Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Carige e non solo. Come andrà il sistema bancario italiano. Report

di

banche italiane centrali

Le previsioni sui conti economici dei maggiori istituti di credito come Intesa Sanpaolo e le incognite legate a Mps, Carige e Popolare di Bari nel Rapporto Banche del Cer (Centro europa ricerche)

Il 2018 si è chiuso con un buon risultato per il sistema bancario italiano, come avevamo previsto nel precedente Rapporto Banche. Infatti, nel 2018 si è registrato un utile di sistema, con un dato non condizionato da poste straordinarie come avvenuto nel 2017. Questo risultato è stato ottenuto nonostante un contesto non particolarmente positivo per il sistema economico. La compagine governativa non mostra un elevato grado di coesione e, questo, rende incerto il futuro prossimo. Tuttavia, a giugno, grazie all’assestamento di bilancio che ha modificato gli obiettivi di finanza pubblica per l’anno in corso, l’Italia è riuscita ad evitare la procedura di infrazione per debito eccessivo.

(TUTTI I SUBBUGLI ANCHE GIUDIZIARI AI VERTICI DELLA POPOLARE DI BARI)

Il miglioramento previsto nei conti nazionali per il 2019 e il cambiamento nella maggioranza di governo hanno prodotto una rapida riduzione dello spread tra i tassi d’interesse italiani e quelli tedeschi facendo calare i tassi di interesse dei titoli di stato italiani verso nuovi minimi. La moderazione dei tassi di interesse, non solo italiani, è stata collegata anche al rapido mutamento delle forward guidance delle banche centrali negli Stati Uniti e nell’Area euro. Negli Stati Uniti si è passati dall’anticipare 2-3 aumenti dei tassi di policy nel 2019 e 2020 ad un taglio di 25 punti base a fine luglio. Nell’Area euro il board della Bce ha modificato la forward guidance estendendo almeno fino alla metà del 2020 il periodo di tassi allo 0%. Questo nuovo contesto espansivo ha ridotto la percezione del rischio e compresso i tassi di interesse.

(PERCHE’ CI SONO POLEMICHE SU UNICREDIT)

Grazie al cambio di passo delle banche centrali, i listini azionari sono riusciti a recuperare le perdite registrate nell’ultimo trimestre del 2018. Piazza Affari ha recuperato il terreno perso tra settembre e dicembre 2018, ma non è riuscita a ritornare sui massimi raggiunti nel 2018: il FTSE MIB oscilla tra 20 e 22 mila punti, dopo un minimo di 18000 a fine 2018 e un massimo di 24500 ad aprile 2018. Di questa ripresa dei listini azionari non si sono giovati i titoli bancari. Infatti, dopo un tentativo di rimbalzo, il FTSE Italia Banche è ritornato ad agosto sui valori minimi toccati tra fine 2018 e inizio 2019, intorno ai 7500 punti, contro un massimo di oltre 12500 toccato ad aprile 2018. Evidentemente vi sono fattori endogeni al sistema bancario che frenano la risalita dei corsi azionari delle banche quotate.

(CONTRATTO BANCARI, ECCO IL DOCUMENTO INTERNO DELL’ABI PER IL RINNOVO)

Nonostante il buon risultato complessivo realizzato nel corso del 2018, vi sono, infatti, ancora problemi irrisolti nel sistema bancario italiano. Non sono più problemi sistemici come in passato, ma le difficoltà di alcune banche incidono su tutto il sistema. In primo piano c’è la risoluzione del caso Carige: la struttura dell’intervento di supporto è delineata, ma nulla è scontato fino a quando non saranno raccolti i capitali e la banca non ritornerà a mostrare una gestione sana.

(ECCO LA MAZZATA IN ARRIVO PER LE BANCHE DA BASILEA 3)

Un’altra banca in difficoltà è la Popolare di Bari, che ha chiuso il bilancio 2018 con una perdita superiore ai 400 milioni e registra ratio patrimoniali inferiori alle soglie indicate dalla vigilanza. Intorno a questo istituto, che ha recentemente cambiato i vertici, potrebbe svilupparsi un processo di aggregazione, anche grazie ad alcuni provvedimenti legislativi che tendono a favorire le fusioni, soprattutto nel Meridione. Tuttavia, riteniamo opportuno evidenziare che al fine di costruire un soggetto più stabile e profittevole, sarebbe utile procedere con fusioni che vadano a diversificare territorialmente l’operatività delle banche evitando di procedere alla fusione di banche che operano sulla stessa area, peraltro caratterizzata da una rischiosità superiore alla media nazionale. Inoltre, la spinta verso le fusioni dovrebbe essere valutata attentamente visto che alcuni dei casi italiani più eclatanti di crisi bancaria sono nati proprio a seguito di tali operazioni.

(TUTTI I SUBBUGLI ANCHE GIUDIZIARI AI VERTICI DELLA POPOLARE DI BARI)

Infine, è da ricordare che si avvicina il momento in cui lo Stato dovrà uscire dall’azionariato di Mps. Anche questo processo appare molto difficile, poiché il contesto non appare favorire l’intervento di soggetti privati che possano prendere il posto dello Stato alla guida di questa banca.

(ECCO MAGAGNE E INCOGNITE DI MPS)

Tra gli aspetti positivi vi è sicuramente la continua riduzione dello stock dei crediti deteriorati, proseguita con vigore nel 2018 e che sta continuando nel 2019. Questo processo è stato facilitato dalle operazioni straordinarie che hanno espunto dai bilanci una consistente porzione dei crediti deteriorati tant’è che le sofferenze sono calate del 40% nel corso del 2018. Negli ultimi mesi l’attenzione si è spostata su operazioni straordinarie riguardanti le inadempienze probabili unlikely to pay, con diverse banche pronte a cedere pacchetti di utp per liberare i bilanci anche da questa tipologia di credito deteriorato. Quindi, il sistema bancario continua nell’opera di riduzione dei rischi presenti in bilancio.

(PERCHE’ CI SONO POLEMICHE SU UNICREDIT)

Il credito erogato al sistema produttivo continua a mostrare un andamento deludente. Nel corso del 2018 il valore è rimasto sostanzialmente immutato, ma negli ultimi mesi è ripresa la riduzione dello stock dei crediti vivi alle imprese. Questa è la variabile dei bilanci bancari che, nonostante le misure straordinarie della Bce, leggi Tltro, la ripresa economica degli ultimi anni e i bassi tassi d’interesse, non ha mostrato sostanziali miglioramenti negli ultimi anni. Questo andamento è la conseguenza di un cambiamento, che probabilmente si rivelerà strutturale, nella relazione tra banche e sistema produttivo: un minor numero di imprese rispetto al passato, un maggior ricorso ad autofinanziamenti e a fonti alternative al credito bancario e vincoli regolamentari più stringenti nell’erogazione dei crediti hanno modificato in modo probabilmente definitivo la relazione bancaimpresa.

(TUTTE LE ULTIME NOVITA’ SUL CONTRATTO DEI BANCARI)

Considerando tutte queste variabili, il 2019 dovrebbe chiudersi in modo meno brillante rispetto al 2018 a causa delle passate tensioni sul fronte dei tassi che prevediamo avranno un effetto negativo sul margine di interesse dell’anno in corso. Inoltre, il rallentamento dell’economia dovrebbe impattare sulle altre voci di ricavo e, in parte, sugli accantonamenti, mortificando la redditività del sistema. Proprio gli accantonamenti hanno dato il contributo maggiore al miglioramento degli utili tra 2017 e 2018.

(ECCO LA MAZZATA IN ARRIVO PER LE BANCHE DA BASILEA 3)

La pulizia dei bilanci e la ripresa economica hanno permesso una riduzione delle somme accantonate contro i rischi di circa 10 miliardi, dando grandi benefici all’ultima riga del Conto Economico. Gli interventi delle Banche Centrali, la riduzione dei tassi e della rischiosità aiuteranno le banche nel prossimo futuro, eliminando i fattori di incertezza e supportando la ripresa della redditività.

(CONTRATTO BANCARI, ECCO IL DOCUMENTO INTERNO DELL’ABI PER IL RINNOVO)

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