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La Cina vuole gasarsi di più con il Gnl dell’Artico russo

La Cina sta realizzando un secondo terminale di importazione per il gas liquefatto di Arctic Lng 2, il maxi-progetto in Siberia sanzionato dall'Occidente. D'altra parte, i progressi sul gasdotto Forza della Siberia 2 sono ancora scarsi. Numeri e dettagli.

La Cina sta realizzando un secondo terminale di importazione di gas liquefatto destinato alla gestione dei carichi provenienti da Arctic Lng 2, un grande progetto nell’artico siberiano – ha una capacità produttiva di quasi venti milioni di tonnellate all’anno – sul quale la Russia ha puntato molto: lo ha sviluppato la società russa Novatek, ed è sottoposto a sanzioni.

IL COMMERCIO DI GNL TRA LA RUSSIA E LA CINA

Viste le sanzioni, nessun paese del blocco occidentale – e non solo – ha ad oggi importato gas da Arctic Lng 2. L’unica acquirente nota è la Cina, appunto, che si sta addirittura preparando a espandere la compravendita attraverso un nuovo terminale: l’impianto in questione si chiama Longkou, si trova nella città di Yantai (nella parte orientale del paese) ed è gestito dalla compagnia statale di infrastrutture petrolifere PipeChina.

Attualmente, il commercio gasifero tra Arctic Lng 2 e la Cina si svolge esclusivamente attraverso il terminale di Beihai, gestito sempre da PipeChina: il primo carico partito dall’impianto russo è arrivato qui nell’agosto del 2025, trasportato dalla metaniera russa Arctic Mulan. Da allora, il terminale di Beihai ha ricevuto quarantuno carichi da Arctic Lng 2, l’equivalente di 2,6 milioni di tonnellate di gas liquefatto.

La Cina è il paese che importa più gas liquefatto a livello globale ed è una grossa acquirente di quello russo: l’anno scorso ne ha comprate 7,5 milioni di tonnellate. Per favorire gli acquisti cinesi e compensare i rischi legati alle sanzioni, Novatek ha anche tagliato i prezzi dei carichi del 30-40 per cento, ha scritto Reuters.

COSA SAPPIAMO DEL NUOVO TERMINALE CINESE DI LONGKOU

Il terminale di Longkou dovrebbe essere pronto entro ottobre, in tempo per i mesi invernali, quando le esigenze di riscaldamento fanno salire la domanda di gas. L’impianto ha il vantaggio di essere vicino all’unità di rigassificazione galleggiante di Koryak (nell’estremo oriente russo, dove vengono gestiti i carichi di Arctic Lng 2). Avrà una capacità di ricezione iniziale pari a cinque milioni di tonnellate di gas liquefatto, leggermente inferiore a quella del terminale di Beihai (sei milioni di tonnellate).

E SU FORZA DELLA SIBERIA 2?

In stallo, invece, sono le trattative tra Mosca e Pechino su Forza della Siberia 2, un nuovo gasdotto tra i due paesi di cui si discute ormai anni, tra grandi difficoltà.

La Russia ha interesse a costruire il tubo in quanto vorrebbe, idealmente, sostituire il mercato europeo del gas con quello cinese; la società statale Gazprom ha addirittura promesso prezzi molto convenienti. La Cina, però, vuole evitare di sviluppare una dipendenza energetica da Mosca: un gasdotto è infatti un’infrastruttura vincolante (nel caso di Forza della Siberia 2, il combustibile è quello dei giacimenti della Siberia occidentale), a differenza di un terminale di rigassificazione che può ricevere carichi di varia provenienza.

Stando a Gazprom, Forza della Siberia 2 giungerà in Cina passando dalla Mongolia e trasporterà fino a cinquanta miliardi di metri cubi di gas all’anno, cioè più del 10 per cento dell’intero fabbisogno cinese. Nel lungo periodo, la Russia vorrebbe arrivare a esportare oltre cento miliardi di metri cubi di gas via tubo alla Cina ogni anno; nel 2025 i flussi sono ammontati a circa quaranta miliardi di metri cubi.

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