Le nuove evidenze cliniche su survodutide hanno innescato una pesante reazione del mercato nei confronti di Zealand Pharma. Nonostante il farmaco sperimentale contro l’obesità abbia confermato risultati rilevanti in termini di riduzione del peso corporeo e del grasso epatico, gli investitori hanno concentrato l’attenzione sul profilo di tollerabilità emerso dagli studi di fase avanzata.
Le vendite hanno colpito il titolo della società danese, già in difficoltà dall’inizio dell’anno, in un contesto caratterizzato da una competizione sempre più intensa nel mercato dei trattamenti anti-obesità.
IL CROLLO IN BORSA DOPO I DATI CLINICI
Le azioni di Zealand Pharma, scrive Cnbc, oggi hanno registrato un forte ribasso, arrivando a perdere fino al 26% e risultando il peggior titolo dell’indice paneuropeo Stoxx 600. Nelle prime ore di contrattazione il calo si attestava intorno al 25%, portando la flessione da inizio anno a oltre il 40% e vicino al 50%, secondo alcune rilevazioni.
A innescare la reazione degli investitori sono stati i dati completi presentati nel fine settimana da Boehringer Ingelheim, partner che detiene i diritti esclusivi per lo sviluppo e la commercializzazione di survodutide. Sebbene il farmaco abbia raggiunto gli obiettivi principali degli studi di fase avanzata, il mercato ha espresso preoccupazione per l’incidenza degli effetti collaterali gastrointestinali e per il numero di pazienti che hanno interrotto il trattamento.
LE PREOCCUPAZIONI SULLA TOLLERABILITÀ
Secondo i dati dello studio, infatti, il 19% dei partecipanti ha abbandonato il trattamento a causa di eventi gastrointestinali, a fronte del 2,9% registrato nel gruppo placebo. Inoltre, oltre il 40% dei pazienti, scrive Cnbc, ha riportato episodi di vomito.
L’analisi dei risultati ha poi evidenziato tassi di interruzione superiori a quelli osservati negli studi dei farmaci concorrenti già presenti sul mercato. Quasi un paziente su quattro trattato con la dose più elevata di 6 milligrammi ha sospeso la terapia per effetti collaterali e circa uno su cinque ha interrotto specificamente a causa di problemi gastrointestinali, stando a Reuters. Per gli analisti di JPMorgan “questi tassi sono diverse volte superiori a quelli dei concorrenti sul mercato Wegovy e Zepbound”.
Anche Barclays ha sottolineato che “la sicurezza/tollerabilità rimane il problema chiave”, aggiungendo che l’elevato tasso di abbandono potrebbe limitare il potenziale commerciale del farmaco come trattamento per l’obesità e per la steatosi epatica.
Pure gli analisti di Citi hanno espresso una valutazione altrettanto critica, affermando che “un tasso di interruzione del trattamento del 19% dovuto a eventi avversi non è trascurabile” e che l’incidenza di nausea, vomito, diarrea e costipazione risulta significativamente superiore rispetto a quella ritenuta commercialmente sostenibile nei confronti di tirzepatide e semaglutide.
I RISULTATI SULLA PERDITA DI PESO
Survodutide è un farmaco iniettabile che agisce simulando l’azione delle proteine GLP-1 e glucagone, inducendo un maggiore senso di sazietà. Nello studio di fase avanzata condotto per 76 settimane su adulti con obesità o sovrappeso, senza diabete di tipo 2, il trattamento ha prodotto una perdita di peso media fino al 16,6%, rispetto al 3,2% ottenuto con il placebo.
Gli analisti hanno giudicato questi risultati sostanzialmente comparabili a quelli delle terapie basate su GLP-1 già commercializzate da Novo Nordisk ed Eli Lilly, pur evidenziando come alcuni nuovi candidati in sviluppo abbiano mostrato dati potenzialmente superiori in termini di riduzione del peso corporeo.
I DATI SU GRASSO EPATICO E MASSA MAGRA
Prima della pubblicazione dei dati che hanno provocato il sell-off del titolo, Boehringer Ingelheim aveva diffuso ulteriori dettagli sul profilo metabolico del farmaco. Un’analisi effettuata su pazienti sottoposti a risonanza magnetica all’inizio e alla fine dello studio di 76 settimane ha mostrato una riduzione del grasso viscerale fino al 34% e del grasso epatico fino al 63,1% rispetto ai valori iniziali.
La perdita di massa magra ha rappresentato non più del 10,8% della variazione complessiva della composizione corporea alla dose massima di 6 milligrammi, indicando che la riduzione del peso è stata determinata prevalentemente dalla perdita di tessuto adiposo.
Commentando i risultati, Shashank Deshpande, responsabile del business farmaceutico umano di Boehringer Ingelheim, ha dichiarato che “crediamo che survodutide diventerà una nuova importante opzione terapeutica all’intersezione tra obesità e malattie del fegato, due condizioni profondamente collegate ma raramente affrontate insieme”.
GLI STUDI NELLA MALATTIA EPATICA
In un secondo studio di fase avanzata condotto su pazienti affetti da MASLD, la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, survodutide ha raggiunto entrambi gli obiettivi principali della sperimentazione. Dopo 48 settimane, fino all’84,2% dei pazienti trattati ha ottenuto una riduzione del grasso epatico pari ad almeno il 30%, contro il 24,3% del gruppo placebo. La perdita di peso ha raggiunto il 12,2%, rispetto all’1% osservato con il placebo.
Il farmaco ha inoltre consentito la normalizzazione del contenuto di grasso nel fegato, inferiore al 5%, nel 61% dei pazienti, a fronte del 5,7% registrato nel gruppo placebo.
UN MERCATO MOLTO COMPETITIVO
Il mercato globale dei farmaci per la perdita di peso è attualmente dominato da Novo Nordisk con Wegovy e Ozempic, entrambi basati sulla semaglutide, e da Eli Lilly con Zepbound e Mounjaro, basati sulla tirzepatide. La crescente presenza di nuovi concorrenti, tra cui Zealand Pharma, Amgen, AstraZeneca e Altimmune, ha aumentato la pressione sulle aziende affinché dimostrino vantaggi distintivi rispetto alle terapie esistenti.
Per Zealand Pharma il nuovo calo in Borsa, commenta Cnbc, si aggiunge alle difficoltà già emerse a marzo, quando il titolo aveva registrato la peggior seduta della sua storia dopo la diffusione di risultati inferiori alle attese per petrelintide, altro farmaco sperimentale anti-obesità sviluppato in collaborazione con Roche. Secondo Barclays, i dati aggiuntivi diffusi venerdì hanno fornito “dettagli incrementali sul profilo clinico” del candidato, senza tuttavia modificare in modo significativo la valutazione espressa dopo i risultati preliminari annunciati a marzo.




