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Petrolio

L’Opec chiede aiuto agli Americani dello shale Oil per mantere stabile il mercato e il prezzo del petrolio 

 

Lo scenario potrebbe essere inedito e anche un poco assurdo, ma non impossibile. In nome del business e di una stabilità di mercato vera, Opec e America dello shale oil potrebbero collaborare per tenere sotto controllo le scorte e dunque il prezzo del greggio.

Se così non fosse, infatti, gli sforzi per ridurre l’offerta di petrolio dell’Opec, che starebbe pensando di prolungare i tagli produttivi anche per i prossimi mesi, potrebbero essere vanificati dalla corsa . dei fracker americani, provocando una nuova caduta delle quotazioni del greggio, che non farebbe comodo nemmeno al mondo dello shale oil.

In virtù dell’aumento di produzione a stelle e strisce, infatti, anche l’Opec stessa si è vista costretta, mesi addietro, a rifare i conti su tagli e produzione. Una collaborazione potrebbe essere la strada più semplice per la sopravvivenza del mercato. E, forse, anche la strada più plausibile.

Lo shale oil degli Stati Uniti

Si tratta di un petrolio non convenzionale, che si estrae in modo differente dal greggio che tutti conosciamo: conosciuto anche con il nome di petrolio da scisti, il prodotto americano viene estratto dalle formazioni rocciose, fratturando la materia con acqua, sabbia o ceramica e agenti chimici proiettati con grande forza.

Grazie a questa procedura innovativa, avviata proprio dagli Usa, il mondo può e deve fare i conti con l’equivalente di un grande Paese del Golfo persico per la produzione mondiale di petrolio. Ma attenzione, se è vero che gli Stato Uniti, nel 2020, potrebbero diventare autosufficienti per il 65% del loro fabbisogno, è anche vero che tale produzione riesce a reggere (visti i costi) ad un prezzo del greggio tra i 50 e 65 dollari.

Arriva l’alleanza?

Se mantenere stabile il prezzo del petrolio (o provare ad aumentarlo) è l’obiettivo di America, Arabia Saudita; Iran, Iraq, Russia e altri Paesi, allora l’allenza potrebbe essere plausibile.

Attenzione, però, gli Usa non cederanno mai ad un deliberato taglio di produzione, anche se è vero che i frackers per una serie di motivi diversi stanno rallentando le proprie attività ( si guardi a Pioneer che ha incontrato difficoltà estrattive).

L’appello di Mohammed Barkindo

Ed è proprio a questi frackers che Mohammed Barkindo, segretario generale dell’Opec, prova, in qualche modo, a chiedere aiuto e collaborazione.

“Esortiamo i nostri amici nei bacini di shale del Nord America ad assumere questa responsabilità condivisa con tutta la serietà che merita”, avrebbe detto Barkindo, impegnato in questi giorni ad organizzare, secondo quanto svelato da Reuters, ha rivelato alla un nuovo incontro con compagnie indipendenti ed hedge funds.

Non è certo il primo incontro: l’Opec ha incontrato i cugini americani n marzo a Houston, in Texas. In questa occasione, Barkindo, aveva incontrato, tra gli altri, il ceo di Continental Resources, Harold Hamm, e quello di Pioneer Natural Resources, Scott Sheffield, ora in pensione.

Per Barkindo, gli Americani “al momento concordano di avere una responsabilità condivisa nel mantenere la stabilità del mercato, perché neppure loro sono isolati dall’impatto del ciclo ribassista”. E non ha del tutto torto, infatti, dopo lìincontro con l’Opec  Hamm ha esortato i produttori di shale oil a moderare la crescita per non “uccidere il mercato”.

Le previsioni Aie: le scorte potrebbero aumentare nel 2018

A preoccupare l’Opec però non c’è solo l’America, ma anche la Cina. Secondo quanto sostiene l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) e in particolare Olivier Lejeune, analista dell’Aie, nel 2018 l’aumento di produzione dello shale oil statunitense e l’incertezza che ruota attorno alle importazioni di greggio della Cina potrebbero portare ad una crescita delle scorte petrolifere, nonostante il taglio sostanziale dell’output da parte dei paesi Opec e non-Opec (si guardi alla Russia).

Supponendo che la produzione dei paesi Opec rimanga costante non riusciamo davvero a vedere un grande ‘pareggio’ nelle scorte petrolifere dei paesi Ocse (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo) nei prossimi 6-9 mesi”, ha precisato Olivier Lejeune parlando del mercato delle riserve di greggio. “I nostri conti indicano un accumulo per il 2018”, ha aggiunto Lejeune riferendosi al caso di una produzione Opec costante.

Il motivo delle previsioni è l’aumento di produzione Usa , che dovrebbe essere pari a 1,1 milioni di barili al giorno, ha riferito Lejeune.

Ma non solo. Ai problemi a stelle e strisce si aggiunge anche la Cina: la mancanza di dati di stoccaggio attendibili per la Cina limita la capacità di stimare la domanda futura, ma l’entità delle importazioni di Pechino relative a quest’anno evidenzia un incremento abbastanza consistente delle riserve commerciali.

“La Cina sta probabilmente accumulando riserve”, ha dichiarato Olivier Lejeune.

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