Questa l’analisi sui tassi negli Stati Uniti e nell’Eurozona.
TREASURY USA, INFLAZIONE E RITORNO DEI BOND VIGILANTES
Nell’ultima settimana, il Treasury Usa è salito fino a un nuovo picco al 4,63%, in risposta al crescente timore sull’inflazione; i tassi reali sono aumentati di 15 punti base, raggiungendo il 2,09%, mentre i break-even (BE) inflation sono rimasti relativamente stabili intorno al 2,5%.
I tassi hanno registrato un rialzo a seguito di sorprese al rialzo sull’inflazione. L’indice dei prezzi alla produzione (Ppi) nel mese di aprile è cresciuto dell’+1,4% (+6,0% a/a), mentre l’inflazione Usa ha raggiunto il 3,8% (vs 3,7% atteso), trainata da energia, alimentari e affitti; l’inflazione core è salita al 2,8% a/a. I prezzi alle importazioni hanno accelerato al +4,2% a/a, raddoppiando il ritmo osservato a marzo.
D’altra parte, i consumi negli Stati Uniti si confermano resilienti: il retail sales control group è aumentato dello 0,5% ad aprile, dopo una revisione al rialzo del +0,8% nel mese precedente. Il vertice Cina–Usa è rimasto complessivamente costruttivo, nonostante la retorica più assertiva di Xi Jinping su Taiwan.
I prezzi del petrolio sono in rialzo e aumenta il rischio di escalation militare in Iran. Il mercato sta scontando con maggiore probabilità che la Federal Reserve aumenterà i tassi nei prossimi 12 mesi, con un rialzo pienamente prezzato entro marzo, nonostante la conferma dell’avvio di Warsh come nuovo Chair della Fed. Il repricing di circa 30 punti base dei Treasury Usa suggerisce un ritorno dei bond vigilantes e indica che i timori di uno shock inflazionistico globale non sono marginali. Nonostante il recente repricing dei tassi Usa, al momento non riteniamo opportuno allungare la duration, poiché il mercato potrebbe richiedere un premio più elevato per il rischio inflazione e per l’impatto di elevati disavanzi fiscali.
EUROPA TRA CRESCITA DEBOLE E TIMORI INFLAZIONISTICI
I tassi del Bund sono saliti fino al 3,19%; i tassi di break-even (BE) si sono attestati intorno al 2,31%, con aspettative di inflazione 5Y5Y leggermente più elevate al 2,19%.
I dati sul Pil dell’area euro, in crescita di appena lo 0,1% nel primo trimestre, hanno confermato una debolezza economica che potrebbe tradursi in una crescita piatta nel secondo trimestre (Q2).
L’indice Zew delle aspettative per l’area euro ha mostrato un recupero rispetto ai minimi del mese precedente, ma è rimasto in territorio negativo a -9,1.
Il dato chiave della settimana sarà rappresentato dai Pmi flash, attesi confermare una continua solidità del comparto manifatturiero, mentre il settore servizi potrebbe evidenziare segnali di rallentamento. Il mercato continua a scontare tre rialzi dei tassi nel corso dell’anno (giugno, settembre e dicembre), sostenuti da prezzi del petrolio stabilmente sopra i 100 dollari e da crescenti preoccupazioni sull’inflazione globale.
La nostra view sui tassi europei resta neutrale, nonostante i livelli elevati, in quanto i timori di shock inflazionistici globali sono in aumento e il livello attuale dei prezzi energetici potrebbe costringere la Bce a mantenere un orientamento hawkish.
SPREAD ITALIANI E STRATEGIA SUI TITOLI DI STATO
Gli spread italiani appaiono relativamente compressi, mentre il rischio di un rallentamento economico nell’area euro è in aumento e potrebbe esercitare una pressione al rialzo sugli spread.
I portafogli hanno ridotto leggermente la posizione corta sulla duration relativa dopo che i rendimenti del Bund hanno toccato il 3,1%, ma prima dell’ultima fase di sell-off. I portafogli hanno inoltre incrementato marginalmente l’esposizione sulla Germania.
La duration complessiva continuerà a essere gestita in modo tattico; allo stato attuale, nonostante i livelli raggiunti dai rendimenti del Bund, non riteniamo opportuno aumentare la duration, poiché i rendimenti potrebbero continuare a salire a livello globale in risposta a rinnovati timori inflazionistici.
L’esposizione ai Btp sarà anch’essa gestita in modo tattico, ma con un orientamento difensivo. L’esposizione sulla curva dei rendimenti è prossima alla neutralità, con un leggero sovrappeso sul tratto 3-5 anni a fronte di un moderato sottopeso sul segmento 10-20 anni.
CREDITO EUROPEO RESILIENTE MA PIÙ SELETTIVO
Il credito europeo ha continuato a mostrare una solida resilienza tecnica durante la scorsa settimana, assorbendo con successo un’offerta investment grade prossima ai massimi storici, sostenuta da una domanda ancora robusta, con spread che si mantengono vicini a livelli contenuti. Tuttavia, il sentiment di fondo ha iniziato a indebolirsi leggermente, poiché pressioni inflazionistiche persistenti e prezzi del petrolio elevati limitano il margine per un’ulteriore compressione degli spread, portando gli investitori a un approccio più selettivo.
L’indice investment grade presenta attualmente un rendimento di circa il 3,65%, con una duration di 4,5 anni e tratta a uno spread di 77 punti base rispetto ai titoli governativi. In termini relativi, gli ibridi corporate IG offrono uno spread di circa 125 punti base, mentre i finanziari subordinati si collocano intorno ai 107 punti base; entrambi risultano solo moderatamente più ampi rispetto all’indice complessivo e non evidenziano, al momento, un valore relativo particolarmente attraente. Il portafoglio investito è per circa il 53,3% in obbligazioni corporate investment grade, mentre l’esposizione agli high yield rappresenta il 2,8% del totale.




