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Sharing economy: Uber punta all’Africa, Didi all’America

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sharing economy Uber

Uber, big della sharing economy, ha scelto di far crescere il suo business anche in Africa, mentre Didi punta agli Stati Uniti

La sharing economy alla conquista del mondo. Economici, veloci e sicuri, i servizi dell’economia condivisa si mettono anche al servizio dei Paesi più poveri. Uber, per esempio, ha scelto di far crescere il suo business anche in Africa: l’azienda di San Francisco, già attiva Nairobi e Mombasa in Kenya, a Lagos e Abuja in Nigeria e in cinque città del Sudafrica, offrirà il suo rivoluzionario servizio taxi anche nelle capitali di Ghana, Uganda e Tanzania.

L’intendo di Uber, big della sharing economy, è chiaro: allargare la sua presenza nel continente africano, diventando un leader mondiale nel settore dell’automotive. Insomma, un piano strategico intelligente, soprattutto ora che la compagnia intende allargare i proprio core business, effettuando consegne e lavorando all’auto senza conducente.

Per combattere la diffidenza della gente Africana, Uber inizierà ad accettare anche pagamenti in contanti. “Il mercato non è come quello americano, dove le persone non ci pensano due volte ad acquistare online“, ha affermato Alon Lits, Uber general manager per l’Africa sub-Sahariana, precisando che in Kenya la domanda per Uber è cresciuta dopo l’inserimento dell’opzione dei contanti.

Oltre alla diffidenza, però, Uber (anche in Africa) deve fare i conti con i problemi di “convivenza” con gli altri lavoratori del settore trasporti. Recentemente, a Johannesburg, i tassisti hanno protestato contro il servizio (ci sono stati danni e feriti).

Didi sharing economy

Didi, startup della sharing economy, alla conquista dell’America

Anche la rivale cinese di Uber, Didi, ha nuove mire espansionistiche. Dalla Cina agli Stati Uniti, dove starebbe valutando lo sbarco in Borsa, entro il 2017. A dare la notizia è Bloomberg: con il finanziamento di 1 miliardo di dollari arrivato da Apple, ora Didi può puntare in grande, sfidando direttamente il suo rivale.

A far pensare a progetti ambiziosi della startup della sharing economy anche il fatto che Tim Cook, ceo di Apple, sia volato in Cina, dove oltre all’appoggio all’azienda, prova anche a corteggiare le autorità cinesi (che hanno bloccato alcuni contenuti sia da iBooks che da iTunes provocando sostanziali perdite a Cupertino). Quindi, mentre Didi punta all’America, Apple punta alla Cina.

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