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Non solo pedaggi, ecco come l’Iran stringe la morsa sullo Stretto di Hormuz

L’Iran ha proclamato il controllo militare su un’ampia area dello Stretto di Hormuz, esteso anche nelle acque di Oman ed Emirati, e sta negoziando con Muscat un sistema di pedaggi, mosse che gli Stati Uniti definiscono inaccettabili e potenzialmente fatali per qualsiasi accordo di pace.

Teheran ha annunciato un’espansione significativa della propria area di controllo militare intorno allo Stretto di Hormuz, estendendola persino nelle acque territoriali di Oman ed Emirati Arabi Uniti e costituendo la nuova “Autorità per lo Stretto del Golfo Persico”.

Allo stesso tempo, sono in corso negoziati con Muscat per introdurre un sistema di pedaggi permanenti sul traffico marittimo. Una mossa che Washington considera inaccettabile e potenzialmente fatale per qualsiasi accordo diplomatico.

ECCO LE MOSSE DELL’IRAN SU HORMUZ

Come riporta la BBC, l’Iran ha diffuso una mappa tramite la neo-creata “Persian Gulf Strait Authority” nella quale rivendica la supervisione delle forze armate su oltre 22.000 chilometri quadrati intorno allo stretto.

L’area si spinge oltre i confini nazionali, arrivando nelle acque territoriali di Oman e Emirati Arabi Uniti.

Teheran ha stabilito che ogni transito richiede ora il coordinamento e l’autorizzazione esplicita della nuova autorità.

La reazione degli Emirati è stata immediata e dura: il consigliere diplomatico del presidente, Anwar Gargash, ha liquidato le pretese iraniane come “frammenti di sogni” nati da una “sconfitta militare evidente” che Teheran tenta di trasformare in una nuova realtà.

IL PEDAGGIO STUDIATO DALL’IRAN CON L’OMAN

Secondo Bloomberg, l’Iran sta discutendo con l’Oman la creazione di un meccanismo di pedaggio permanente per formalizzare il proprio controllo sul traffico.

L’ambasciatore iraniano in Francia, Mohammad Amin-Nejad, ha spiegato che sicurezza e gestione della navigazione comportano costi che “chi beneficia di questo traffico deve contribuire a sostenere”.

Il New York Times conferma l’esistenza di questi colloqui tra Teheran e Muscat, evidenziando che si sta cercando di definire una formula di “tariffe per servizi” piuttosto che un pedaggio puro, nel tentativo di renderla più accettabile sul piano internazionale.

L’Oman, storico alleato degli Stati Uniti, avrebbe inizialmente respinto l’idea ma ora starebbe valutando una quota dei ricavi, mettendo a disposizione la propria influenza sui Paesi del Golfo e su Washington.

GLI SBUFFI AMERICANI

Il Segretario di Stato Marco Rubio è stato categorico, come scrive il Times of Israel: un sistema di pedaggio renderebbe “irrealizzabile” qualsiasi accordo diplomatico con l’Iran. “Non è accettabile, è una minaccia per il mondo ed è completamente illegale”, ha dichiarato Rubio.

Anche Trump ha respinto nettamente l’ipotesi. “Vogliamo che sia aperto, vogliamo che sia libero, non vogliamo pedaggi” ha ribadito il presidente Usa, sottolineando che lo Stretto di Hormuz è una via d’acqua internazionale.

Il New York Times nota però come il capo della Casa Bianca abbia oscillato tra minacce e proposte insolite, arrivando persino a ipotizzare una joint venture tra Stati Uniti e Iran per gestire lo stretto.

LE REAZIONI NEL GOLFO

Gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita temono un pericoloso precedente.

Il presidente della principale compagnia petrolifera emiratina, Sultan Al Jaber, ha avvertito che accettare un solo Paese “in ostaggio della via d’acqua più importante del mondo significherebbe la fine della libertà di navigazione come la conosciamo”.

Mentre l’Oman tenta una mediazione, il capo di stato maggiore pakistano Asim Munir è atteso a Teheran per favorire un dialogo Usa-Iran. Le due parti continuano a scambiarsi messaggi indiretti su un possibile accordo di pace, ma la questione dello Stretto di Hormuz rischia di diventare l’ostacolo decisivo.

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