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Commerzbank, Merz studia l’arrocco statalista contro Unicredit

Il governo Merz sta valutando un ritorno più deciso dello Stato nel capitale dei Commerzbank per bloccare un’acquisizione di Unicredit considerata indesiderata.

Il governo tedesco non molla e per evitare che Unicredit prenda il controllo di Commerzbank a Berlino si valuta persino un ritorno più deciso dello Stato nel capitale dell’istituto. Secondo quanto riportato dall’Handelsblatt, all’interno della coalizione di governo si starebbero moltiplicando le aperture verso un rafforzamento della partecipazione pubblica, oggi poco sopra il 12%, con l’obiettivo di bloccare un’acquisizione considerata indesiderata.

UNO SCUDO PUBBLICO CONTRO L’OPA

L’ipotesi allo studio, riferiscono fonti parlamentari e di governo citate da quotidiano economico, passa attraverso il coinvolgimento della Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW), la banca pubblica per lo sviluppo. Sarebbe proprio KfW a intervenire per conto dello Stato, aumentando la quota e creando di fatto una barriera all’ingresso definitivo del gruppo italiano.

Né la banca pubblica né il governo federale hanno commentato ufficialmente, ma secondo indiscrezioni raccolte da Reuters, il ricorso a questo strumento viene considerato concretamente nei colloqui politici riservati.

Il nodo principale resta il costo, aggiunge l’Handelsblatt: per arrivare a una minoranza di blocco servirebbero diversi miliardi di euro. Una cifra rilevante, che riapre il dibattito sul ruolo dello Stato nell’economia in una fase in cui Berlino cerca di conciliare disciplina fiscale e tutela degli asset strategici. Proprio una precedente cessione di quote, pari al 4,5%, aveva aperto la strada all’ingresso di Unicredit, allora per circa 700 milioni di euro. Oggi quel pacchetto varrebbe ben di più.

IL RUOLO STRATEGICO DI COMMERZBANK

Il quotidiano sottolinea ancora una volta il peso sistemico attribuito a Commerzbank da parte del mondo politico e finanziario tedesco. L’istituto viene considerato un pilastro nel finanziamento delle piccole e medie imprese, soprattutto nelle attività internazionali, e un attore rilevante per la stabilità della piazza finanziaria di Francoforte. È anche su questa base che diversi esponenti della maggioranza invitano a non escludere un intervento pubblico.

Interpellato dai cronisti, Armand Zorn, vicecapogruppo della Spd al Bundestag, ha definito un eventuale aumento della partecipazione statale una misura “molto insolita per un’azienda stabile e redditizia”, da prendere in considerazione solo come “ultima ratio”. Parole che riflettono anche una certa cautela: da un lato c’è la volontà di evitare una scalata ostile, dall’altro la consapevolezza delle implicazioni politiche e finanziarie che avrebbero un intervento diretto.

L’OFFENSIVA DI UNICREDIT E LE REAZIONI

La pressione su Berlino è aumentata dopo che l’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto per portare la partecipazione oltre il 30%. Una soglia che consentirebbe al gruppo italiano di consolidare la propria posizione e, nel tempo, procedere a ulteriori acquisizioni.

La dirigenza di Commerzbank, guidata da Bettina Orlopp, si oppone apertamente all’operazione, giudicata ostile, e può contare su un sostegno politico che tuttavia, allo stato attuale, resta confinato alle dichiarazioni e non si traduce in strumenti immediati di difesa. Ma dalle stanze del Bundestag arriva un messaggio che oggi il principale quotidiano economico del paese riporta con chiarezza: un’acquisizione ostile “non è nell’interesse della Germania come piazza bancaria”. Una linea che potrebbe tradursi, se necessario, in un intervento pubblico senza precedenti recenti.

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