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Furto di intelligenza artificiale? Ecco perché Anthropic accusa la cinese Alibaba

Anthropic ha accusato il gruppo cinese Alibaba (che il Pentagono considera vicino alle forze armate di Pechino) di aver estratto illegalmente informazioni da Claude: è una pratica nota come "distillazione", a cui le aziende cinesi di intelligenza artificiale fanno spesso ricorso per tenere bassi i costi dei loro modelli. Tutti i dettagli.

La startup di intelligenza artificiale Anthropic ha accusato la compagnia tecnologica cinese Alibaba di aver ottenuto illegalmente l’accesso al modello Claude attraverso una serie di account fraudolenti.

In una lettera inviata al Congresso degli Stati Uniti il 10 giugno scorso, che il Financial Times è riuscito a visionare, Anthropic afferma per l’appunto che Alibaba ha condotto una “vasta campagna per estrare illecitamente le capacità di Claude”, riuscendo a generare quasi trenta milioni di scambi con il modello attraverso 25.000 account illeciti, violando le condizioni di servizio di Anthropic, che non fornisce Claude a clienti cinesi.

ALIBABA COLLABORA CON LE FORZE ARMATE DELLA CINA?

Peraltro, Alibaba – attiva nel commercio elettronico ma anche nel cloud computing e nell’intelligenza artificiale – è stata recentemente inserita dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti in una lista di società considerate vicine alle forze armate della Cina e dunque rischiose per la sicurezza nazionale americana.

Il Pentagono ritiene che Alibaba fornisca supporto tecnologico alle operazioni militari cinesi contro obiettivi americani. Pensa inoltre che l’azienda, in virtù del legame con il ministero dell’Industria cinese, contribuisca alla “fusione tra settore militare e civile a favore della base industriale della difesa cinese” e condivida le proprie tecnologie con le forze armate di Pechino. Alibaba contesta queste ricostruzioni e ha chiesto di essere rimossa dalla lista.

LA RICHIESTA DI ANTHROPIC AL GOVERNO AMERICANO

Nella lettera, Anthropic chiede al Congresso di “colmare le lacune normative che consentono ai laboratori di intelligenza artificiale della Repubblica popolare cinese di accedere a chip statunitensi avanzati” e di “sanzionare i laboratori cinesi responsabili di attacchi di distillazione”.

La distillazione – in poche parole – è una pratica che prevede l’estrazione di informazioni dai modelli di intelligenza artificiale altrui, in modo da utilizzarli per sviluppare modelli propri che abbiano prestazioni soddisfacenti ma costi più contenuti. Le aziende cinesi di intelligenza artificiale fanno spesso ricorso alla distillazione perché, non potendo accedere ai microchip avanzati per via delle restrizioni commerciali americane, non dispongono della capacità di calcolo necessaria alla fase di addestramento dei modelli.

Nella lettera, ancora, Anthropic spiega che “la campagna di Alibaba ha preso di mira alcune delle capacità di maggior valore di Claude, quali il ragionamento autonomo, l’ingegneria del software e i compiti di lungo termine”. È una puntualizzazione rilevante, dato che i modelli cinesi di intelligenza artificiale hanno generalmente difficoltà ad affrontare problemi aperti – dove cioè non esistono risposte semplicemente giuste o sbagliate – o che richiedano un ragionamento “autonomo” e prolungato.

NON È LA PRIMA VOLTA

Non è la prima volta, comunque, che Anthropic accusa un’azienda cinese di aver distillato Claude per l’addestramento dei loro modelli: prima di Alibaba c’erano state DeepSeek, Moonshot e MiniMax, con un totale di sedici milioni di scambi con Claude attraverso 24.000 account fraudolenti. Anche OpenAi, startup rivale di Anthropic e nota soprattutto per il chatbot ChatGpt, aveva accusato DeepSeek di distillazione dei suoi modelli.

Un funzionario della Casa Bianca ha detto al Financial Times che la “distillazione industriale” dei modelli di intelligenza artificiale statunitensi è “inaccettabile”, e che Washington intende “far sì che i responsabili rispondano delle loro azioni”.

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