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La Russia accetterà bitcoin da Cina e Turchia per il gas?

Russia Cina

La Russia fa sapere che i paesi “amici”, come la Cina e la Turchia, potranno pagare le fornitura di energia anche in bitcoin. Quelli ostili invece – come anticipato da Putin – in rubli, o forse in oro. Tutti i dettagli

 

Il presidente della Commissione energia della Duma di stato (la camera bassa del parlamento russo), Pavel Zavalny, ha detto che i paesi “amici” della Russia potranno pagare le forniture energetiche sia in valuta nazionale che in bitcoin.

PAESI AMICI E OSTILI

I paesi “amici” sono tutti quelli che non hanno imposto sanzioni economiche verso Mosca per l’invasione dell’Ucraina, come l’India, la Cina o la Turchia. Nel lungo elenco dei paesi “ostili”, invece, ci sono tutti i membri dell’Unione europea, gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Canada, il Giappone, la Corea del sud e altri ancora.

LIBERTÀ DI SCELTA AGLI AMICI

Zavalny ha detto che la Russia è disposta ad accettare pagamenti in diverse valute per le sue esportazioni, a cominciare da quelle di gas naturale, a seconda delle preferenze dell’acquirente. Questa possibilità sarà però limitata a quei paesi che hanno buoni rapporti con Mosca.

“Se si tratta dei nostri paesi ‘amici’, come la Cina o la Turchia, che non ci fanno pressioni”, ha detto Zavalny giovedì durante una conferenza stampa, “abbiamo offerto loro per un po’ di tempo di cambiare i pagamenti alle valute nazionali come rubli e yuan. Con la Turchia, possono essere in lira e rubli. Dunque può esserci una varietà di valute, e questa è una pratica standard. Se vogliono il bitcoin, scambieremo in bitcoin”.

COSA HA DETTO PUTIN SUL GAS IN RUBLI

Mercoledì scorso il presidente russo Vladimir Putin ha fatto sapere che i paesi “ostili” alla Russia potranno pagare le forniture di gas solo in rubli. La dichiarazione ha avuto due effetti: far crescere ancora il prezzo del gas naturale sul mercato europeo (arrivato, in quel giorno, sopra i 130 euro al megawattora); e far recuperare valore al rublo, crollato dopo l’imposizione delle sanzioni a Mosca.

Il gas è tanto fondamentale per il fabbisogno energetico dell’Unione europea – che acquista dalla Russia quasi il 40 per cento del gas che importa, mediamente -, quanto per il sostentamento economico della Russia: ogni giorno i paesi europei importano idrocarburi da Mosca per 1 miliardo di euro, finanziando di fatto la guerra del Cremlino in Ucraina.

L’Italia e la Germania, due dei membri dell’Unione maggiormente dipendenti dal gas russo, hanno detto che l’obbligo di pagamento in rubli rappresenta una violazione delle condizioni contrattuali, perché le transazioni tra le parti sono basate in euro.

LA PRECISAZIONE DI ZAVALNY

Zavalny è tornato sulle parole di Putin, aggiungendo che la Russia potrebbe accettare non solo il rublo (definita la valuta “conveniente per noi”), ma anche l’oro.

COSA DICEVA PUTIN SUL BITCOIN

Solo un anno fa, Putin si era mostrato scettico sull’utilizzo del bitcoin nelle transazioni sugli idrocarburi. “Credo che abbia un valore”, disse, riferendosi alla criptovaluta, “ma non credo che possa essere utilizzato nel commercio petrolifero”.

I BITCOIN SALVERANNO LA RUSSIA?

Senza adeguate contromisure – scriveva il Guardian qualche settimana fa – il bitcoin potrebbe diventare il principale bene rifugio dei russi dopo la crisi internazionale scoppiata con l’invasione dell’Ucraina. Perché la possibilità di effettuare transazioni in criptovaluta potrebbe permettere ai grandi ricchi (i cosiddetti “oligarchi”) di aggirare le sanzioni. E potrebbe consentire alle aziende russe colpite dalle penalità, e addirittura alla banca centrale del paese, di spostare fondi ora che non hanno più accesso al dollaro e che molti istituti finanziari sono stati estromessi dallo SWIFT.

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