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Stellantis, Volkswagen e Renault fanno le sovraniste e invocano aiuti dall’Ue

Un anno dopo l'appello congiunto Elkann - De Meo (all'epoca alla guida di Renault) Stellantis si ripresenta di fronte all'esecutivo e al legislatore comunitario in un'inedita formazione a tre punte che ricomprende oltre alla Losanga pure Volkswagen. Ecco cosa chiedono all'Europa

Le norme protezionistiche studiate a Bruxelles per tutelare l’industria dell’auto dai mezzi made in China ora, di colpo, piacciono alle Case europee che in passato si erano invece scagliate con forza contro i dazi voluti dalla Commissione di Ursula von der Leyen per frenare l’arrivo delle vetture elettriche provenienti da Pechino e dintorni (la più critica in tal senso era stata Volkswagen). Anche l’azienda di Wolfsburg ha deciso infatti di fare muro, assieme a Stellantis e a Renault, chiedendo a gran voce aiuti comunitari che premino chi produce in loco. Ma andiamo con ordine.

COS’È IL MADE IN EU

Secondo quanto riporta quest’oggi il Financial Times, le tre Case europee che rappresentano da sole oltre il 60 per cento della produzione automobilistica del Vecchio continente (Stellantis e Volkswagen risultano peraltro col motore in panni per ciò che riguarda i conti), hanno sottoscritto una missiva destinata all’esecutivo e al legislatore comunitario invocando aiuti ben precisi aventi a oggetto la clausola sul Made in UE contenuta nell’Industrial Accelerator Act in studio a Bruxelles  che, nella sua formulazione originale, riserva incentivi esclusivamente alle aziende la cui intera filiera si trova nei 27.

Si tratta di una scopiazzatura tardiva dell’Inflation Reduction Act del 2022, noto anche come “l’Ira di Biden” attraverso il quale l’automotive americano è stato privilegiato nel delicato momento della destinazione di sussidi federali a discapito invece degli importatori.

COSA CHIEDONO STELLANTIS, VOLKSWAGEN E RENAULT

I tre colossi anzitutto ricordano al mondo della politica che “l’industria automobilistica europea è pienamente impegnata a garantire un futuro solido alla produzione in Europa”. Tuttavia per fare ciò le multinazionali ciò richiedono “un quadro realistico” ovvero “il made in Europe deve sostenere la competitività, attrarre investimenti e riconoscere il divario di costi che dobbiamo affrontare rispetto ai concorrenti globali. Se riusciremo a farlo nel modo giusto, l’Europa potrà rimanere una potenza automobilistica globale”.

Insomma, una lagnanza vera e propria in quanto, fanno capire Stellantis, Volkswagen e Renault, da sole altrimenti non ce la farebbero a competere con le auto made in China che stanno giungendo sulle strade del Vecchio continente. D’altra parte – ricordano le Case europee a Bruxelles – dovrebbe essere premiato chi, nonostante tutto, resta a fare industria qui: il made in Eu “non dovrebbe limitarsi a compensare i costi, ma incentivare attivamente la localizzazione e il reshoring. Ciò significa un sostegno forte e mirato alle batterie europee, una flessibilità pragmatica, soprattutto per le auto di piccole dimensioni, e politiche che rendano i veicoli elettrici più accessibili, costruendo al contempo una catena di approvvigionamento europea resiliente”. Queste, insomma, le istanze recapitate dalle tre in sede comunitaria.

LA SOGLIA RICHIESTA DAI COSTRUTTORI EUROPEI

Secondo Stellantis, Volkswagen e Renault la normativa protezionistica che risponde al principio del Made in Eu “deve essere semplice, raggiungibile e coerente in tutta l’Ue – proseguono – una soglia del 70% di contenuto di valore regionale fornisce un parametro di riferimento chiaro e praticabile, che riflette l’intera catena del valore, dalla progettazione alla produzione avanzata, e offre all’industria la chiarezza necessaria per investire. Chiediamo alle nostre istituzioni dell’Ue di creare un quadro volto a garantire che il 70% dei veicoli venduti dalle case automobilistiche in Europa provenga per il 70% dai 27 Paesi dell’Ue”.

QUANDO ELKANN DICEVA DI NON VOLERE AIUTI

L’intervento costituisce una sorta di bis dell’appello sottoscritto esattamente un anno fa dal presidente di Stellantis, John Elkann, e dall’allora Ad di Renault Luca De Meo in un’intervista al quotidiano francese Le Figaro. All’epoca il rampollo Agnelli disse però: “Non chiediamo aiuti, ma solo che ci lascino lavorare, innovare e portare alla gente i veicoli più puliti e anche accessibili, che desiderano e di cui hanno bisogno. In Europa, discutiamo con Stati che purtroppo hanno poco margine di manovra e una Commissione Europea che ha poca capacità di agire. In Cina, negli Stati Uniti e nei paesi emergenti, stanno costruendo politiche industriali forti”. L’improvviso cambio di Ceo dell’alleato francese aveva poi depotenziato le istanze dei due costruttori, almeno fino a quest’oggi dove Stellantis si ripresenta a Bruxelles con un’inedita formazione a tre punte che contempla pure Vw.

Anche negli Usa, dove sono allo studio norme protezionistiche ancora più ostili alle auto made in China supportate tanto dai Repubblicani quanto dai Democratici, Stellantis si è espressa a favore nonostante qua in Europa stia allargando le proprie partnership con marchi del Dragone che prevedono l’importazione e la distribuzione di city car e Suv Leapmotor mentre per il segmento superiore ci si affida al marchio Voya con Dongfeng.

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