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Luna, chi vincerà la nuova corsa spaziale tra Usa e Cina?

C'è una nuova corsa tra Stati Uniti e Cina per riportare l'uomo sulla superficie lunare. Fatti e approfondimenti

È corsa spaziale alla Luna tra Washington e Pechino.

Dopo aver orbitato attorno al nostro satellite, i quattro astronauti della missione Artemis II della Nasa sono tornati sulla Terra.

Gli astronauti della Nasa Reid Wiseman, Christina Koch e Victor Glover, insieme all’astronauta canadese Jeremy Hansen, sono decollati lo scorso 1° aprile  per un viaggio di 1 milione di km in 10 giorni, che ha segnato un passo avanti verso i piani dell’agenzia spaziale statunitense di stabilire una presenza a lungo termine sulla superficie lunare, dando il via alla prima missione con astronauti intorno al satellite terrestre in oltre 50 anni.

E stanotte Artemis II è rientrata con successo sulla Terra: l’ammaraggio della navicella con i quattro astronauti a bordo è avvenuto senza problemi alle 17:07 ora locale (le 2:07 in Italia), a circa 80 miglia dalla costa californiana.

Mentre la missione Artemis della Nasa, che ha battuto ogni record, rafforza il percorso degli Stati Uniti verso il ritorno sulla Luna, il progetto cinese di far atterrare astronauti sul satellite entro il 2030 sta assumendo un significato geopolitico sempre maggiore, esercitando pressione sulla Cina affinché rispetti o anticipi la sua tabella di marcia, segnala Reuters.

“Pechino sta perseguendo il proprio programma spaziale con formidabile determinazione” scriveva a inizio mese il New York Times.

Il Paese che arriverà per primo potrebbe ottenere un vantaggio nella scelta di dove costruire le future infrastrutture lunari, nella definizione degli standard tecnici e nel plasmare la prossima fase dell’esplorazione spaziale.

Dietro al prossimo allunaggio la sfida tecnologica si intreccia infatti con quella geopolitica.

Tutti i dettagli.

I PROGRESSI DEL PROGRAMMA ARTEMIS DELLA NASA

Questa settimana quattro astronauti statunitensi della missione Artemis II hanno sorvolato il lato oscuro della Luna. L’equipaggio ha ricevuto una telefonata di congratulazioni dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Gli esseri umani non hanno mai visto niente di simile a quello che state facendo”, ha detto loro. “È davvero speciale”.

Proprio il presidente Trump ha assicurato che la Nasa stabilirà una presenza umana permanente sulla Luna e proseguirà verso Marte. La seconda missione del programma Artemis servirà da trampolino di lancio fondamentale per un allunaggio con equipaggio, attualmente previsto per il 2028. Obiettivo ambizioso per battere la Cina, che negli ultimi anni ha accelerato il proprio programma spaziale, portando robot e rover sulla superficie lunare e dichiarando l’obiettivo di inviare astronauti entro il 2030.

IL PROGRAMMA DI PECHINO PER ARRIVARE SULLA LUNA ENTRO IL 2030

Il programma lunare cinese punta infatti a portare astronauti sulla Luna entro il 2030 attraverso lo sviluppo di un’architettura di missione completamente nuova. Pechino sta lavorando al razzo pesante Long March 10, alla navicella spaziale Mengzhou e al lander lunare Lanyue, tutti elementi destinati a supportare la prima missione con equipaggio verso il satellite, sottolinea Reuters.

La navicella Mengzhou è progettata per trasportare fino a sette astronauti, anche se al momento Pechino non ha annunciato l’equipaggio definitivo della missione del 2030.

CHI ARRIVERÀ PRIMA?

Dunque gli Stati Uniti vogliono tornare sulla Luna entro il 2028, due anni prima dell’obiettivo cinese, ma persino la Nasa ammette che potrebbe non vincere.

“Potrebbero arrivare in anticipo”, ha ammesso a fine marzo l’amministratore della Nasa Jared Isaacman. “E la storia recente suggerisce che potremmo arrivare in ritardo”.

Secondo il Nyt, “Pechino sta perseguendo le sue ambizioni lunari con una determinazione singolare e formidabile. Il suo programma presenta diversi vantaggi rispetto ai rivali americani”.

Gli esperti sostengono che il vantaggio cinese risiede nel suo controllo centralizzato, che le consente di pianificare e finanziare progetti per decenni. Negli ultimi anni la Cina ha accumulato esperienza significativa grazie alle missioni robotiche lunari, diventando il primo Paese a riportare sulla Terra campioni sia dal lato visibile sia da quello nascosto della Luna. Quest’estate, la settima missione robotica cinese, Chang’e 7, esplorerà il Polo Sud lunare. Inoltre, il programma spaziale con equipaggio ha consolidato competenze nella gestione delle stazioni spaziali e nelle operazioni di emergenza in orbita.

LE SFIDE TECHICHE PER LA CORSA LUNARE CINESE

Tuttavia, per realizzare un allunaggio con equipaggio entro la fine del decennio, un ostacolo importante per Pechino sarà dimostrare, entro i prossimi quattro anni, che un’architettura di missione lunare completamente nuova, ovvero che tutto l’hardware in fase di sviluppo per la missione del 2030, dai razzi per carichi pesanti alle tute spaziali, possa funzionare in modo affidabile fin dal primo utilizzo, prosegue ancora Reuters.

IL COMMENTO DEGLI ANALISTI

Come riporta Cbc, Dean Cheng, ricercatore senior presso il Potomac Institute for Policy Studies ed esperto di lunga data del programma spaziale cinese, afferma che questa nuova corsa non è uno sprint come l’Apollo, ma una maratona. Questa volta, l’obiettivo non è solo visitare la Luna, ma rimanervi.

“Una delle cose più sorprendenti del programma spaziale cinese è che non fanno troppe previsioni”, ha spiegato Cheng. “Ma quelle che fanno, le realizzano assolutamente”. Ecco perché, secondo lui, l’obiettivo cinese del 2030 ha un peso significativo.

“Non c’è premio più grande per la Cina oggi che far atterrare uomini sulla Luna; questo è il passo successivo essenziale per la Cina sulla strada verso la supremazia spaziale”, ha osservato Clayton Swope, vicedirettore dell’Aerospace Security Project presso il Center for Strategic and International Studies (CSIS) statunitense, rileva Reuters.

Swope ha inoltre dichiarato che appare “molto plausibile” che la Cina riesca a rispettare la propria scadenza per il 2030.

“La Cina ha una storia di definizione di scadenze per le attività spaziali e di rispetto rigoroso di tali scadenze; non ci sono segnali pubblici di passi falsi o battute d’arresto nei piani di Pechino per l’allunaggio con equipaggio”, ha concluso.

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