Economia

Ecco come Carige e Popolare Bari fanno barcollare i conti di Fitd

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Tutti gli effetti dei dossier Carige e Popolare di Bari nel bilancio 2019 del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd). L’articolo di Emanuela Rossi

Un consorzio che ha partecipato ai due principali recenti salvataggi bancari pagandone un prezzo caro. Forse troppo. Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) è stato in prima linea, durante il 2019, per evitare il fallimento prima di Carige e poi della Popolare di Bari ma è consapevole – e l’ha messo in conto – che quelle risorse sono già parzialmente svalutate. Vediamo cosa sta accadendo.

COSA FA IL FITD

Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) è un consorzio di diritto privato costituito nel 1987 su base volontaria e diventato in seguito obbligatorio. Il suo scopo è di garantire i depositanti delle banche consorziate, che forniscono le risorse finanziarie necessarie alle sue attività. Tra queste ci sono varie forme di intervento nei confronti di banche consorziate sottoposte a procedure di liquidazione coatta amministrativa e di risoluzione così come interventi alternativi per superare lo stato di dissesto o di rischio di dissesto delle consorziate. Il presidente è Salvatore Maccarone, il direttore generale Giuseppe Boccuzzi. Tra i consiglieri figurano il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e l’ex direttore generale di UniCredit e attuale senior advisor di Cerberus Capital e presidente di Cassa del Trentino, Roberto Nicastro.

LE BANCHE CONSORZIATE

Attualmente aderiscono al Fondo tutti gli istituti di credito nazionali, ad eccezione di quelli di credito cooperativo, e le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia, salvo che non partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente. Possono aderire anche le succursali italiane di banche comunitarie per integrare la garanzia offerta dal sistema di garanzia del Paese di origine. Nell’elenco troviamo dunque sia i maggiori gruppi bancari (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bper, Ubi, Montepaschi) sia quelli di dimensioni minori (ad esempio Artigiancassa, Banca del Monte di Lucca, Banca del Piemonte, Banca di Credito Peloritano) e pure Mediobanca. Tra gli istituti esteri ci sono Bank of China, Deutsche Bank, la spagnola Santander, JP Morgan – multinazionale americana con sede a New York -, la giapponese Mizuho Bank.

LO SCHEMA VOLONTARIO

Previsto dallo Statuto del Fondo, al Titolo II, c’è anche lo Schema volontario che interviene a sostegno delle banche che vi aderiscono per risanarle e perseguire “la stabilità finanziaria del settore bancario nel suo complesso”. L’adesione è volontaria e non obbligatoria come nel Fitd. Tra gli istituti di credito stranieri presenti nel Fondo, nello Schema volontario mancano sia Bank of China sia Mizuho.

I NUMERI RILEVANTI DEL 2019

Secondo quanto emerge dall’ultimo bilancio di esercizio che Start Magazine ha letto, nel 2019 il Fondo interbancario di tutela dei depositi ha impegnato 640,9 milioni per risolvere una serie di crisi, da Banca Carige alla Popolare di Bari e per la garanzia a favore di Banca del Fucino. “E’ stato un anno intenso – ha detto al momento della presentazione del bilancio il presidente Maccarone – in cui abbiamo riattivato le capacità del Fondo che erano state sopite dalla decisione della Commissione Ue e abbiamo la soddisfazione di avere concluso l’intervento su Carige, a fine gennaio e poi abbiamo avviato l’intervento sulla Popolare di Bari”.

Lo stato patrimoniale dell’esercizio 2019 può contare su immobilizzazioni pari a 126.887 euro e su un attivo circolante pari a 1.222.711 euro, di cui 749.659 euro di disponibilità liquide e 473.052 euro di crediti, perlopiù verso lo Schema volontario e il Fondo di solidarietà. Tra le voci del passivo figurano debiti per 1.065.684 euro e un patrimonio netto di 376.672 euro dato dai 439.917 euro del Fondo Consortile e dai 63.245 euro della perdita dell’esercizio.

Alla fine dello scorso anno il conto economico ha un valore della produzione, costituito soprattutto dai contributi delle banche consorziate per le spese di funzionamento, di 3.823.747 euro e costi della produzione per 3.820.544 euro. Al netto di oneri finanziari per 3.203 euro, il risultato prima delle imposte è uguale a zero: pagate le tasse, risulta una perdita di esercizio di 63.245 euro che è ovviamente pari alle imposte stesse.

Al 31 dicembre scorso le disponibilità liquide del Fitd ammontano a 63.423.588 euro. Per quanto riguarda le contribuzioni annuali versate dagli istituti consorziati – per un totale di 616.660.022 euro -, solo 5.705.462 euro sono stati trasferiti sul conto in Banca d’Italia per essere investito: quasi tutte le risorse, 610.954.459 euro, sono state impiegate per gli interventi effettuati a favore di Banca Carige e della Popolare di Bari.

Nel bilancio 2019, tra i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio, si segnala che a gennaio 2020 sono stati notificati al Fondo tre atti di citazione davanti al Tribunale di Genova da parte della Malacalza Investimenti S.r.l., di Vittorio Malacalza e di 42 azionisti, con cui è stato chiesto il risarcimento dei danni subiti a seguito dell’intervento in Carige nell’ambito della ricapitalizzazione deliberata dall’assemblea del settembre 2019 e pari a circa 498 milioni di euro. Le azioni risarcitorie sono state avviate anche nei confronti di Banca Carige, dello Schema volontario e della Cassa Centrale Banca (CCB). Le parti chiedere il risarcimento dei danni per il contenuto illegittimo della deliberazione di aumento di capitale. “Avuto riguardo alle pretese degli attori, sulla base dei pareri espressi dai legali del Fondo – si legge nel bilancio -, si ritiene che, allo stato, non sussistano elementi tali da indurre a ritenere probabile l’insorgere di una passività in capo al FITD in dipendenza delle iniziative giudiziarie avviate”.

LE SVALUTAZIONI IN CARIGE E POPOLARE BARI

Parlando della situazione attuale del Fondo di tutela dei depositi non si può prescindere dal problema delle svalutazioni proprio degli interventi più importanti svolti nel 2019, ovvero quelli in Carige e in Popolare di Bari.

A tal proposito, come ricorda Business Insider, l’investimento nell’istituto ligure per circa 615 milioni nei bilanci del Fitd e dello Schema volontario già a fine 2019 valeva meno della metà: poco più di 266 milioni. In particolare, per quanto riguarda il Fondo interbancario, rispetto a un impegno per 301 milioni la svalutazione superava i 168 milioni. Insomma, la quota di Carige in possesso del Fondo (quasi il 40%) al 31 dicembre 2019 valeva 132,6 milioni a fronte dei 301 milioni iniziali. Lo stesso discorso va fatto per lo Schema volontario: sempre alla fine dello scorso anno i 313 milioni della sua tranche di ricapitalizzazione valevano 133,6 milioni.

Scendendo nel sud del Paese, ecco l’altro importante intervento del Fitd ovvero la partecipazione al salvataggio della Banca Popolare di Bari che a dicembre 2019 è stata messa in amministrazione straordinaria: il Fondo ha versato inizialmente 310 milioni, “una misura di carattere anticipatorio nel quadro di un ampio progetto di rafforzamento patrimoniale della Banca Popolare di Bari in a.s. di 1,4 miliardi di euro, da realizzare nel 2020 – si legge nel bilancio d’esercizio 2019 -, nell’ambito del quale il Fitd ha assunto l’impegno a concorrere all’aumento di capitale della Banca per l’importo massimo di 700 milioni di euro”. L’impegno del Fondo nell’istituto di credito è poi salito a 1,2 miliardi ma intanto il Fitd ha cominciato a far sapere che ha quasi del tutto perduto le risorse versate alla fine dello scorso anno: nel bilancio del 2019 ha già svalutato i 310 milioni per 267,45 milioni.

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