Partita Artemis II, la missione della Nasa che porterà quattro astronauti intorno alla Luna dopo oltre 50 anni dal programma Apollo.
Liftoff dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, nella notte tra il 1 e il 2 alle 00:35 ora italiana, per il razzo Space Launch System (Sls) della Nasa, realizzato da Boeing, con la navicella spaziale Orion sviluppata da Lockheed Martin in cima, dando il via alla prima missione con astronauti intorno al satellite terrestre in oltre 50 anni. “Artemis II aprirà la strada ai futuri allunaggi, così come al prossimo grande passo: gli astronauti su Marte” ha commentato il lancio l’agenzia spaziale americana.
L’equipaggio è composto dagli astronauti della Nasa Reid Wiseman, Christina Koch e Victor Glover, insieme all’astronauta canadese Jeremy Hansen. Saranno loro i primi esseri umani – tra i quali la prima donna e un non statunitense – a spingersi oltre l’orbita bassa terrestre dai tempi delle missioni Apollo.
Questa missione di 10 giorni non toccherà effettivamente la Luna. Invece, l’equipaggio la sorvolerà, volando potenzialmente più lontano dalla Terra di qualsiasi essere umano prima di loro, testando i sistemi di supporto vitale, navigazione e comunicazione della navicella spaziale Orion nello spazio profondo. Nei prossimi nove giorni, gli astronauti di Artemis II si spingeranno nello spazio più in profondità di quanto abbiano mai fatto le missioni Apollo, orbitando attorno al lato oscuro della Luna e tornando sulla Terra. La seconda missione del programma Artemis servirà da trampolino di lancio fondamentale per un allunaggio con equipaggio, attualmente previsto per il 2028.
Tutti i dettagli.
IL LANCIO AVVENUTO CON SUCCESSO IL 2 APRILE
Il razzo Space Launch System (Sls) è decollato dal Complesso di lancio 39B del Kennedy Space Center alle 18:35 ora locale (le 00:35 italiane del 2 aprile) per la missione Artemis II. Dopo una normale ascesa, lo stadio superiore dell’Ssl e la capsula Orion si sono separati dallo stadio centrale circa otto minuti dopo, entrando in un’orbita di trasferimento bassa.
Circa 16 minuti dopo, i pannelli solari di Orion si sono dispiegati, completando una fase di configurazione fondamentale. Questi pannelli forniscono energia a tutti i sistemi di Orion, dalla propulsione al supporto vitale.
GLI OBIETTIVI DELLA MISSIONE
Circa 3 ore e 30 minuti dopo il lancio, Orion si separerà dallo stadio superiore del razzo (Icps). I quattro astronauti manovreranno manualmente la capsula Orion attorno allo stadio superiore esausto del razzo (Icps) e testeranno i sistemi del veicolo spaziale. L’equipaggio impiegherà circa quattro giorni per raggiungere le vicinanze della Luna, dove si troverà dietro il lato nascosto del satellite, una prospettiva mai vista dalla Terra. Il sorvolo della superficie lunare è previsto per il 6 aprile.
La Nasa prevede che Orion uscirà dalla sfera di influenza lunare e inizierà la traiettoria di rientro il settimo giorno di volo. La navicella effettuerà un paio di accensioni aggiuntive per correggere la traiettoria il nono e il decimo giorno di volo, prima che la capsula dell’equipaggio si separi dal modulo di servizio, fino all’ammaraggio al largo della costa di San Diego, in California, la sera del 10 aprile.
Questa seconda missione servirà a dimostrare che i sistemi di Orion sono pronti a sostenere gli astronauti in missioni di lunga durata e permetterà all’equipaggio di esercitarsi in operazioni essenziali per il successo della missione successiva.
IL PROGRAMMA ARTEMIS
Con Artemis, che prende il nome dalla dea gemella di Apollo, la Nasa punta a rimanere sulla Luna a lungo termine. La scorsa settimana l’amministratore della Nasa Jared Isaacman, ha delineato un piano graduale da 20 miliardi di dollari per costruire una base lunare, iniziando con missioni umane occasionali per sviluppare infrastrutture e puntando nel tempo a una presenza stabile, mentre è stato abbandonato il progetto della stazione orbitale Lunar Gateway.
“Li manderemo più lontano nello spazio di quanto qualsiasi essere umano sia mai andato prima, a 250.000 miglia di distanza”, ha dichiarato Isaacman pochi minuti prima del lancio. “E servirà da base per le missioni successive.”
LA TABELLA DI MARCIA
Il lancio di Artemis II avviene quasi esattamente tre anni dopo l’annuncio della selezione da parte della Nasa. Quando l’agenzia annunciò l’equipaggio nell’aprile del 2023, il lancio di Artemis II era previsto per la fine del 2024, ma alcuni problemi con la navicella Orion, in particolare con lo scudo termico, ne posticiparono il lancio all’inizio del 2026.
I risultati influenzeranno il modo in cui la Nasa volerà nelle missioni successive. Lo scorso febbraio la Nasa ha rinviato il ritorno degli astronauti sulla Luna: la missione Artemis III non effettuerà più l’allunaggio nel 2027, ma sarà una missione dimostrativa in orbita terrestre bassa che invierà un equipaggio ad attraccare a uno dei moduli lunari in costruzione da parte di SpaceX di Elon Musk e Blue Origin di Jeff Bezos. Il primo sbarco lunare è ora previsto con Artemis IV nel 2028. La decisione, annunciata dall’amministratore Jared Isaacman, segue i problemi tecnici emersi durante le prove della missione Artemis II e prevede anche una maggiore frequenza di lanci e una configurazione più standardizzata del razzo SLS per ridurre i rischi.
È passato molto tempo dall’ultima volta che gli astronauti hanno volato sulla Luna, ma Artemis II farà la storia anche in molti altri modi.
Sarà la prima missione con equipaggio a lasciare l’orbita terrestre bassa dai tempi dell’Apollo 17. Questo risultato segnerà l’inizio di una nuova era nell’esplorazione umana dello spazio profondo, portando gli astronauti più lontano dalla Terra di quanto chiunque altro abbia mai fatto in oltre mezzo secolo.
ARRIVARE SULLA LUNA PRIMA PECHINO
Infine, il lancio di Artemis II si inserisce così in una rinnovata competizione strategica nello spazio. A celebrarlo è stato anche Donald Trump, che su Truth Social ha rivendicato la leadership americana, sottolineando come gli Stati Uniti “stiano vincendo nello spazio, sulla Terra e ovunque nel mezzo” e come la missione rappresenti il ritorno dell’America verso la Luna e oltre. Parole che richiamano la stagione delle missioni Programma Apollo, quando la corsa allo spazio era dominata dal confronto con l’Unione Sovietica.
Oggi Washington identifica come principale rivale la Cina, che negli ultimi anni ha accelerato il proprio programma spaziale, portando robot e rover sulla superficie lunare e dichiarando l’obiettivo di inviare astronauti entro il 2030. In questo nuovo capitolo della corsa spaziale, il ritorno sulla Luna non è solo una questione di prestigio simbolico, ma anche di posizionamento strategico: più che issare una bandiera, conta dove la si pianta, in particolare nelle aree più ricche di risorse, destinate a diventare asset chiave per la futura lunar economy.







