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Smog, è una questione di visione (e di tecnologia)

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Smog: tanto tuonò che piovve. Anzi in questo caso la pioggia non c’entra, nel senso che non piove da due mesi e lo smog che avvolge le nostre grandi città la fa da padrone, con danni alla salute di tutti, tra cui i bambini prima di tutti.

Lo smog, l’inquinamento atmosferico cittadino è diventato, complici anche i giorni delle feste natalizie, la prima notizia per molti nostri quotidiani e tg. L’inquinamento dell’aria non è più una questione lombarda, o padana, o al massimo romana, ma riguarda molti, con concentrazioni paurose sia nella pianura padana che nelle grandi città, come Roma, Milano, Torino. E scopriamo che piccole città, come Frosinone e Brescia, o Alessandria, per esempio, sono tra quelle che vestono la maglia nera da anni. Con livelli di polveri sottili allucinanti. La prima considerazione da fare è che un tema, come quello dello smog, è diventato di dominio pubblico con grande ritardo, di solito non ha molto appeal se non per le informazioni sulle targhe pari o dispari che potranno circolare in città.

Bisogna iniziare a pensare all’aria che respiriamo come al primo bene da tutelare, un diritto. Ma come fare ad affrontare un tema così complesso come questo in modo efficace? Un tema che riguarda le nostre abitudini, la nostra educazione a non sprecare e a non “buttare” un bene prezioso come l’aria che respiriamo.images_smog PArigi

Lo smog uccide, e uccide molte persone all’anno, incide sul fisico, causando malattie cardiovascolari o incidendo sulla formazione di tumori. Per questo è un problema sociale da affrontare e iniziare a risolvere. Alla fine dello scorso anno la Fondazione del Policlinico di Milano (in collaborazione con l’Università Bocconi) ha calcolato i costi del non fare in materia di smog; quanto spendono i paesi Ocse a livello sanitario. Non fare nulla costa di più che agire, è questo in sintesi il messaggio di questo studio. Ma come agire? Innanzitutto, conoscendo il problema. Lo smog delle nostre città è causato dai veicoli, ma anche dagli impianti di calore che vengono alimentati da caldaie, di diverso genere (biomasse comprese). Per esempio, limitare l’uso dei caloriferi, quando le temperature sono miti dovrebbe essere previsto dalla legge, o limitare l’uso dell’auto, aumentando l’intensità dei mezzi di trasporto pubblico, di car sharing, di bike sharing. Ma da sole queste misure non bastano. La città, le città vanno ripensate. Va ripensato l’uso dell’auto, il nostro modo di muoverci, il nostro modo di riscaldarci. Per esempio implementare l’uso delle pompe di calore è una delle cose da fare.

Per ripensare le città ci vogliono amministratori che abbiano una visione vera e duratura dell’azione di governo. Si parla tanto si smart city, ma non si può prescindere dall’aria che respiriamo. Anche la tecnologia può venire incontro, un gruppo di scienziati e manager italiani ha messo a punto una serie di brevetti per una tecnologia finalizzata alla depurazione dell’aria che respiriamo. Si tratta di Apa, acronimo di abbattimento polveri atmosferiche, che è una macchina che agisce se disseminata nel territorio urbano purificando l’aria. Dopo anni di sperimentazione si sta passando all’applicazione di questo sistema.

Non basta combattere lo smog con i limiti di legge e le restrizioni, ma anche la tecnologia può avere un ruolo nella smart city di oggi.

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