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Pirelli, ecco come i cinesi di Sinochem sgommano contro il decreto golden power

La compagnia cinese Sinochem ha presentato ricorso al Tar del Lazio per chiedere l'annullamento del decreto governativo su Pirelli, di cui è l'azionista principale ma non possiede libertà decisionale. Tutti i dettagli.

L’azienda milanese di pneumatici Pirelli ha fatto sapere che il suo maggiore azionista, la compagnia statale cinese Sinochem, ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio per chiedere l’annullamento del decreto governativo dello scorso aprile.

COSA PREVEDE IL DECRETO GOVERNATIVO SU PIRELLI DI APRILE, IN BREVE

Il decreto in questione stabilisce, sulla base del golden power, tutta una serie di limitazioni all’influenza di Sinochem su Pirelli: pur possedendo il 34,1 per cento dell’azienda, infatti, Sinochem potrà indicare solamente tre consiglieri nel consiglio di amministrazione; nessuno di questi, poi, potrà avere deleghe o poteri che gli consentano di partecipare alle decisioni finanziarie, industriali o strategiche. Le restrizioni resteranno in vigore fino a quando Sinochem non ridurrà la sua partecipazione sotto il 10 per cento.

Il secondo maggiore azionista di Pirelli è il vicepresidente Marco Tronchetti Provera, che attraverso le holding Camfin e Mtp Spa possiede il 26,2 per cento.

DOPPIO RICORSO AL TAR

I ricorsi al tribunale del Lazio (Tar, in gergo) sono stati notificati il 7 giugno scorso e sono in realtà due, ma di contenuto identico: uno è stato presentato da China National Tire & Rubber Corporation (Cnrc), una divisione di Sinochem, mentre l’altro dal veicolo Marco Polo International. Entrambi sono diretti contro la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero delle Imprese e altri ministeri.

IL COMMENTO DI PIRELLI

Nel comunicato stampa diffuso oggi, Pirelli ha specificato che questi ricorsi “non incidono sul regolare svolgimento dell’assemblea degli azionisti in programma il prossimo 25 giugno 2026 avente all’ordine del giorno, tra gli altri, il rinnovo del Consiglio di Amministrazione sulla base delle liste presentate dai soci nel rispetto del Dpcm Golden Power, già comunicate al mercato”.

PERCHÉ IL GOVERNO È INTERVENUTO SU PIRELLI?

Il governo è intervenuto su Pirelli – più volte, peraltro – con il golden power, cioè l’insieme di poteri speciali che permettono all’esecutivo di tutelare gli asset di valore strategico per il paese. La “strategicità” di Pirelli è legata principalmente ai Cyber Tyre, degli pneumatici dotati di sensori capaci di raccogliere dati e di “dialogare” in tempo reale sia con i sistemi di bordo dell’automobile, sia con le infrastrutture stradali smart.

In aggiunta alle limitazioni su Sinochem, il decreto di aprile impone delle prescrizioni anche su Pirelli, che non dovrà condividere informazioni sensibili sulle attività di ricerca e sviluppo, sulle proprietà intellettuali e sul know-how tecnologico. Dovrà anche vietare l’accesso ai sistemi informativi gestionali-amministrativi e impedire il trasferimento di beni e servizi – oltre che dei dati ottenuti dai Cyber Tyre – presso infrastrutture extra-europee o legate al governo cinese, tra le altre cose.

I CYBER TYRE NEGLI STATI UNITI

In tutto questo, Pirelli sta cercando di evitare la messa al bando dei suoi prodotti negli Stati Uniti, un mercato rilevantissimo per l’azienda perché vale all’incirca un quinto delle entrate. Gli americani, infatti, hanno vietato la vendita delle tecnologie cinesi per i “veicoli connessi” per ragioni di sicurezza: è una normativa che tocca direttamente Pirelli perché – come detto – il suo socio principale è una società statale cinese.

A maggio l’azienda ha fatto sapere di aver avviato la produzione dei Cyber Tyre negli Stati Uniti: più precisamente nello stabilimento di Rome, in Georgia.

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