AstraZeneca lancia un avvertimento all’Europa sul futuro accesso ai farmaci innovativi. Sullo sfondo delle nuove regole sui prezzi introdotte negli Stati Uniti e di un mercato europeo ritenuto sempre meno remunerativo, il gruppo farmaceutico anglo-svedese segnala il rischio di dover rivedere le proprie strategie di commercializzazione. Al centro della questione vi sono i livelli di spesa sanitaria destinati ai medicinali innovativi, considerati dall’azienda insufficienti rispetto a quelli garantiti dal mercato statunitense.
IL MONITO DI PASCAL SORIOT
AstraZeneca potrebbe rinviare o addirittura non lanciare nuovi farmaci nel Regno Unito e nel resto d’Europa se non verranno riconosciuti prezzi più elevati per le terapie innovative. A dichiararlo è stato l’amministratore delegato Sir Pascal Soriot in un’intervista al Financial Times.
Secondo il manager, i Paesi europei dovranno aumentare gli investimenti nei medicinali di nuova generazione. In caso contrario, il gruppo sarebbe spinto a concentrare gran parte delle proprie attività commerciali negli Stati Uniti, mercato dal quale proviene circa il 45% dei ricavi complessivi della società.
“È triste e doloroso, ma non avremmo altra scelta. Devo prendermi cura dei pazienti, ma anche degli azionisti, garantendo ricavi sufficienti per reinvestire nella nostra ricerca e sviluppo e nello sviluppo di nuovi farmaci”, ha affermato Soriot.
L’EFFETTO DEGLI ACCORDI SUI PREZZI NEGLI STATI UNITI
Le dichiarazioni arrivano in un contesto caratterizzato dalle pressioni esercitate dall’amministrazione del presidente Donald Trump per ridurre il costo dei farmaci negli Stati Uniti. Negli ultimi nove mesi, numerose multinazionali del settore, compresa AstraZeneca, hanno raggiunto accordi che prevedono una riduzione di alcuni prezzi sul mercato americano.
Tali intese si basano sul principio della cosiddetta “Most Favored Nation”, secondo cui il prezzo di determinati medicinali negli Stati Uniti non può superare quello applicato in altri mercati sviluppati come Europa, Giappone e Canada.
Proprio questo meccanismo ha alimentato le preoccupazioni dell’industria farmaceutica. Diverse aziende stanno valutando la possibilità di ritardare l’introduzione di nuovi prodotti in Europa per evitare che prezzi più bassi nel continente si traducano automaticamente in riduzioni tariffarie negli Stati Uniti.
IL DIVARIO DI SPESA TRA EUROPA E STATI UNITI
Soriot ha riconosciuto che l’impegno assunto dal Regno Unito per incrementare la spesa farmaceutica all’interno del National Health Service rappresenta un passo avanti, pur giudicandolo ancora insufficiente rispetto alle esigenze del settore.
Il dirigente ha sottolineato che l’Europa, incluso il Regno Unito, destina ai medicinali innovativi circa lo 0,4% del prodotto interno lordo, una quota che negli Stati Uniti raggiunge invece circa lo 0,8%.
“Il 45% dei nostri ricavi proviene dagli Stati Uniti. Il Regno Unito rappresenta il 2%, così come Francia e Spagna. Perché dovremmo mettere a rischio il 50% dei nostri ricavi se non possiamo ottenere un prezzo ragionevole nel Regno Unito o in Francia?”, ha dichiarato.
LA QUOTAZIONE A NEW YORK E GLI INVESTIMENTI NEL REGNO UNITO
Le parole del manager, scrive il Ft, sono state pronunciate poco dopo la cerimonia di apertura delle contrattazioni alla Borsa di New York, organizzata per celebrare la quotazione diretta di AstraZeneca sul mercato americano completata a febbraio.
L’operazione ha alimentato speculazioni su un possibile allontanamento della società dalla Borsa di London. Soriot ha tuttavia escluso questa ipotesi, ribadendo il legame del gruppo con il Regno Unito.
A conferma della propria presenza nel Paese, ad aprile AstraZeneca ha annunciato un investimento da 300 milioni di sterline per completare l’espansione del centro di ricerca e sviluppo di Cambridge. Il gruppo ha inoltre comunicato la realizzazione di un nuovo laboratorio a Macclesfield.




