Economia

Banca Popolare di Bari, ecco i subbugli giudiziari

di

popolare di Bari

Secondo il Corsera, l’ad De Bustis pensa a un’azione di responsabilità contro i vecchi amministratori. Secondo Repubblica, la procura di Bari indaga sul capo azienda per un’operazione della Banca Popolare di Bari. Fatti, nomi e ricostruzioni

 

Fine d’anno scoppiettante per la Popolare di Bari che di giorno in giorno vede allungarsi la lista delle vicende non confortanti che la riguardano. Alle prese con un piano di salvataggio da 1 miliardo, mentre continua l’esercizio in perdita, ieri ha fatto parlare di sé per la possibile azione di responsabilità da parte del nuovo consiglio d’amministrazione, guidato dall’ad Vincenzo De Bustis, nei confronti dei vecchi amministratori (secondo le indiscrezioni del Corriere della Sera che non sono state smentite dall’istituto di credito pugliese).

Di oggi invece è la notizia pubblicata dal quotidiano la Repubblica secondo cui la procura di Bari sta indagando proprio su De Bustis a causa di un’operazione di rafforzamento del capitale, per la verità mai andata in porto, organizzata tra fine 2018 e i primi mesi dell’anno in corso.

IL PIANO DI SALVATAGGIO MCC-INVTALIA

L’operazione di salvataggio, del valore di 1 miliardo, vede la compartecipazione di Mediocredito Centrale (controllato da Invitalia, società 100% del Mef,) e del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) che avrebbe il ruolo di partner industriale come accaduto con Ccb per il salvataggio di Carige.

Mcc, però, deve prima passare da una sua ricapitalizzazione statale per circa 600 milioni che era in stand by a causa dello stallo sulla nomina dei vertici di Invitalia, i quali hanno visto proprio nei giorni scorsi la riconferma dell’amministratore delegato Domenico Arcuri e la chiamata alla presidenza di Andrea Viero. Non è sicuro invece che Popolare Bari possa avvalersi della norma, prevista dal decreto Crescita, che perette di trasformare le attività fiscali differite, ovvero le Dta, in crediti d’imposta.

L’AZIONE DI RESPONSABILITA’

Ad agitare le acque già ieri un’altra notizia filtrata da ambienti della banca. Secondo il Corriere della Sera il board dell’istituto sarebbe intenzionato ad agire contro i vecchi amministratori. In sostanza, una denuncia del nuovo gruppo dirigente, guidato da De Bustis, contro di fatto la gestione di Marco Jacobini, sostituito a luglio da Gianvito Giannelli alla presidenza. L’ex numero uno Jacobini è esponente della storica famiglia proprietaria della Popolare di Bari, fondata nel 1960 proprio su iniziativa del padre e di altri 76 soci.

L’INDAGINE DELLA PROCURA SU DE BUSTIS

A gettare ombre sul futuro della banca pugliese – come dicevamo – arriva ora pure un’indagine della procura di Bari, in merito alla passata gestione dell’istituto, su segnalazione della Banca d’Italia. I fatti si riferiscono al periodo dicembre 2018-marzo 2019 quando De Bustis ha annunciato di riuscire a mettere in sicurezza la banca tramite un rafforzamento di capitale da 30 milioni di euro (da effettuare con strumenti ibridi del genere Additional Tier 1). L’operazione – spiega Repubblica – è stata realizzata con l’aiuto di una società maltese, Muse Ventures Ltd., che mette a disposizione 30 milioni. Se per De Bustis la questione è chiusa – e lo comunica al board a fine 2018 – non è lo stesso per Bnp Paribas – l’istituto che emette i titoli – né per l’ufficio interno di Popolare di Bari che rileva una “sproporzione tra i mezzi propri del sottoscrittore e l’importo della sottoscrizione dei titoli At1”.

L’ad va avanti per la sua strada – ricorda il quotidiano diretto da Carlo Verdelli – e grazie a quei 30 milioni sottoscrive quote di un fondo lussemburghese, Naxos Sif Capital Plus, per 51 milioni. Poi però Muse “non dà un euro dei 30 milioni promessi” e Bari non versa più i 51 milioni. Inoltre, gli uffici dell’istituto pugliese si accorgono che l’amministratore di Muse, Gianluigi Torzi, è nella blacklist antiriciclaggio e lo segnalano all’Uif di Via Nazionale che allerta la Procura di Bari.

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