Alle decine di migliaia di cause in sospeso per il diserbante Roundup, a base di glifosato, Bayer aggiunge ora quella presentata da Latham Quality, un’azienda familiare di sementi con sede in Iowa, che accusa il colosso tedesco di pratiche illegali e anticoncorrenziali per monopolizzare il mercato statunitense delle sementi di mais geneticamente modificato.
Sullo sfondo gli agricoltori Usa che hanno dovuto affrontare costi elevati per sementi, carburante e fertilizzanti e stanno vivendo il quarto anno consecutivo di riduzione dei margini di profitto.
LA DENUNCIA DI LATHAM QUALITY
La causa civile, depositata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale del Missouri, sostiene che Bayer abbia utilizzato pratiche anticoncorrenziali per controllare il mercato delle sementi di mais geneticamente modificate resistenti al Roundup, l’erbicida più diffuso del gruppo. Secondo Latham Quality, quasi tutte le sementi ibride di mais Ogm vendute negli Stati Uniti incorporano il tratto genetico NK603, sviluppato da Monsanto e oggi controllato da Bayer dopo l’acquisizione della società statunitense nel 2018.
La denuncia sostiene che Bayer avrebbe impedito ai concorrenti di sviluppare versioni generiche delle sementi NK603 anche dopo la scadenza dell’ultimo brevetto nel 2022. “Questo è il risultato diretto della condotta anticoncorrenziale di Bayer volta a mantenere il proprio monopolio”, si legge negli atti giudiziari. Latham accusa inoltre Bayer di aver continuato a imporre royalty sulle sementi prodotte con il proprio materiale genetico e di aver aumentato le commissioni di licenza per le aziende sementiere indipendenti.
Secondo il governo statunitense, circa il 92% delle superfici coltivate a mais negli Usa utilizza sementi tolleranti agli erbicidi. La causa sostiene che Bayer abbia acquisito “il potere di controllare i prezzi di mercato ed escludere la concorrenza”.
LE PRESSIONI SULLE AZIENDE SEMENTIERE
Latham Quality afferma di aver ottenuto da Bayer e Monsanto il diritto di utilizzare il tratto NK603 nelle sementi di mais distribuite agli agricoltori americani. Successivamente, l’azienda dell’Iowa avrebbe avviato lo sviluppo di sementi concorrenti rispetto ai prodotti Bayer, ricevendo però l’avvertimento di un rappresentante della multinazionale di “restare fedeli al 100% a Bayer”.
Stando alla causa, dopo che Latham ha deciso di proseguire nello sviluppo delle proprie sementi concorrenti, i rappresentanti commerciali dei marchi Bayer avrebbero utilizzato informazioni riservate per sottrarre clienti all’azienda, fino a spingerla “sull’orlo della bancarotta”. Come ricorda Reuters, John Latham, presidente della società, aveva già denunciato nell’ottobre scorso davanti alla Commissione Giustizia del Senato Usa il crescente squilibrio nel settore delle sementi e dei fertilizzanti. “Purtroppo, molte aziende indipendenti stanno chiudendo mentre queste multinazionali diventano sempre più potenti e, apertamente, predatorie”, aveva dichiarato.
L’INTERVENTO DEL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA
Le accuse mosse da Latham arrivano in un momento di crescente attenzione delle autorità federali americane verso la concentrazione del mercato agricolo. Solo la scorsa settimana, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva annunciato che Bayer CropScience LLC aveva rimosso alcune clausole considerate potenzialmente anticoncorrenziali dal proprio “Premier Performance Program”, un programma di fidelizzazione rivolto alle aziende sementiere indipendenti.
Secondo la divisione Antitrust del dipartimento, il programma prevedeva che le aziende dovessero raggiungere obiettivi di vendita sia per sementi di mais sia per sementi di soia per ottenere sconti commerciali, una pratica che avrebbe potuto configurare una forma di vendita abbinata anticoncorrenziale. Bayer ha eliminato questo vincolo per la stagione agricola 2025 e si è impegnata a non ripristinarlo per sette anni.
Le autorità statunitensi hanno inoltre contestato incentivi che, secondo Washington, avrebbero limitato la disponibilità delle aziende sementiere indipendenti a utilizzare tecnologie concorrenti rispetto a quelle di Bayer.
I CONTI DI BAYER E IL BUSINESS DELLA SOIA
Sul fronte finanziario, Bayer continua intanto a registrare risultati positivi nel settore agricolo. Nel primo trimestre il gruppo tedesco ha riportato un EBITDA rettificato di 4,45 miliardi di euro, in crescita del 9% rispetto all’anno precedente e superiore alle aspettative degli analisti ferme a 3,93 miliardi di euro.
La divisione Crop Science, che comprende sementi e prodotti per la protezione delle colture, ha registrato un aumento degli utili del 17,9%, raggiungendo i 3 miliardi di euro. A sostenere i risultati è stata soprattutto la risoluzione di una disputa sulle licenze della soia con il concorrente statunitense Corteva, che ha migliorato l’accesso di Bayer al mercato delle sementi di soia.
Il gruppo guidato dall’amministratore delegato Bill Anderson continua tuttavia a confrontarsi con l’enorme esposizione legale collegata al Roundup. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha accettato di esaminare la richiesta di Bayer di bloccare migliaia di cause che attribuiscono al diserbante effetti cancerogeni, anche se dopo una prima udienza i giudici sono apparsi divisi nelle valutazioni.
LA CRISI DEGLI AGRICOLTORI AMERICANI
Nel frattempo, il contesto economico per gli agricoltori americani continua a deteriorarsi. Secondo il Kentucky Farm Bureau, dopo l’escalation della guerra con l’Iran il costo del diesel agricolo è aumentato del 72%, mentre i prezzi dell’urea sono saliti del 55%. Allo stesso tempo, oltre il 60% degli Stati Uniti continentali si trova in condizioni di siccità.
In Texas, Oklahoma e South Dakota molti produttori stanno riducendo o rinunciando completamente all’utilizzo di fertilizzanti a causa dei prezzi elevati e delle prospettive di raccolti ridotti. “Stiamo pagando prezzi dei fattori produttivi del 2026 ma riceviamo prezzi per i raccolti degni degli anni ’70 e ’80”, ha dichiarato un agricoltore dell’Oklahoma.







