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Ecco come Teheran perfeziona la guerra cibernetica sfruttando ChatGpt, Gemini & Co

Secondo un rapporto del Financial Times, l'esercito iraniano si affida sempre più a ChatGpt, Gemini e ad altri strumenti di intelligenza artificiale di fabbricazione statunitense per rafforzare le capacità cyber dell'Iran.

ChatGPT, Gemini e non solo: l’Iran sta sfruttando l’IA made in Usa.

Secondo un recente rapporto del Financial Times, l’apparato militare e informatico di Teheran sta utilizzando sempre più strumenti di intelligenza artificiale di fabbricazione occidentale, tra cui ChatGpt sviluppata da OpenAi e Gemini di Google, a supporto di operazioni informatiche, raccolta di informazioni e ricerca militare.

Il rapporto sostiene che soggetti legati all’Iran abbiano utilizzato questi sistemi di intelligenza artificiale per migliorare le campagne di phishing, generare codice dannoso, creare profili online convincenti e identificare vulnerabilità nelle reti bersaglio.

Ne sono convinti esperti di sicurezza informatica e aziende tecnologiche, che evidenziano come i più recenti modelli di IA abbiano ampliato le possibilità operative dei gruppi sostenuti dallo Stato iraniano, tra cui la ricerca sulla tecnologia dei droni, la guerra elettronica e i sistemi decisionali sul campo di battaglia.

Sempre il Ft ricorda che gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato di subire oltre mezzo milione di attacchi informatici al giorno, facilitati da ChatGpt e che gli israeliani hanno ricevuto ondate di email e Sms di phishing, alcuni dei quali, a quanto pare, li invitavano a collaborare con l’intelligence iraniana.

Tutti i dettagli.

L’IA A SUPPORTO DELLE OPERAZIONI CYBER IRANIANE

Secondo un analista di sicurezza informatica di una grande azienda, che ha chiesto al quotidiano finanziario britannico di restare anonimo, “Stiamo riscontrando segnali che indicano un utilizzo costante di prompt basati sull’IA”. L’esperto ha aggiunto che “Questo ha indubbiamente contribuito a migliorare le loro capacità”. Grazie a questi strumenti, l’Iran sarebbe riuscito a mantenere la pressione digitale contro Israele e Stati Uniti, nonostante la fragile tregua in vigore dall’inizio di aprile, individuando vulnerabilità informatiche avversarie e rafforzando al contempo le proprie difese.

PHISHING E NON SOLO

Gli esperti sottolineano come l’IA venga utilizzata anche per creare identità digitali credibili e condurre campagne di social engineering. Gli attacchi iraniani si basano spesso sull’indurre le vittime a cliccare su collegamenti malevoli, ma possono richiedere settimane di interazioni online sotto falsa identità per conquistare la fiducia dei bersagli.

“Tutto questo avviene in modo automatico”, ha affermato al Ft Gil Messing della società israeliana di sicurezza informatica Check Point. “Stanno usando ogni strumento a loro disposizione per accelerare le loro operazioni tramite l’intelligenza artificiale”.

“Se vieni da Teheran e cerchi di spacciarti per il responsabile delle risorse umane di un’azienda del settore della difesa, è un’impresa ardua parlare con qualcuno per un mese e sembrare una persona che vive in California”, ha affermato l’analista di sicurezza informatica.

COSA HA SCOPERTO GOOGLE

Poco prima dell’inizio del conflitto, alla fine di febbraio, il colosso tecnologico di Mountain View ha individuato il gruppo APT42, sostenuto dallo Stato iraniano, che utilizzava il modello Gemini di Google proprio per questo scopo. La società aveva già rilevato che gli hacker iraniani impiegavano il chatbot in misura maggiore rispetto a gruppi collegati a Corea del Nord, Russia e Cina.

GEMINI STUDIATO PER DISTURBARE GLI F-35

L’anno scorso Google ha scoperto che gli hacker iraniani utilizzano il suo chatbot in modo molto più intensivo rispetto alle loro controparti nordcoreane, russe o cinesi, pur essendo più sofisticate. Il gruppo APT42 lo aveva addirittura utilizzato per studiare come disturbare i caccia F-35 americani.

IL RUOLO DI CHATGPT

Le aziende tecnologiche occidentali hanno cercato di limitare l’utilizzo dei propri strumenti da parte di soggetti malevoli. OpenAI ha dichiarato di adottare misure di sicurezza per individuare e bloccare attività abusive, precisando di contrastare regolarmente i tentativi di utilizzo improprio dei suoi servizi da parte di soggetti affiliati all’Iran. “Quando identifichiamo attività dannose, intraprendiamo azioni coercitive, tra cui la disattivazione degli account, la revoca dell’accesso o la limitazione delle funzionalità utilizzate in modo improprio”, ha dichiarato OpenAI in un comunicato, aggiungendo di disporre di misure di sicurezza su tutta la sua piattaforma e che i suoi modelli più avanzati “non sono ampiamente disponibili per l’uso”.

L’INTEGRAZIONE DELL’IA NELLE FORZE ARMATE IRANIANE

Tuttavia, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dell’Iran non si limita alle operazioni informatiche. Un’analisi del Financial Times su circa 300 articoli pubblicati negli ultimi cinque anni su riviste militari iraniane ha evidenziato studi dedicati all’impiego dell’IA nella guerra elettromagnetica, nei sistemi di supporto alle decisioni sui campi di battaglia, nella guida dei droni e nelle attività di puntamento subacqueo.

“L’Iran vuole tenere il passo con gli eserciti più avanzati”, ha spiegato al quotidiano finanziario britannico Nicole Grajewski, esperta di questioni militari iraniane presso Sciences Po.

LA CORSA TECNOLOGICA TRA TEHERAN E WASHINGTON

Secondo Farzin Nadimi, esperto del Washington Institute for Near East Policy, strumenti occidentali come Google Traduttore avevano già in passato consentito all’apparato di sicurezza iraniano di accedere più rapidamente alla ricerca militare internazionale, superando la scarsità di personale con competenze linguistiche in inglese e russo.

Parallelamente, anche gli Stati Uniti stanno facendo ampio ricorso all’intelligenza artificiale nelle proprie operazioni militari. Il Pentagono si sarebbe avvalsa della tecnologia di Claude, l’Ia di Anthropic, ha rilevato il Wall Street Journal, negli attacchi contro l’Iran. Come ricorda Axios, il modello Ai di Anthropic fu utilizzato nell’operazione per catturare Nicolás Maduro e potrebbe plausibilmente essere stato utilizzato in una potenziale operazione militare in Iran. La sua intelligenza artificiale risulta integrata nel sistema Maven Smart System, sviluppato in collaborazione con Palantir Technologies. Quest’ultima è la più controversa società californiana di data mining, fondata da Peter Thiel e guidata da Alex Karp, con profondi legami con i servizi segreti e le agenzie militari statunitensi, dalla parte di Israele nella guerra contro Hamas.

L’Iran continua a scontare un significativo divario tecnologico rispetto alle principali potenze mondiali a causa delle sanzioni internazionali che hanno penalizzato economia e il sistema della ricerca.

Nonostante questo ritardo, Teheran ha dimostrato una notevole capacità di adattamento, conclude il Financial Times. Secondo alcuni esperti, il Paese starebbe ottenendo risultati rilevanti sul fronte della propaganda digitale, grazie a una rete di account vicini all’apparato statale che diffondono regolarmente contenuti virali generati con l’intelligenza artificiale, spesso utilizzati per ridicolizzare il presidente statunitense Donald Trump.

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