Economia

Ecco chi scricchiola e chi traballa tra Apple e Huawei

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L’azienda di Cupertino ha di fronte a sé una trimestrale difficile, alle prese con il rallentamento delle vendite di iPhone. Huawei, invece, si deve difendere da critiche e sanzioni statunitensi.

Apple e Huawei sono pronte ad affrontare la prova dei conti: da un lato l’azienda di Cupertino ha di fronte a sé una trimestrale difficile, alle prese con il rallentamento delle vendite di iPhone. Dall’altra c’è il colosso cinese Huawei, che si è dovuta difendere e ancora deve farlo da critiche e sanzioni statunitensi.

APPLE IN DIFFICOLTÀ

Partendo dal gigante tecnologico Usa, sembra che per Apple sarà un altro giro di boa difficile da gestire all’interno di un’annata anch’essa molto difficile. Come ricorda Quartz, nota testata americana che si occupa di tecnologia, “l’azienda è nel bel mezzo di una difficile transizione. Ha scoperto che c’è un limite a quanto i consumatori possono pagare per un nuovo iPhone, e che molti consumatori della classe media nelle economie emergenti non sono interessati ai dispositivi Apple quando ce ne sono altri disponibili a prezzi inferiori”. Per anni la casa di Cupertino ha cercato di accompagnare al business iPhone un’offerta di servizi con “una solida attività di vendita di applicazioni e musica” e ora “ha iniziato a vendere abbonamenti a riviste, videogiochi e i suoi programmi televisivi originali”. Secondo Quartz “le entrate di Apple per iPhone, pur essendo ancora enormi, sono diminuite significativamente negli ultimi due trimestri, se confrontate con gli stessi trimestri dell’anno precedente. Il business dei servizi, invece, ha continuato a salire e genera un reddito costante per tutto l’anno, a differenza delle vendite di dispositivi soggetti a picchi stagionali”.

ECCO COME SONO ANDATI DAVVERO I CONTI DI APPLE

IL BUSINESS DEI SERVIZI L’ASSO NELLA MANICA DI CUPERTINO

Insomma, da oltre due anni, i servizi sono il secondo business di Apple in ordine di grandezza. Nell’ultimo trimestre hanno generato 11,4 miliardi di dollari, con un balzo di quasi il 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Solo negli ultimi quattro trimestri, ha registrato un fatturato di 45,8 miliardi di dollari, che attualmente collocherebbe questa linea di business al 68esimo posto nella lista Fortune 500”, osserva Quartz evidenziando che gli analisti sono pronti a verificare i conti del terzo trimestre “per vedere quanto è grave il calo delle vendite di iPhone ma anche se il business dei servizi di Apple continua a crescere. Qualsiasi altra cosa, come la crescita delle vendite di Apple Watch e AirPods, o le vendite robuste di Mac e iPad (ci muoviamo nel periodo di acquisto back-to-school), sarebbe un bonus aggiuntivo”. Gli analisti prevedono un fatturato “di circa 53,5 miliardi di dollari per il trimestre; Apple stessa ha detto che dovrebbe generare tra i 52,5 miliardi di dollari e i 54,5 miliardi di dollari. L’anno scorso, l’azienda generò entrate per 53,3 miliardi di dollari”.

HUAWEI REGGE LA BOTTA DELLE SANZIONI (PER ORA)

A differenza di Apple, Huawei ha “accelerato la crescita dei ricavi a circa il 30% nel primo semestre, dopo che team selezionati hanno assicurato forniture critiche per mantenere la produzione nonostante le restrizioni alle esportazioni di tecnologia statunitense”, ha sottolineato Bloomberg che ha notato, comunque, un rallentamento rispetto ai primi tre mesi del 2019 quando la crescita si era attestata al 39%. “La domanda è quanto tempo Huawei può mantenere questo slancio”, si chiede la testata economica ricordando che l’azienda cinese sta facendo tutto il possibile per incrementare le vendite, con ben 10.000 sviluppatori su tre turni al giorno che lavorano su alternative al software e ai circuiti americani. “Finora è riuscita ad aumentare i ricavi assicurando in modo aggressivo contratti per le apparecchiature di rete di quinta generazione” e ha sostenuto “il morale interno, assegnando premi a un certo numero di dipendenti per averla aiutato ad evitare una crisi immediata”.

ECCO COME SONO ANDATI DAVVERO I CONTI DI HUAWEI

IL TERRENO SCRICCHIOLA

Huawei, tuttavia, “rimane su un terreno traballante: è ancora sulla blacklist americana che minaccia di soffocare la componentistica e il software americano di cui ha bisogno per gestire i suoi smartphone e le attività di networking. Il mese scorso il fondatore miliardario Ren Zhengfei ha avvertito che le sanzioni avrebbero ridotto le sue entrate di circa 30 miliardi di dollari nei prossimi due anni. Ora sta introducendo dei correttivi ai settori più minacciati dalle sanzioni degli Stati Uniti, riassegnando i dipendenti alle divisioni consumatori a crescita più rapida”. I numeri di Huawei del primo trimestre hanno evidenziato un fatturato di circa 27 miliardi di dollari e di 105 miliardi di dollari nell’intero 2018.

SI PREPARANO TEMPI DURI PER L’AZIENDA CINESE

In ogni caso, sullo sfondo, rimane il faccia a faccia tra Stati Uniti e Cina da un punto di vista commerciale e le accuse di spionaggio. “Diversi dipendenti Huawei hanno collaborato a progetti di ricerca con il personale delle forze armate cinesi, ha riferito Bloomberg, indicando legami più stretti con l’esercito del paese di quanto non sia stato precedentemente riconosciuto. Lunedì, il Washington Post, citando documenti interni e persone non identificate, ha riferito che Huawei potrebbe aver collaborato con una società statale cinese per aiutare la Corea del Nord a costruire e mantenere la sua rete wireless”, scrive Bloomberg anche se l’azienda ha negato in un comunicato qualsiasi rapporto con Pyongyang. I vertici del colosso cinese hanno comunque detto al personale di “prepararsi a tempi duri per il resto del 2019. L’impatto del divieto statunitense non si è riflesso pienamente nei risultati intermedi, dato che le sanzioni sono entrate in vigore solo a maggio. E Huawei non è ancora in grado di vendere alcuni prodotti 5G a mercati appetitosi come Giappone, Nuova Zelanda e Australia”, ha concluso Bloomberg.

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