Il presidente Donald Trump ha sorpreso (quasi) tutti annunciando che il governo federale sta valutando di acquisire quote azionarie nelle principali aziende di IA per permettere agli americani di diventare beneficiari diretti della rivoluzione tecnologica.
L’idea, già discussa con i vertici delle società e destinata a essere approfondita in un incontro alla Casa Bianca la prossima settimana, nasce dal bisogno di rispondere al crescente malcontento verso l’AI: timori per i posti di lavoro, impatto dei data center e concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi.
Una proposta, quella del presidente Usa che crea alleanze inedite, dal senatore Bernie Sanders ai populisti MAGA, e che rischia di ridefinire i rapporti tra Washington e la Silicon Valley alla vigilia delle elezioni di midterm.
L’annuncio di Trump
Venerdì, parlando a bordo dell’Air Force One, Trump ha descritto apertamente l’ipotesi di una “partnership” in cui “pezzi delle aziende” IA verrebbero destinati al pubblico americano, come riporta Bloomberg.
Il presidente ha aggiunto di aver già parlato con le aziende e di aver convocato i loro leader alla Casa Bianca per la prossima settimana.
L’obiettivo, ha spiegato Trump, è far sì che “il popolo americano possa beneficiare del successo dell’IA” e, di conseguenza, apprezzare di più questa tecnologia.
Come scrive il Financial Times, la mossa si inserisce nella strategia industriale “America First” dell’amministrazione, che ha già portato il governo a prendere partecipazioni in settori strategici, tra cui un 10% di Intel per 9 miliardi di dollari, oltre a start-up nel campo delle terre rare e del quantum computing.
Le origini della proposta
L’accelerazione recente è arrivata da sinistra. Come riferisce il Financial Times, Bernie Sanders ha avanzato l’idea di una tassa una tantum del 50% sulle azioni dei laboratori IA per finanziare un fondo sovrano che redistribuisca i guadagni. “Garantirebbe che i trilioni creati dall’AI migliorino la vita di tutti noi”, ha affermato il senatore.
Come riporta l’Associated Press, Sam Altman ha incontrato proprio Sanders questa settimana, su sua iniziativa. Il CEO di OpenAI ha espresso condivisione per il principio di una partecipazione pubblica, pur senza sostenere la soglia del 50%, e si è detto disponibile a lavorare insieme per promuovere l’idea.
Non si tratta di una novità: secondo CNBC, i colloqui tra Altman e l’amministrazione Trump su una possibile donazione di equity o partecipazione governativa durano da oltre un anno.
Già ad aprile OpenAI aveva pubblicato un documento che proponeva un “fondo sovrano pubblico” per dare a ogni cittadino una quota della crescita generata dall’AI.
Il dibattito in America
La proposta trumpiana ha unito figure solitamente distanti. Da un lato Sanders e la sinistra progressista, dall’altro populisti preoccupati per l’impatto sui lavoratori.
Secondo il FT Steve Bannon avrebbe mostrato un sostegno condizionato, mentre Trump ha notato che, sulle questioni economiche, le sue basi e quelle sandersiane “non sono così lontane”.
Come sottolinea Politico, il presidente vede in questa strada un modo per ottenere il consenso di un’opinione pubblica sempre più scettica e inquieta. Le preoccupazioni sulle conseguenze dell’IA sono diffuse e concrete.
Le critiche
Non mancano le opposizioni. David Sacks, ex responsabile IA della Casa Bianca e venture capitalist vicino a Trump, ha attaccato duramente l’idea, parlando di “nazionalizzazione dell’IA” che accelererebbe la “fusione corporativo-governativa” e rischierebbe di creare un sistema di controllo stile social credit cinese.
Altri esperti, tra cui Samuel Hammond della Foundation for American Innovation, avvertono che una partecipazione statale, per quanto sensata sulla carta, potrebbe aprire la porta a favoritismi politici e corruzione.
Come nota Bloomberg, restano ancora da definire i meccanismi: donazione volontaria di azioni, acquisto diretto o altro. Il costo sarebbe elevato, considerando che OpenAI, Anthropic e simili puntano a valutazioni da trilioni di dollari con imminenti IPO.
Precedenti, tempistica e poste in gioco
L’amministrazione Trump ha già rotto diversi tabù prendendo quote dirette in aziende private, dal caso Intel in poi. Entrare però nel capitale di laboratori IA ancora in perdita rappresenterebbe un passo senza precedenti.
La tempistica è tutt’altro che casuale: a cinque mesi dalle elezioni di midterm, i sondaggi mostrano un elettorato sempre più inquieto per l’economia e per gli effetti dell’IA.
Come osserva il Financial Times, i repubblicani temono di perdere terreno proprio nella base MAGA. Offrire agli americani una fetta concreta della ricchezza generata potrebbe rivelarsi una mossa politicamente efficace.
I dettagli operativi – percentuale di equity, forma di distribuzione ai cittadini, ruolo del Congresso – devono ancora essere definiti. I CEO delle grandi aziende avranno l’occasione di confrontarsi direttamente nel merito alla Casa Bianca.
Al di là degli aspetti tecnici, questa discussione riflette un cambiamento più profondo: l’IA non è più solo una questione tecnologica, ma una forza che sta ridisegnando società, lavoro ed equilibri di potere. Che si arrivi a una vera condivisione della ricchezza o che l’annuncio resti un segnale politico, una cosa è chiara: Washington non intende più lasciare l’IA esclusivamente nelle mani del mercato privato





