Economia

Bcc, ecco la spinta di Bankitalia su Iccrea e Cassa centrale banca

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Il commento di Marco Bindelli, vice presidente e consigliere delegato ai rapporti con il Credito Cooperativo e le Capogruppo  del Banco Marchigiano – Credito Cooperativo

Pur non avendo mai citato espressamente le Banche di credito cooperativo (Bcc) nel corso della propria Relazione annuale sul 2018 del 31 maggio scorso, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, le ha richiamate più volte.

Oltre al riferimento esplicito ai gravosi impegni che attendono i neocostituiti Gruppi bancari cooperativi (Gbc), che il Governatore ha ricordato anche domenica 2 giugno nel corso del dibattito tenuto al Festival dell’Economia di Trento, non vi è dubbio che le Bcc siano state indirettamente evocate anche quando Visco ha trattato: gli effetti dell’innovazione digitale sulle banche minori, le azioni che le banche popolari dovranno intraprendere per preservare la loro capacità di sviluppare i propri territori con risorse raccolte negli stessi territori e la necessità (per le banche di qualunque dimensione) di proseguire con decisione le azioni volte a ridurre i costi e migliorare la redditività.

INNOVAZIONE, TECNOLOGIA E BCC

È oramai assodato che l’uso delle tecnologie digitali  è in crescita costante in tutta Europa e che il nostro Paese, anche nel settore dell’intermediazione bancaria, risulta tra quelli più arretrati. In base alle indagini di Bankitalia riportate dal Governatore nella Relazione, il “ritardo nella risposta alle sfide poste dall’utilizzo delle tecnologie più complesse rischia di determinare una progressiva erosione delle quote di mercato” e “la metà delle banche non ha ancora avviato, né sta pianificando, sperimentazioni in questo campo, ad esempio nell’impiego di nuovi strumenti per la valutazione del merito di credito. Le risorse dedicate a questi progetti sono relativamente contenute e concentrate, con qualche eccezione (ndr. parte aggiunta a voce da Visco e non riportata nella relazione), presso gli intermediari più grandi”.

Sempre in tema di intelligenza artificiale e di investimenti richiesti, prosegue il massimo esponente bancario centrale italiano, le “banche più piccole, per le quali gli investimenti risultano eccessivamente onerosi se realizzati individualmente, possono fare leva su iniziative comuni nell’esternalizzazione di servizi volti a valorizzare l’offerta”.

È fin troppo evidente il riferimento anche alle Bcc e a quanto dovranno fare le due capogruppo (Iccrea Banca e Cassa Centrale Banca) dei neocostituiti Gbc. In effetti, oltre ad un dovere previsto dalla normativa bancaria richiamato da Visco in più occasioni, l’obbligo di promuovere la competitività e l’efficienza delle Bcc attraverso un’offerta di prodotti, servizi, soluzioni organizzative e tecnologiche coerenti è ricompreso tra le principali obbligazioni poste a carico delle capogruppo ed espressamente previste nei contratti di coesione. Tutte le grandi aziende europee e mondiali che stanno approcciando da tempo al radicale cambiamento dettato dalla rivoluzione digitale sembrano concordare su alcuni concetti che potrebbero trasformarsi in veri e propri dogmi. Tra questi, oltre al necessario cambiamento culturale (il c.d. Digital Mindset) accennato anche qui, c’è sicuramente la consapevolezza che la digitalizzazione pervaderà e modificherà drasticamente l’organizzazione aziendale classica, la quale non potrà più essere verticistica e gerarchica ma favorire modelli sempre più piatti ed orizzontali in grado di stimolare creatività e passione (c’è addirittura chi parla di abbandonare l’uso dei budget a favore
dell’autogestione delle unità di business costrette a diventare sempre più autonome).

In tale contesto evolutivo appare evidente il valore potenziale in termini di competitività espresso dall’innovativa formulazione dei Gbc, con i (suddetti) compiti attribuiti alle capogruppo e alle possibilità offerte alle Bcc che, pur facendo parte del medesimo gruppo ed essendo assoggettate
all’attività di direzione e coordinamento della capogruppo, godono di autonomia proporzionale al grado di rischiosità delle stesse. Tuttavia, ciò che conta nel processo di rivoluzione digitale in corso, è che tutte le componenti del Gbc abbiano chiaro il ruolo e le funzioni che devono assolvere (per quanto riguarda ruolo e funzioni della capogruppo si rinvia all’articolo pubblicato lo scorso marzo da StartMag).

COSA HA DETTO VISCO DEI GRUPPI BANCARI COOPERATIVI

Per il Governatore, con la nascita dei due Gbc, “ha preso avvio la riforma del comparto varata nel 2016 per rafforzare la solidità complessiva della categoria, mantenendone la natura mutualistica. I nuovi gruppi dovranno mirare a conciliare i benefici della vicinanza e della conoscenza che le singole banche hanno nei confronti delle imprese locali con l’efficace sfruttamento di sinergie di costo, così da incrementare la redditività e la capacità di fare ricorso al mercato quando necessario; l’impegno su questi fronti deve essere massimo”.

La necessità (e la contemporanea difficoltà) di riuscire a coniugare aspetti mutualistici e territoriali legati alla conoscenza delle imprese locali con l’efficace sfruttamento delle sinergie di costo in grado di aumentare la redditività, è stata ribadita da Visco domenica 2 giugno nel corso del dibattito tenuto al Festival dell’Economia di Trento insieme ai giornalisti Ferruccio De Bortoli e Valentina Romei.

Circa l’esigenza e la possibilità dei Gbc di rendere efficienti le sue componenti (Bcc, capogruppo e società strumentali) si è già detto qui trattando anche della necessità di applicazione del criterio di proporzionalità regolamentare che avvantaggia le banche di maggiore dimensione a scapito di quelle più piccole.

IN SINTESI

Trattando dell’innovazione tecnologica, l’Organo di vigilanza ha voluto richiamare l’urgenza di accelerare il processo di efficientamento competitivo da parte di tutte le banche, grandi e piccole, tra cui anche le Bcc, attraverso l’uso dei canali digitali. In questo senso anche la conclusione del
capitolo della relazione del Governatore intitolata “Banche, finanza, vigilanza”, nella quale si dice: “Le politiche di gestione degli affidamenti verso microimprese e piccole aziende richiedono attenzione nella selezione e nella misurazione dei rischi; potranno beneficiare dell’innovazione tecnologica, nell’interesse tanto delle aziende che incontrano difficoltà nell’accesso al credito quanto degli stessi intermediari”.

Pure il richiamo espresso ai doveri dei Gbc e delle banche popolari testimoniano la necessità di accelerare il processo di efficientamento delle banche locali (Bcc incluse) al fine di preservare quei vantaggi competitivi derivanti dal possesso di informazioni “soffici” posti in discussione dalla regolamentazione bancaria europea, la quale tende a favorire la grande dimensione a discapito delle banche minori.

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