Economia

Fca e il prestito di Intesa Sanpaolo: fatti, numeri e fuffa

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fca

Il punto sul dossier Fca e il prestito di Intesa Sanpaolo garantito da Sace (Cdp-Mef)

 

L’offensiva tonitruante di una parte del Pd, capeggiata dal vicesegretario Andrea Orlando e dal responsabile economia Emanuele Felice, sulla stessa linea di Stefano Fassina di Leu, prescinde dai fatti.

I fatti sono quelli messi nero su bianco dal comunicato Fca: si dice, in sostanza, che c’è un accordo con il governo per il finanziamento di Intesa Sanpaolo da 6,3 miliardi (il maggiore della storia della banca, secondo alcuni osservatori) con la garanzia della Sace (gruppo Cdp, controllato dal ministero dell’Economia).

E nella nota del gruppo Fca si menzionano esplicitamente per l’accordo in fieri i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico, retti rispettivamente da Roberto Gualtieri e da Stefano Patuanelli, non proprio due esponenti di terza fila del Pd e del Movimento 5 Stelle.

Fca ha infatti confermato “di avere avviato una procedura con il governo italiano (il ministero dell’Economia e Finanze – Mef, e il ministero dello Sviluppo Economico – Mise) per l’ottenimento di una garanzia da Sace, l’agenzia italiana per il credito all’export (parte del gruppo a partecipazione statale Cassa Depositi e Prestiti), il tutto secondo quanto previsto dal c.d. Decreto Liquidità recentemente emanato”.

Come dire che il Pd e il Movimento 5 Stelle sono al lavoro per dare ossigeno finanziario – tramite la garanzia prevista dal decreto Liquidità – alla filiera dell’automotive che fa capo in Italia agli stabilimenti di Fca e che ha questi numeri: rappresenta il 6,2 per cento del Pil italiano e ha il 7 per cento di occupazione dell’intero settore manifatturiero.

E la trattativa è “con il governo italiano”. Per questo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha difeso l’operazione nel corso della conferenza stampa di sabato sera.

Tra l’altro tutte le erogazioni derivanti dalla linea di credito – scrive Fca – “sarebbero gestite attraverso conti correnti dedicati, accesi con Intesa Sanpaolo” per “supportare la gestione operativa dei pagamenti
alla filiera italiana dei fornitori, sostenendone i livelli di liquidità e garantendo al contempo la ripartenza delle produzioni e gli investimenti negli impianti italiani”.

Come dire che i soldi dei prestiti arriveranno direttamente anche ai fornitori di Fca.

“Dopo due mesi di blocco della produzione quei soldi servono a garantire lo stipendio dei dipendenti e il pagamento dei fornitori di tutta la filiera. Stiamo parlando di 400 mila italiani che lavorano in fabbriche italiane”, ha detto Marco Bentivogli, segretario generale della Fim-Cisl.

“La linea serve a Fca per pagare i suoi debiti usando liquidità che non avrebbe avuto a un costo così basso, visto che il rating di Fca è BBB-, sub investment grade, e dunque emettere bond costerebbe molto di più mentre ottenere linee di credito sotto altra forma richiederebbe costose garanzie”, ha chiosato Nicola Borzi, giornalista di economia e finanza già al Sole 24 Ore.

D’altronde la controllata Fca Italy ha i requisiti per avere i prestiti bancari garantiti, perché tra l’altro ha previsto di non distribuire dividendi e firma accordi sindacali sull’occupazione.

E le condizioni previste dalla procedura ad hoc di Sace per le grandi imprese fanno rientrare a pieno titolo l’operazione nelle maglie del decreto Liquidità.

Per questo tutte le modifiche che ora si invocano da parte del Pd – le holding della società beneficiaria dei finanziamenti garantiti da Sace dovrebbero avere sede fiscale e legale in Italia – potevano essere inserite nel decreto, invece di accorgersene a babbo morto.

Ma a patto che sia chiaro l’impatto di una condizione del genere: perché non solo la holding Fca ha deciso si spostare sede fiscale a Londra e sede legale ad Amsterdam (qui un approfondimento sulle capogruppo – come Cementir e Mediaset – che hanno deciso di spostare la sede legale in Olanda).

Tra l’altro lo stesso numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, agli inizi di aprile chiese agli imprenditori che vantano una “notevole ricchezza accumulata in Italia o all’estero” di “lasciare le garanzie di Stato ai settori deboli” e di “far tornare i loro soldi nelle aziende, ricapitalizzarle per contribuire ad accelerare il recupero del Paese”.

Ciò detto, Fca non ricorra a fantasie dialettiche, come è capitato giorni fa nel caso della vendita sfumata di PartnerRe sostenendo tesi bizzarre e smentite da fatti.

Perché far intendere – come ha fatto l’amministratore delegato Pietro Gorlier incontrando i vertici sindacali – che si è chiesto un maxi prestito garantito perché nel decreto Rilancio il governo non ha previsto aiuti per il settore auto è quanto meno azzardato, visto che la pratica del finanziamento è stata avviata un paio di settimane prima dell’approvazione del decreto Rilancio.

Non solo Orlando ma tutti dovrebbero piuttosto chiedersi, come ha fatto il professor Giuseppe Berta, storico dell’economia alla Bocconi ed esperto del mondo Fiat: che cosa succederà se in Fca il posto di guida passerà di fatto ai francesi di Psa?

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