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Jack Ma Alibaba

Alibaba progetta un megastore di 5 piani. All’interno anche un Hema supermarket

 

Alibaba pigliatutto. Dall’e-commerce ai pagamenti digitali e, ora, ai commercio nel mondo reale. Il colosso cinese, infatti, ha deciso di inaugurare un megastore tra i giardini di Hangzhou. Sarà alto cinque piani e di chiamerà “More Mall”.

É così, dunque, che Jack Ma sfida direttamente Amazon, che proprio nei mesi scorsi ha avviato il suo business nel mondo reale. Ma andiamo per gradi.

Alibaba: 360 miliardi di capitalizzazione

Alibaba è già un gigante del commercio, ma di quello elettronico. La società, infatti, vanta oltre 360 miliardi di dollari di capitalizzazione, è la più valutata d’Asia, anche se le sue performance le registra la borsa di New York. Le azioni viaggiano intorno ai 170 dollari, sfidando Facebook.

Molto positivi anche i numeri dell’ultima trimestrale.

Gli utili netti nel secondo trimestre 2017 sono arrivati a registrare un +94%, trainati dall’e-commerce e dai servizi cloud. I ricavi del colosso cinese dell’e-commerce, invece, sono cresciuti del 56% a 50,2 miliardi di yuan (7,4 miliardi di dollari), superando le stime degli analisti (la media delle stime fatta da Bloomberg era di 47,9 miliardi di yuan).

I consumatori attivi annuali sui mercati al dettaglio cinese hanno raggiunto 466 milioni, erano 434 al 30 giugno dell’anno prima. Bene il cloud computing,le cui entrate crescono del 96% a 359 milioni di dollari, con i clienti in crescita del 75% a 1,01 milioni di unità. Il comparto digital media e intrattenimento vede i ricavi registrare un +30%, con 466 milioni di consumatori attivi.

E il meglio deve ancora venire. l futuro di Alibaba è roseo: per l’anno fiscale 2018, infatti, il gruppo dovrebbe registrare un fatturato in crescita a doppia cifra, compreso nella forbice tra il +45 e il +49%. Almeno secondo le previsioni fatte in occasione dell’investor day nel quartier generale del gruppo, ad Haangzhou, dalla Chief financial officer del colosso cinese dell’e-commerce, Maggie Wu. I ricavi dovrebbero a questo punto toccare quota 34,3 miliardi di dollari, rispetto ai 31,42 previsti dagli analisti.

More Mall: il megastore “reale”

Il nuovo business di Alibaba si sposta verso il mondo reale, senza (ovviamente) abbandonare il virtuale. Meglio, si sposta tra i giardini di Hangzhou, la città del lago che incantò Marco Paolo: è qui, infatti, che sorgerà un megastore di 5 piani, voluto da Jack Ma.

Si chiamerà “More Mall”, e raccoglierà i negozi dei marchi già made in Alibaba e distribuiti attraverso la piattaforma online di Taobao. In futuro potrebbe ospitare i negozi di altri brand cinesi e probabilmente internazionali.

Anche un Hema Supermarket, il supermercato super-tecnologico

Non solo. All’interno di More Mall ci sarà anche un Hema Supermarket, un supermercato della catena Hema che in poco tempo ha conquistato Pechino e Shanghai e dove acquistare è una esperienza di “alta” tecnologia.

Ogni prodotto è digitalizzato. Con l’app di Hema, infatti, il cliente legge il prodotto, lo compra e lo paga via app. L’altra possibilità è ordinare sulla piattaforma web Taobao e ritirare al supermercato.

Addio privacy?

Se è vero che reale e virtuale si fondono a tutto vantaggio del cliente (oltre che delle casse delle aziende), è anche vero che saranno proprio i clienti le “vittime” del sistema. Sì, perchè Alibaba, grazie al sistema di Hema, potrà registrare gusti e abitudini degli utenti.

Mentre l’app legge i prodotti acquistati, registra i movimenti, creando un database dei consumi. E dunque di dati sfruttabili.

La sfida ad Amazon

Il grande passo di Alibaba è una dichiarazione di guerra ad Amazon. Qualche mese fa, Amazon ha inaugurato un primo store alimentare a Seattle. Si tratta di un negozio da mille metri quadri, dove gli acquirenti possono trovare tutti i tipi prodotti che sono soliti acquistare all’interno di supermercati tradizionali. Dagli snack, al latte e ai prodotti preconfezionati.

amazonIn Amazon Go, questo il nome del punto vendita, i clienti possono entrare, passare il proprio smartphone su un lettore, prendere tutto quello che desiderano ed uscire. Tutti gli acquisti vengono addebitati direttamente all’interno del proprio account su Amazon. Niente casse, niente fila. Un sogno, che tale (forse) resterà.

Lo store, infatti, dopo un primo periodo di prova con i soli dipendenti Amazon, sarebbe dovuto aprire al pubblico nei primi mesi del 2017. L‘apertura, però, non c’è stata. È stata rimandata a data da destinarsi, perchè il sistema, secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, presenta dei problemi tecnici nel monitoraggio di più di 20 persone nel negozio e di prodotti che non si trovano nel loro preciso scaffale, magari perché inizialmente presi e poi poggiati dove capita se il cliente ha deciso di non metterli più nel carrello della spesa. Per ora il sistema funziona bene solo con poche persone all’interno che si muovono lentamente.

I problemi tecnici, però, non fermano le ambizioni di Amazon ed è per questo che il colosso dell’e-commerce ha inaugurato, sempre a Seattle, due negozi di alimentari, dove però non è previsto che i clienti entrino. Ci spieghiamo: la spesa la si fa online, e in seguito si ritira nel parcheggio del negozio, dove un commesso la porta fino all’auto del cliente.

C’è un però. Al momento la possibilità di acquisto da questi supermercati è riservata agli abbonati al servizio Prime di Amazon, che possono comprare i prodotti alimentari online e indicare un orario approssimativo (una finestra di due ore) in cui verrà effettuato il ritiro. Una volta entrati nel parcheggio, un sensore leggerà la targa dell’auto e un commesso provvederà a recapitare le buste.

Alibaba e il fintech

Ma Alibaba non si accontenta del solo settore commercio. Il colosso vuole tutto, anche il mondo dei pagamenti digitali.

CinaAnt, la divisione finanziaria di Alibaba, ha aperto diversi fronti negli ultimi mesi. Per esempio investendo un miliardo di dollari in Ele.me, uno dei più grandi player del food-delivery in Cina. Non solo. Alibaba è impegnata nella lotta per la supremazia con Meituan Dianping, startup sostenuta appunto da Tencent, in un’industria dei servizi locali dove le persone si rivolgono al loro smartphone per ordinare il cibo ma anche per fissare un appuntamento in un salone di bellezza o per assumere collaboratori domestici.

Ma la vera sfida di Jack Ma, in campo fintech, si chiama Moneygram, gigante statunitense delle rimesse all’estero. La autorità americane si sono opposte al deal, agitando lo spettro di rischi per la sicurezza. Ma il magnate non demorde, anzi alza l’offerta per Moneygram attraverso la Ant Financial. Una mossa destinata a mettere all’angolo i rivali Usa di Euronet, che parimenti volevano assicurarsi la società di trasferimento di denaro, e che coinvolge anche il livello politico. La cessione di Moneygram, quotata al Nasdaq, è infatti finita nel radar delle autorità e gli osservatori non escludono che il dossier della potenziale acquisizione da parte del colosso cinese possa finire sulla scrivania di Donald Trump per un giudizio finale. Ma ha messo sul piatto un miglioramento dell’offerta del 36%, portandola a 18 dollari per azione dai precedenti 13,25. Il nuovo tentativo di accordo, che piace al board di MoneyGram e ai suoi azionisti (fondi privati) valuta il complesso di azioni comuni e risparmio della società 1,2 miliardi di dollari. Euronet si era fermata a 15,2 dollari per la società dei pagamenti di stanza a Dallas.

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