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Cosa c’è nel piano anti-Biden di Macron per il “made in Europe”

Made In Europe

La Francia ha elaborato un piano di politica industriale per l’Unione europea, chiamato “Made in Europe”, con l’obiettivo di rispondere ai sussidi di Biden e proteggere i settori chiave. Ecco cosa prevede il documento

 

Il 9 e il 10 febbraio prossimi i capi di stato o di governo dei paesi dell’Unione europea si riuniranno a Bruxelles per discutere di una politica industriale comunitaria in risposta all’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti, la legge da 369 miliardi di dollari che stanzia sussidi alla manifattura di prodotti fondamentali per la transizione energetica, come le batterie, i veicoli elettrici, i pannelli solari e le turbine eoliche.

Il timore della Commissione e di alcuni stati membri è che i generosi incentivi contenuti nella legge possano dirottare oltreoceano gli investimenti europei nelle tecnologie critiche, lasciando il Vecchio continente sprovvisto di una base produttiva per le industrie del futuro.

IL PIANO STRATEGICO DELLA FRANCIA

Uno dei paesi europei più preoccupato per gli impatti dell’Inflation Reduction Act, e che più sta spingendo per una risposta vigorosa da parte di Bruxelles, è la Francia. Parigi vuole infatti che l’Unione europea adotti una strategia industriale “Made in Europe” che gli consenta di mantenere capitali e presenza manifatturiera sul proprio territorio, e di ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri.

Il piano francese, chiamato “Made in Europe”, verrà discusso al vertice di febbraio. Nel documento si chiede all’Unione di adottare misure urgenti per tutelare le aziende europee che operano in alcuni comparti decisivi per la transizione ecologica: i pannelli solari, le batterie, l’idrogeno e i materiali critici (come il litio o le terre rare).

I QUATTRO PILASTRI DEL “MADE IN EUROPE”

Secondo Parigi, la strategia “Made in Europe” dovrà essere fondata su quattro pilastri.

Il primo prevede l’istituzione di target comunitari sulle tecnologie chiave per ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri e fissare obiettivi di produzione interna entro il 2030, come già fatto per i semiconduttori con il Chips Act. Servirà una semplificazione delle procedure autorizzative per i siti industriali e una riforma del mercato energetico comune che garantisca alle imprese energia a prezzi più bassi.

Il secondo pilastro riguarda la modifica della normativa europea sugli aiuti di stato: Parigi pensa che i governi debbano continuare a fornire sostegni emergenziali (come già fatto durante la fase più acuta della pandemia da coronavirus) ad alcuni settori per un certo periodo di tempo, fino al 2030. Alcune piccole e medie imprese dovrebbero venire esentati dalle limitazioni, e in particolare quelle coinvolte negli Importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI). Gli aiuti di stato potranno assumere la forma di sussidi o di crediti d’imposta.

Il terzo pilastro sono i finanziamenti europei ai settori più sensibili, in modo da riequilibrare le differenti capacità finanziarie dei paesi membri. La Francia ha proposto la creazione di un “fondo di emergenza” che utilizzerà le risorse già raccolte per altri scopi (come quelle del RePowerEU), e successivamente l’istituzione di un nuovo strumento, un “fondo sovrano” dedicato alle industrie critiche.

Il quarto e ultimo strumento pensato da Parigi consiste in una politica commerciale “completamente mobilitata”, scrive Reuters, che preveda meccanismi appositi per la difesa dalla concorrenza estera.

IL PIANO DELLA COMMISSIONE

Anche il commissario per il Mercato interno dell’Unione europea, il francese Thierry Breton, ha elaborato un piano di risposta all’Inflation Reduction Act: si chiama Clean Tech Act e – benché i dettagli non siano noti – punta a ridurre lo svantaggio competitivo dell’Europa rispetto all’America, offrendo alle aziende europee dei sussidi da utilizzare per finanziare la riconversione “verde” dei loro processi produttivi.

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