rationem tra il management tedesco e l’avanzata italiana.
WEIDMANN AL CONTRATTACCO
A guidare la controffensiva è stato soprattutto Jens Weidmann. “La nostra raccomandazione è chiara: non accettate l’offerta di Unicredit”, ha scandito davanti ai soci il presidente di Commerzbank, tra gli applausi della platea.
Secondo Weidmann, diventare azionisti di Unicredit significherebbe ritrovarsi “in una posizione economica nettamente peggiore” rispetto a quella garantita da una Commerzbank indipendente. E per rafforzare il concetto il presidente ha fatto leva su alcuni temi sensibili: dall’elevata esposizione ai titoli di Stato italiani alla maggiore incidenza dei crediti deteriorati, fino alla presenza ancora significativa della banca in Russia.
Ma il passaggio più duro è arrivato quando Weidmann ha accusato direttamente Orcel di avere compromesso la fiducia necessaria a qualsiasi integrazione. “L’operato di Unicredit, costantemente privo di coordinamento, e la sua ripetuta comunicazione fuorviante”, ha detto, “hanno compromesso in modo significativo le basi per una collaborazione costruttiva e basata sulla fiducia”.
ORLOPP TRA MURI E SPIRAGLI
Bettina Orlopp ha mantenuto toni altrettanto duri, ma con un approccio più negoziale.
La ceo di Commerzbank ha infatti alternato attacchi molto espliciti all’Ops italiana ad aperture prudenti, quasi diplomatiche, verso un possibile dialogo futuro.
Da una parte, l’affondo. “Fin dall’inizio l’approccio di Unicredit è stato caratterizzato da pressioni pubbliche e da un modo di procedere sempre più aggressivo”, ha accusato Orlopp.
La manager ha parlato di un “quadro vago e in continuo mutamento”, di “domande fondamentali rimaste senza risposta” e soprattutto di un’offerta che “non prevede alcun premio”. Ancora più netta la critica al piano industriale: secondo Orlopp, la riduzione dei costi prospettata da Unicredit non sarebbe realizzabile nei tempi indicati e la compressione della rete internazionale finirebbe per indebolire il cuore stesso del modello Commerzbank, cioè il rapporto con le piccole e medie imprese esportatrici.
La ceo ha poi quantificato il possibile danno: “L’impatto negativo sui ricavi supererebbe nettamente il miliardo di euro”. E ancora: le perdite di redditività sarebbero state sottostimate, le sinergie sopravvalutate e gli oneri di ristrutturazione molto più alti di quanto indicato da Unicredit.
Eppure, Orlopp ha lasciato aperto uno spiraglio.
“Restiamo disponibili al dialogo”, ha detto, purché Piazza Gae Aulenti mostri “una reale volontà di discutere i punti da noi sollevati”, offra “un premio interessante” agli azionisti e presenti “un piano che tenga conto dei fattori di successo del nostro modello di business”.
Un’apertura che segna una differenza rispetto ai toni molto più netti usati da Weidmann.
I SINDACATI E LA PAURA DEI TAGLI
Sul fronte sindacale, il timore principale resta quello dell’occupazione. I rappresentanti dei lavoratori parlano di 23mila posti a rischio in caso di integrazione e ricordano i pesanti tagli seguiti all’acquisizione di HypoVereinsbank da parte di UniCredit nel 2005.
Frederik Werning, dirigente del sindacato Verdi e membro del consiglio di sorveglianza, ha attaccato direttamente Orcel: “Non possiamo fidarci di quest’uomo”. Ancora più duro Dirk Mumot, presidente del comitato aziendale dell’area della Ruhr, che in italiano ha invitato Unicredit ad “andare via” e a lasciare crescere Commerzbank “senza di voi”.
MA QUALCUNO INVITA AL DIALOGO
Ma non tutti spingono per lo scontro. Mentre il fronte ufficiale continua a respingere l’Ops, una parte del mercato inizia a considerare inevitabile un confronto con Orcel.
All’assemblea, per esempio, il fondo Dws ha invitato apertamente il management di Commerzbank a dialogare con UniCredit “nell’interesse dell’azienda e degli azionisti”.
Per Flavio Notari, Head of Tax for Technology Companies Italy, molte delle contestazioni di Commerzbank hanno basi tecniche fondate, ma rientrano anche nella normale dinamica negoziale di un’operazione ostile. Intanto Orcel continua a rafforzare la propria posizione nel capitale della banca tedesca, aumentando ulteriormente la pressione su Francoforte.







