“Un nouveau signal du déclin de l’auto française”. Al cambio di destinazione deciso da Stellantis e comunicato nei giorni scorsi dello stabilimento di Poissy, fabbrica storica (fondata nel 1937) alle porte di Parigi, Le Monde ha voluto dedicare nientemeno che un editoriale intravedendoci, appunto, un ennesimo segno del declino dell’auto francese.
Nella realtà dei fatti alla fabbrica d’Oltralpe è andata anche bene, o comunque meno peggio del previsto, perché almeno adesso ha rassicurazioni sul proprio futuro industriale: niente più auto, ma dal 2028 le sue linee sforneranno componentistica mentre i suoi capannoni porteranno avanti attività di ricondizionamento e riciclo di veicoli usati.
Il tema però è un altro: dallo scorso autunno in Francia si mugugna sostenendo che l’alternanza al posto del conducente tra Carlos Tavares e Antonio Filosa abbia di fatto finito per sfavorire gli impianti francesi.
STELLANTIS RIDISEGNA LE SUE GEOGRAFIE
Non a favore degli impianti italiani, s’intende. Dove andrà la Stellantis di nuovo corso e quanto investirà in Europa lo si saprà solo tra poche settimane, quando il 21 maggio, dagli Usa, sarà alzato il sipario sul piano industriale del Gruppo italo-francese, il primo dell’era Filosa.
I segnali per il Vecchio continente non sono incoraggianti: l’aver scelto infatti la piazza americana, dopo peraltro aver comunicato l’intenzione di destinare a quelle attività ben 13 miliardi, lascia presagire che gli hub europei dovranno spartirsi le briciole. Anche perché nell’ultimo periodo Stellantis ha invece accelerato nelle sue fabbriche nel Nord Africa (in Marocco e Algeria) che potrebbero nel prossimo futuro sottrarre modelli a quelle dell’Europa dell’Est.
Viceversa negli stabilimenti europei che vanno perdendo commesse secondo voci di corridoio potrebbero presto arrivare quei marchi cinesi con cui Stellantis starebbe vagliando possibili partnership. Tuttavia, come si anticipava poco sopra, allo storico hub francese sarebbe potuto anche andar peggio, considerato che da tempo la dirigenza del Paris Saint-Germain corteggia il costruttore d’auto perché convinto che quel sito sarebbe l’ideale per farci lo stadio del Psg.
COSA PRODUCE POISSY
L’impianto di Poissy che sotto Psa produceva soprattutto la Peugeot 208 e le DS aveva beneficiato di un investimento di 150 milioni di euro così da consentirgli i dovuti aggiornamenti per la produzione di auto elettriche basate sulla piattaforma eCMP. Ma le auto elettriche, si sa, non stanno avendo la fortuna nelle vendite che ci si aspettava.
Dopo la fusione con Stellantis Poissy ha continuato a sfornare DS (attualmente DS3) aggiungendo anche le Opel Mokka: in totale ne produce 420 esemplari al dì. Troppi per vetture che non godono di particolare appeal né in Europa né sui rispettivi mercati di riferimento (ovvero la Francia e la Germania). Inoltre i sindacati erano in allarme perché la Mokka è ormai arrivata a macinare gli ultimi chilometri della propria esistenza ma alla fabbrica non erano giunte ulteriori informazioni circa i nuovi modelli che avrebbe dovuto sfornare.
LA SITUAZIONE FRANCESE IN SCIA A QUELLA ITALIANA?
E mentre in Italia c’è chi è arrivato a contare che il 2025 è stato il 18esimo anno di cassa per Mirafiori, hub storico della Fiat (in questo periodo si notano soprattutto gli sforzi del Gruppo per sottolinearne mediaticamente la ripartenza, avendole assegnato la 500 ibrida), in Francia i sindacati scandalizzati lo scorso autunno sottolineavano che non fosse mai accaduto prima di dover fermare gli impianti per ben tre settimane. E’ accaduto dal 13 al 31 ottobre 2025: 12 giorni in cassa integrazione più tre di ferie forzate.
Giornate di riposo non volute che hanno messo i metalmeccanici di fronte a una realtà particolarmente amara: cinque stabilimenti in Francia potrebbero essere pleonastici, specie visto come vanno gli affari nell’Hexagone e nel resto d’Europa. La crisi del resto sta tamponando tutti i marchi del Vecchio continente: il gruppo Volkswagen taglierà 50.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030, mentre restando in Francia Renault ha annunciato una riduzione del 15-20% del proprio personale tecnico entro il 2028 (la ricerca e sviluppo, soprattutto delle auto elettriche, viene invece portata avanti in Cina).
Quanto a Stellantis e ai duemila lavoratori di Poissy nei mesi scorsi era stata ventilata l’ipotesi di trasferirli altrove, anche fuori dalla Francia. In merito la stampa locale aveva fatto il nome dello stabilimento serbo che accoglie già gli operai italiani adibiti alla realizzazione della Grande Panda, mentre adesso secondo il Fatto Quotidiano l’organico sarà comunque dimezzato. Probabilmente senza licenziamenti: si attenderà il turn-over naturale.
La scelta di fare di Poissy un hub green, si legge su Le Monde, “non riesce a mascherare il drastico declino della presenza industriale di Stellantis nella regione dell’Île-de-France. Il sito assomiglierà meno a una fabbrica e più a un’enorme officina dedicata all’assistenza post-vendita, alla produzione di pezzi di ricambio e alla riconfigurazione dei veicoli. Né Flins [si fa riferimento all’hub di Renault a Yvelines convertito anch’esso all’economia circolare ndR] né Poissy chiuderanno, poiché l’obiettivo è salvare la faccia e qualche posto di lavoro. Ma questo è chiaramente un altro segno del declino dell’industria automobilistica francese e della deindustrializzazione. La tempistica – viene sottolineato – è stata attentamente studiata: il giorno dopo le elezioni comunali e ben prima delle elezioni presidenziali, il che rischiava di amplificare la portata di questa decisione ben oltre il suo impatto iniziale”.







