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Mps, chi vince e chi perde con la triade Intesa-Unipol-Bper. Dagospia spiazzato…

Brevi e maliziosette considerazioni a latere delle ultime vicende che riguardano Mps e Generali

 

Caro direttore,

potrei cantare vittoria, cioè potrei vantarmi di aver annusato venerdì che qualcosa di rilevante stava per avvenire nel risiko banco-finanziario in Italia, visti gli spifferi che circolavano nel centrodestra sulle mire estere per interposti istituti italiani su Generali.

Potrei, ma non lo faccio. Perché la sequenza degli eventi avvenuti ieri – prima il comunicato di Banco Bpm con la manifestazione di interesse su Mps con annessa proposta di fusione, e i successivi rumors su una mossa di Intesa Sanpaolo con un cda serale che ha approvato l’Opas su Mps, insieme a Bper e Unipol, con un’architettura finanziaria complessa e dettagliata – mi fa sorgere un dubbio: chi stava pianificando davvero una mossa su Mps? Banco Bpm o Intesa Sanpaolo? O tutti e due gli istituti covavano da tempo questa prospettiva poi attuata?

Certo, come ti dicevo nella lettera venerdì, in una parte del centrodestra le manovre di Banco Bpm, che ha come primo azionista il colosso francese Credi Agricole, sono guardate con sospetto, tanto più che l’istituto milanese ha contribuito in maniera non secondaria all’affossamento della mossa caltagironiana (dunque meloniana) su Mps, facendo vincere a sorpresa la lista di Lovaglio. Così Palazzo Chigi avrà avuto gioco facile a dare un via libera informale e di massima al piano di Intesa su Mps, che di fatto punta alla stabilità azionaria di Generali, preservandola nelle intenzioni da incursioni estere: non volevo cadere dalla padella della francese Natixis alla brace del Credit Agricole, Palazzo Chigi ha lasciato correre…

Insomma, diciamo che ci sarà stata una sorta di convergenza parallela fra i vertici di Intesa Sanpaolo e i vertici di Palazzo Chigi. E a togliere le “castagne dal fuoco” al governo è giunto anche il colosso assicurativo Unipol (che fino a pochi anni fa i giornali di centrodestra bollavano con sdegno come emanazione e cinghia di trasmissione finanziaria delle cooperative rosse) per far quadrare il cerchio ai piani di Intesa grazie all’azione di Bper (controllata di fatto da Unipol).

Ma attenzione a dare per spacciato Banco Bpm. La “mossetta” su Mps può essere stata funzionale all’uscita allo scoperto di Intesa e come segnale per dire: “Signori, vogliamo anche essere noi della partita, ok?”. D’altronde i francesi e gli italiani filo Francia sono dei filoni…

Forse il più deluso (oltre a Lovaglio e alla Lega) sarà l’organo ufficioso dell’antimelonismo, ossia Dagospia, che vede il suo massimo investitore pubblicitario – il gruppo Unipol guidato da Carlo Cimbri – togliere (mi ripeto, ma forse è chiaro) le “castagne dal fuoco” al governo.

Penso che di tutto questo e di molto altro ne riparleremo nei prossimi giorni.

Grazie dell’attenzione, cordiali saluti e buon lavoro.

Gianluca Zappa

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