Il presidente dell’Argentina Javier Milei ha iniziato ad attaccare pesantemente Techint, il gruppo italo-argentino controllato dalla famiglia Rocca e attivo nei settori siderurgico, ingegneristico e impiantistico, tra gli altri. Techint è il maggiore produttore di acciaio in Argentina, oltre che un grosso fornitore – attraverso la società Tenaris – di tubi senza saldatura, utilizzatissimi nell’industria petrolifera.
LE RAGIONI DELLO SCONTRO TRA MILEI E TECHINT, IN BREVE
Sono stati proprio i tubi ad aver innescato lo scontro tra Milei e Techint. Il gruppo, infatti, ha perso un’importante gara per la fornitura di tubature destinate a un gasdotto e ha annunciato di stare valutando l’avvio di un’azione legale, accusando la società vincitrice – l’indiana Welspun – di dumping, cioè di stare vendendo il suo prodotto a un prezzo artificiosamente basso.
Nella vicenda si è inserito Milei, che ha attaccato e deriso pubblicamente l’amministratore delegato di Techint, Paolo Rocca, soprannominandolo Don Chatarrín de los Tubitos Caros, traducibile in “Signor Rottamino dei tubi cari”.
DESENMASCARANDO OPERADORES
Aquí tenemos a carboncito que sale en defensa de Don Chatarrín de los Tubitos CAROS…
VLLC! https://t.co/qni4XVycH5 pic.twitter.com/OPUGsCdZSd— Javier Milei (@JMilei) January 27, 2026
In passato, Rocca aveva detto di apprezzare il nuovo corso liberistico promosso da Milei.
L’APPALTO DELLA DISCORDIA
A indire la gara era stato il consorzio Southern Energy, composto dalle società energetiche argentine Pan American Energy, Ypf e Pampa Energia, dalla britannica Harbour Energy e dalla bermudiana Golar Lng (che nel 2022 ha venduto una nave rigassificatrice a Snam).
L’appalto riguardava la fornitura di tubi in acciaio per un gasdotto lungo cinquecento chilometri, che dovrà collegare il sito produttivo di Tratayén (posizionato nel ricco giacimento shale di Vaca Muerta) al porto di San Antonio Este (nell’Argentina centrale), in un’ottica di esportazione di queste risorse. Ad aggiudicarsi la commessa è stata la società indiana Welspun, che ha presentato un’offerta di poco superiore ai 200 milioni di dollari: quella di Tenaris – come riportato da El Pais – sarebbe stata più cara di circa il 40 per cento.
L’esito della gara ha avuto un impatto notevolissimo perché ha escluso un fornitore storico da un progetto strategico, che è stato affidato a un conglomerato indiano che fabbrica tubi utilizzando l’acciaio importato dalla Cina. Pechino è la maggiore produttrice ed esportatrice di acciaio al mondo, e viene accusata di stare destabilizzando il mercato globale di questa lega attraverso l’erogazione di sussidi pubblici alla propria industria siderurgica.
El Pais ha scritto che Paolo Rocca ha più volte attaccato la “concorrenza sleale” cinese sull’acciaio. Techint, dopo la prima offerta, ne ha presentata un’altra significativamente più bassa, ma è stata respinta dal consorzio Southern Energy.
TECHINT CONTRO WELSPUN
Citando fonti interne, El Pais ha scritto che Techint sta valutando di denunciare Welspun per dumping. Il gruppo italo-argentino sostiene inoltre che, “in condizioni di concorrenza leale”, la sua offerta sarebbe stata “in linea con i prezzi internazionali”.
Ha poi ricordato che il progetto del gasdotto beneficia di importanti sgravi fiscali, previsti dal nuovo regime di incentivi per i grandi investimenti varato dal governo Milei. Le fonti hanno dichiarato che “con le entrate fiscali cedute dallo stato nazionale e da tutti gli argentini, si finanzia il lavoro in India e in Cina. Al contrario, le aziende argentine continuano a operare in un contesto poco competitivo con imposte distorsive”. D’altra parte, anche gran parte dei tubi di Techint vengono realizzati all’estero, in Brasile.
LE REPLICHE DI STURZENEGGER E MILEI
Per il governo Milei, comunque, l’esito dell’appalto è stato soddisfacente. Il ministro della Deregolamentazione Federico Sturzenegger ha spiegato che Techint “avrebbe offerto tubi del 40 per cento più cari”, e che decidere di assegnare lo stesso la commessa al gruppo sarebbe “una posizione indifendibile”: “tubi più costosi”, ha aggiunto, “significano minore redditività del progetto, meno investimenti, meno occupazione e meno esportazioni”.
Sulla questione si è espresso anche Milei, facendo intendere che Techint stia pagando giornalisti e politici per criticare l’operato del governo. “Se vedete ‘giornalisti’, ‘economisti’ e politici parlare dell’industria dell’acciaio e dei danni causati dall’apertura, sapete già chi li paga”, ha scritto su X.




