Economia

Decreto Banca Popolare di Bari: fatti, amnesie e ipocrisie

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Banca popolare di bari

Il decreto salva Popolare di Bari approvato dal consiglio dei ministri sta provocando dibattito e polemiche. Il corsivo di Michele Arnese

Il decreto salva Popolare di Bari approvato ieri sera dal consiglio dei ministri ha provocato dibattito e polemiche (anche se i contorni dell’operazione non sono del tutto chiari e non si sa ancora se e come il Fondo interbancario di tutela dei depositi interverrà).

Il governo ha approvato un decreto che stanzia 900 milioni per la holding pubblica Invitalia (controllata al 100% dal ministero dell’Economia) perché finanzi il Microcredito centrale (di proprietà di Invitalia) con l’obiettivo di acquisire quote della Banca Popolare di Bari, commissariata venerdì scorso dalla Banca d’Italia. Tra i fini, c’è quello di creare una banca d’investimento con l’impegno di sostenere le imprese del Mezzogiorno, dice l’esecutivo giallo-rosso.

C’è chi si è stracciato le vesti per la “nazionalizzazione” di una banca. Se così fosse, non sarebbe la prima volta. In Italia esiste già una banca dello Stato: è il Monte dei Paschi di Siena. Il ministero dell’Economia e delle Finanze, infatti, ha il 68,247% del gruppo Mps. Certo, gli impegni assunti dal Tesoro con la Commissione di Bruxelles prevedono che dal 2021 il Mef molli la presa, ma per ora lo Stato italiano – ha calcolato il Sole 24 Ore – sta perdendo 5,5 miliardi dei 6,9 investiti in Mps.

C’è anche chi ha biasimato l’utilizzo di risorse statali per la Banca Popolare di Bari. Non è la prima volta che fondi statali sono spesi per gli istituti di credito. Ecco che cosa ha scritto l’Osservatorio della Cattolica sui conti pubblici a proposito dei costi dei salvataggi delle banche in Italia: “Sono stati spesi, per il salvataggio degli istituti di credito, circa 650 milioni investiti da Cassa Depositi e Prestiti e Poste Italiane in Fondo Atlante 1 e i 4,8 miliardi destinati a Banca Intesa come contributo di capitale e per la ristrutturazione del business. Questi soldi non potranno essere recuperati. Ciò che invece è stato stanziato, ma potrebbe tornare allo Stato nel giro di alcuni anni, si aggira tra i quasi 12,5 e i 18,5 miliardi di euro, circa un punto percentuale di Pil. La forchetta varia a seconda di come si valutano gli investimenti nell’ex Fondo Atlante 2 e le garanzie per il risanamento delle due banche venete”. Peraltro, è la Germania in testa per l’utilizzo di denaro pubblico per salvare le banche (dati precedenti rispetto all’intervento pubblico nella banca pubblica NordLb approvato dalla Commissione Ue).

Infine, molti si sono chiesti: la Vigilanza della Banca d’Italia ha dormito (anche) sulla Popolare di Bari? Il governatore di Bankitalia in queste ore si sta affrettando a smentire dubbi del genere, sciorinando numeri e portata delle ispezioni anche sulla banca commissariata venerdì scorso (con il commissariamento è stato silurato tra l’altro l’amministratore delegato, Vincenzo De Bustis, che doveva salvare la Popolare di Bari secondo Bankitalia dopo che era già stato per 5 anni direttore generale dello stesso istituto di credito). Interrogativi legittimi. Così come è legittimo ricordare che la Vigilanza che doveva stangare da tempo il deus ex machina della Bari, Marco Jacobini, era la stessa Vigilanza che disse a Jacobini di comprare la Tercas – la Cassa di risparmio di Teramo – per evitare un disastro finanziario (a beneficio anche della Banca d’Italia). Jacobini disse di sì e il bubbone Tercas ha contribuito a incancrenire i conti della Popolare di Bari.

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