Mercoledì 18 marzo, un mese dopo il decreto Bollette, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che contiene un “intervento di natura temporanea ed emergenziale per far fronte al caro carburanti conseguente alle tensioni internazionali connesse al conflitto in atto”. Il provvedimento, in poche parole, prevede:
- una riduzione temporanea della tassazione sulla benzina, sul gasolio e sul Gpl;
- un credito d’imposta sull’acquisto di carburante per i settori dell’autotrasporto e della pesca;
- un meccanismo di controllo sui prezzi e di contrasto alla speculazione.
LE PAROLE DI MELONI
In un videomessaggio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che l’aumento dei prezzi dei carburanti alle stazioni di servizio è una “conseguenza della crisi che sta coinvolgendo il Medio Oriente”, che ha causato una crescita notevole dei prezzi della materia prima, il petrolio. A detta della presidente, in Italia il rincaro di benzina e gasolio è stato “più basso rispetto a quello che accade nella maggior parte dei paesi europei”.
“Il messaggio che vogliamo dare ai cittadini è semplice”, ha aggiunto Meloni: “noi continueremo a fare tutto quello che è nelle possibilità per impedire che si speculi su ciò che sta accadendo, e per evitare che le conseguenze della crisi possano impattare sulle famiglie e sulle imprese”.
COSA PREVEDE IL DECRETO CARBURANTI: LA RIDUZIONE DELLE ACCISE
Il decreto Carburanti prevede, a partire dal 19 marzo e per venti giorni, una riduzione delle cosiddette accise (le imposte sulla vendita dei carburanti) di 25 centesimi al litro per la benzina e il gasolio, e di 12 centesimi al chilo per il Gpl. Lo stato incassa intorno ai 25 miliardi di euro all’anno dalle accise sui carburanti, che sono tra le più alte in Europa.
IL CREDITO D’IMPOSTA
Il governo ha inoltre istituito un credito d’imposta fino al 20 per cento sul gasolio per le aziende che si occupano di autotrasporto e di pesca: il contributo – che prevede, in sostanza, uno sconto sulla tassazione alle imprese come forma di rimborso delle spese per il carburante – riguarderà i mesi di marzo, aprile e maggio, prendendo come riferimento i prezzi di febbraio. La misura serve a evitare che il rincaro del gasolio, facendo crescere i costi di trasporto delle merci, si rifletta sui prezzi dei beni di consumo.
IL MONITORAGGIO DEI PREZZI
Infine, il decreto Bollette istituisce “un sistema di controllo rafforzato volto a individuare eventuali anomalie nei prezzi e a contrastare pratiche speculative, attraverso verifiche lungo l’intera filiera”. Per tre mesi le compagnie petrolifere dovranno comunicare e pubblicare i prezzi consigliati dei carburanti, o verranno sanzionate.
MA È DAVVERO SPECULAZIONE?
Non è la prima volta che il governo Meloni riconduce il rincaro dei carburanti alla speculazione degli operatori del settore: è successo, ad esempio, anche nel gennaio del 2023, quando per l’appunto venne approvato un decreto per migliorare la trasparenza sui prezzi e per rafforzare i poteri di controllo del Garante per la sorveglianza (anche noto come “Mister Prezzi”).
Come nel 2022-2023 gli aumenti dei carburanti erano legati alla crescita dei prezzi del petrolio – a sua volta una conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina e delle sanzioni occidentali -, così stavolta la causa è la guerra all’Iran e l’impossibilità di attraversamento dello stretto di Hormuz, il “collo di bottiglia” più importante al mondo per il commercio degli idrocarburi. La riduzione delle accise potrà quindi dare un sollievo temporaneo ai consumatori, ma potrebbe venire annullato presto da un ulteriore aumento dei prezzi del greggio: non si tratta, insomma, di un intervento strutturale che affronta il problema alla radice.
L’IMPORTANZA DELLA RAFFINAZIONE
Inoltre, bisogna ricordare che il prezzo della materia prima non è l’unico fattore a incidere sui prezzi dei carburanti: la capacità di raffinazione – ossia la disponibilità di impianti in grado di trasformare il greggio in benzina o gasolio – è un aspetto cruciale; questa capacità, però, è in crisi in Italia e in Europa.
L’importanza della raffinazione è dimostrata anche dall’enfasi con la quale il presidente americano Donald Trump ha annunciato i lavori per la costruzione di una nuova raffineria in Texas. Anche negli Stati Uniti, pur essendo i maggiori produttori di petrolio al mondo, i prezzi della benzina sono in aumento.







