Economia

Contratto bancari, ecco il documento Abi consegnato ai sindacati

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Abi contratto bancari

Tutti i dettagli (e il documento integrale) sul testo dell’Abi ha discusso giovedì 28 novembre con i sindacati sul rinnovo del contratto dei bancari.

Ancora distanti sul rinnovo del contratto ma uniti nel respingere uno scenario a dir poco catastrofico. L’Associazione bancaria e i sindacati di categoria si sono ritrovati ieri a Palazzo Altieri ma non si sono registrati progressi nella trattativa e l’appuntamento clou è in programma il prossimo 12 dicembre: allora, presumibilmente, si capirà se le parti potranno proseguire il confronto o se si andrà verso una rottura.

Al tavolo si è pure parlato del rapporto pubblicato ieri dal Sole 24 Ore e realizzato dalla società di consulenza Oliver Wyman secondo cui nei prossimi cinque anni ci sarà bisogno di licenziare 70mila bancari e di chiudere 7mila filiali. Sia l’Abi sia le organizzazioni sindacali di settore, però, giudicano inutilmente allarmistico lo scenario prospettato.

DI COSA SI E’ PARLATO AL TAVOLO

All’incontro romano l’Abi ha puntato l’attenzione su alcuni temi inseriti nella piattaforma presentata a giugno dai sindacati. In particolare, sul fronte delle politiche commerciali, ha espresso “la volontà di valorizzare i contenuti dell’Accordo sulle politiche commerciali e organizzazione del lavoro dell’8 febbraio 2017”. Inoltre, ha evidenziato come “un’adeguata conciliazione delle esigenze personali e familiari con i tempi di lavoro acquista sempre più valore sociale e può contribuire al miglioramento del clima in cui si svolge l’attività di lavoro. Il ccnl ha, nel tempo, seguito questa evoluzione e ha progressivamente introdotto istituti per la sua realizzazione”.

L’Abi “condivide e intende confermare la sensibilità su questo profilo e la linea di attenzione che il settore ha sempre dimostrato”, anche attraverso interventi sull’orario di lavoro e sui diritti. Per tal motivo l’Associazione “è disponibile a condividere un invito alle imprese a favorire l’accoglimento di richieste di trasformazione a part time”. Sulle unioni civili l’Abi “è disponibile ad assicurare l’effettività della tutela dei diritti derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso attraverso l’inserimento nel contratto collettivo nazionale di lavoro, ad ogni conseguente effetto, delle disposizioni in materia contenute nella legge 76/2016”.

ECCO IL DOCUMENTO ABI

I banchieri hanno poi notato come il ccnl di settore risulti “all’avanguardia nel disciplinare permessi o aspettative per motivi personali o familiari” ma per favorire “un ulteriore ‘avanzamento’ nell’ambito delle previsioni ‘sociali’ del ccnl, Abi è disponibile ad esempio ad invitare le imprese ad accogliere eventuali richieste di flessibilità per la cura dei familiari, a individuare soluzioni per l’assistenza dei figli in condizioni di disagio (bullismo, tossicodipendenza, anoressia/bulimia).

Restando in tema genitorialità, si prospetta “un intervento con l’accordo di rinnovo nel senso dell’ampliamento delle tutele contrattualmente già previste, anche nella prospettiva di favorire una genitorialità maggiormente condivisa” per esempio riconoscendo permessi retribuiti in occasione della paternità, non cumulabile con il congedo obbligatorio eventualmente previsto dalla legge. Inoltre, l’Abi è disponibile a “innalzare a 2 anni l’aspettativa non retribuita, da fruire in modo continuativo, al termine del periodo di conservazione del posto di lavoro, nei casi di malattie oncologiche o di patologie di analoga gravità”.

LE REAZIONI DEI SINDACATI

In una nota congiunta Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin Confsal lamentano “nessun significativo passo in avanti nel negoziato” e il fatto che i punti portati al tavolo da Palazzo Altieri “mantengono ancora la genericità e la ‘fumosità’ registrate nel corso dell’ultimo incontro”. Per questo, insistono, “già dai primi incontri previsti per la seconda settimana di dicembre Abi dovrà portare al tavolo un quadro completo e ‘di sostanza’, necessario per un negoziato che si voglia definire tale. Il tempo delle generiche disponibilità e delle dichiarazioni di principio è scaduto”.

“Rispetto alla piattaforma dei lavoratori, abbiamo riscontrato una sostanziale apertura ma la proposta dell’Abi è ancora troppo lontana dalla richiesta del sindacato” ha scritto su Facebook Sileoni, leader Fabi,, che è molto chiaro: “Nell’incontro del prossimo 12 dicembre, ci aspettiamo dettagli e documenti sulla parte economica, sull’area contrattuale, su diritti e tutele, sull’articolo 18. In quella sede capiremo se ci saranno le condizioni per la volata finale”.

ECCO IL DOCUMENTO ABI

Punta il dito proprio contro il rapporto shock di Oliver Wyman Riccardo Colombani, segretario generale First Cisl. “E’ ora di dire basta al catastrofismo, specie perché certo catastrofismo non sembra disinteressato – chiarisce in una nota -. Rilanciare le analisi di società di consulenza internazionale che consigliano, o sarebbe forse dire meglio auspicano, il taglio di 70mila bancari nei prossimi anni significa alimentare un clima di paura tra i lavoratori e influire negativamente sulle quotazioni di borsa. Un clima che certo non serve in un momento delicato come questo. Prendiamo atto della presa di distanza dell’Abi: adesso però alle parole devono seguire i fatti”.

Anche Massimo Masi, numero uno dei bancari della Uil, ha un tono deciso: “La Uica non si ritiene pienamente soddisfatta del testo presentato anche se alcune risposte sembrano seguire l’alveo della piattaforma sindacale. Mancano ancora elementi indispensabili, come la parte economica, tutele e art. 18, area contrattuale e inquadramenti per entrare nel vivo della trattativa”.

Di “strada ancora lunga” e di “percorso in salita e pieno di ostacoli” parla il segretario generale Unisin Confsal, Emilio Contrasto. “Su alcuni capitoli – tutele, diritti, welfare, conciliazione vita-lavoro – c’è un significativo avvicinamento dell’Abi alle nostre posizioni – nota – ma su altri – incrementi salariali, mobilità, inquadramenti, diritto alla reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo – siamo sempre molto distanti”.

IL RAPPORTO DI OLIVER WYMAN E LA POSIZIONE DELL’ABI

Il rapporto apparso ieri sul quotidiano confindustriale, come dicevamo, prospetta un futuro quanto mai complicato: riduzione della base dei costi di 5 miliardi di euro, taglio di 70mila bancari e chiusura di 7mila filiali. Da ricordare che dal 2014 al 2018 i lavoratori degli istituti di credito sono scesi da 299.684 a 274.056 e le filiali da 30.723 a 25.454. Tanto per fare un esempio in Germania i bancari sono oltre 564mila, in Francia quasi 409mila e in Spagna poco più di 179mila.

ECCO IL DOCUMENTO ABI

Non ci sta però Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, secondo cui “le soluzioni proposte sono molto semplicistiche e non condivisibili” e “non riconoscono i progressi realizzati dal settore anche con grande responsabilità sociale” e “omologano con una ricetta unica un settore ampiamente diversificato”. Le banche italiane, aggiunge guardando al passato, “hanno dato prova di saper affrontare momenti non facili, gestendo con grande attenzione, anche sociale, le possibili ricadute si lavoratori, individuando insieme alle organizzazioni sindacali le migliori soluzioni su base volontaria.

IL COMMENTO DI SILEONI

In un commento apparso sul Sole 24 Ore il segretario generale Fabi, Lando Maria Sileoni, domanda quanto costano le società di consulenza. “La verità è che se calcoliamo il costo di tutte le società di consulenza, con l’ammontare complessivo, rinnoviamo tre contratti”. Secondo Sileoni “lo scenario che viene raccontato getta le basi per creare nei lavoratori il terrore della macelleria sociale che, come sindacato, contrasteremo sempre”. Inoltre, nello studio d Oliver Wyman si parla di “modello di business al singolare” ma “il credito è un settore dove le aziende sono diverse e in competizione tra loro. Raccontare le banche come statiche non ha senso”.

ECCO IL DOCUMENTO ABI

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