Economia

Vi racconto (da commercialista) le contraddizioni su fattura elettronica e redditometro

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L’articolo del commercialista Giuliano Mandolesi su fatturazione elettronica, redditometro e non solo…

Credenza popolare è da sempre quella che l’evasione sia fenomeno riconducibile unicamente al modo delle partite Iva, soggetti naturalmente predisposti vista la mancanza di trattenute alla fonte sul reddito prodotto.

Ed invece sembra proprio di no.

L’analisi svolta dalla Fondazione Commercialisti ci evidenza un poco noto paradosso, dei 107,7 miliardi di evasione fiscale e contributiva complessiva infatti, ben 34,3 miliardi sono riconducibili alla generalità dei contribuenti per locazioni, canone Rai, Imu ed Iva, 15 miliardi direttamente afferenti al lavoro in nero e 58,4 miliardi riconducibili invece alle piccole e grandi partite Iva per Irpef, Ires, Irap e Iva su consumi intermedi.

Dunque, benché metà dell’evaso sia ancora di competenza di professionisti ed imprese, anche i lavoratori dipendenti non sono di certo da meno.

Ma è anche su recupero e riscossione del sommerso che si realizza il un altro grande paradosso.

Su uno dei più grandi problemi italiani, quello dell’evasione Iva, proprio in questi giorni si sta in fretta e furia strutturando la proroga dell’introduzione della fattura elettronica prevista dall’1 luglio per i benzinai e dall’1 gennaio 2019 per tutti, strumento pubblicizzato come unica soluzione per la riduzione del tax gap.

La relazione del Mef però ci segnala un dato che la dice lunga su come questa tipologia di adempimento sia completamente inadatto al recupero dell’imposta, la cui evasione, pari a 35 miliardi totali si realizza per il 75% dei casi proprio per mancata emissione del documento nelle transazioni con il consumatore finale.

La domanda è semplice e conseguenziale: può la fattura elettronica intercettare l’evasione di chi il documento fiscale, sia ricevuta fattura o scontrino non lo emette proprio?

Semplice la domanda, facile la risposta, NO, eppure si continua ancora a puntare su questo adempimento invece di fare un onorevole dietrofront e focalizzarsi su altro.

Sempre in relazione alla lotta all’evasione ed ancora più paradossale è l’accantonamento del più lineare dei strumenti di accertamento ovvero il Redditometro che si basa sul semplice concetto che non si può spendere più di quello che si guadagna, altrimenti c’è chiaramente qualcosa che non va.

Sebbene sia entrato di forza nella campagna elettorale e nel programma gialloverde insieme all’abolizione dello spesometro fatta in realtà dal precedente Governo, il redditometro è stato accantonato proprio dallo stesso ente che lo doveva utilizzare, l’Agenzia delle entrate che, nel corso degli anni, ne ha fortemente ridotto l’utilizzo per via degli incassi considerati ridotti e per il “cambio rotta” verso una politica di compliance.

Ma perchè mettere in soffitta il più logico e lineare degli strumenti???

Per citare un famoso presentatore televisivo, la domanda sorge duque spontanea, se paradossale è l’evasione e paradossale è la riscossione è di conseguenza paradossale anche il nostro legislatore?

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