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Speculazione o accise? Fatti, numeri e analisi sull’aumento del prezzo della benzina

Accise

I ministri del governo Meloni insistono sulla speculazione, ma l’aumento dei prezzi dei carburanti è in linea con il rincaro delle accise. Ecco dati e commenti

 

Secondo il governo di Giorgia Meloni, ci sono delle “speculazioni in atto sui prezzi dei carburanti”. Ma è davvero così? Vediamo.

QUANTO SONO AUMENTATI I PREZZI DI BENZINA E GASOLIO

Dall’1 gennaio, per effetto della fine dello sconto sulle accise introdotto il 22 marzo 2022, i prezzi della benzina e – soprattutto – del gasolio sono aumentati molto rispetto ai valori di fine dicembre. Nella settimana 1-8 gennaio il prezzo medio praticato della benzina e del gasolio in modalità self-service è stato rispettivamente di 1,812 e 1,868 euro al litro; al 29 dicembre era di 1,627 e di 1,693 euro al litro.

LE PAROLE DEI MINISTRI SULLA SPECULAZIONE

Secondo diversi ministri, questo rincaro è il frutto di un qualche tipo di speculazione. Allo scopo di contrastarla, martedì 10 gennaio è stato approvato un decreto-legge per accrescere la trasparenza sui prezzi praticati dai distributori di carburante e per rafforzare i poteri di monitoraggio e di sanzione del Garante per la sorveglianza dei prezzi.

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, per esempio, ha detto qualche giorno fa che “c’è qualcuno che fa il furbo”. Più recentemente, ha promesso che le autorità andranno “a verificare se qualcuno sta facendo delle speculazioni, se qualcuno sta facendo il furbetto, facendo degli aumenti fuori norma”.

Similmente, il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha parlato della necessità di “stroncare la speculazione” e di aumenti di prezzo “eclatanti e non giustificabili”.

Anche il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sostiene che “il prezzo dei carburanti sopra i 2 euro oggi è solo speculazione”.

IL MINISTERO DELL’AMBIENTE SMENTISCE IL MINISTRO?

La versione di Pichetto Fratin è stato però in un certo senso smentita dal suo stesso ministero, che ha fatto sapere di aver rilevato – nella prima settimana di gennaio – un aumento dei prezzi dei carburanti sostanzialmente in linea con il rialzo dovuto alla mancata proroga del taglio delle accise.

L’aumento della benzina e del gasolio, in altre parole, sarebbe fisiologico e non causato dalla speculazione.

COSA DICONO I DATI UFFICIALI SUI PREZZI

Lunedì 9 gennaio il ministero dell’Ambiente ha pubblicato l’ultima media settimanale (dal 1 all’8 gennaio) dei prezzi nazionali della benzina e del gasolio in modalità self-service. La benzina si attesta sugli 1,812 euro al litro, un aumento del 10,2 per cento, mentre il gasolio sugli 1,868 euro, il 9,39 per cento in più.

Per entrambi i carburanti il rialzo è stato di circa 16-17 centesimi al litro, dunque in linea con l’aumento delle accise da 18 centesimi dopo la fine dello sconto.

“I 2,5 euro sono stati sfiorati solo in alcune zone disagiate, caratterizzate da alti costi logistici e basso erogato medio, oppure in (pochi) impianti autostradali, che in aggiunta ai normali costi devono corrispondere royalties aggiuntive al concessionario dell’infrastruttura”, hanno scritto sul Foglio gli economisti Carlo Stagnaro e Simona Benedettini.

QUANTO INCIDONO LE ACCISE

L’accisa più l’IVA incide per il 58,2 per cento sul prezzo della benzina (la restante parte è il prezzo industriale) e sul 51,1 per cento su quello del gasolio.

IL TWEET POLEMICO DI CROSETTO

In un’implicita polemica per l’enfasi mediatica sul caro-carburante, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha pubblicato martedì un tweet con i dati del ministero delle Imprese sul prezzo del gasolio alla pompa che mostra come i valori di gennaio 2023 siano in linea con quelli di ottobre e più bassi rispetto a luglio o marzo scorsi.

LE CAUSE PROFONDE DELL’AUMENTO DEI PREZZI DI BENZINA E GASOLIO

Ieri, al TG1, Benedettini ha spiegato che, al di là delle accise, le ragioni alla base dell’aumento dei prezzi dei carburanti, e in particolare del gasolio, “sono essenzialmente tre. Da una parte un disequilibrio tra domanda e offerta, perché successivamente alla pandemia i consumi sono tornati a salire ma il precedente rallentamento degli investimenti nella produzione di questi combustibili non ha seguito con la stessa velocità”.

“Il secondo fattore”, ha proseguito l’esperta, “è che, a causa dell’aumento dei prezzi del gas, in alcuni comparti industriali il consumo di gas è stato sostituito dal consumo di gasolio”.

“Non meno importante è la crisi del settore delle raffinerie”, ha concluso Benedettini. “Oggi in Italia scontiamo una riduzione di capacità di raffinazione non trascurabile”.

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