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Diritto all’Oblio. E’ scontro tra il Garante francese e Google

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Diritto all'oblio

Continua il braccio di ferro tra Google e il garante francese in tema di Diritto all’Oblio, il CNIL rigetta il ricorso presentato dal gigante della ricerca.

In seguito alla sentenza della Corte di Giustizia che ha sancito il riconoscimento del Diritto all’Oblio per tutti i cittadini dell’Unione Europea, Google ha reso disponibile a tutti gli utenti un modulo che permette di denunciare i casi di violazione. In base alle richieste avanzate e all’importanza delle informazioni, Google si assume la responsabilità di effettuare o no la rimozione della notizia.

Il gigante della ricerca ha reso efficaci gli effetti della rimozione esclusivamente sui siti di ricerca dell’Unione Europea, rendendo dunque accessibili le informazioni sui domini non europei di Google. Il mese scorso il CNIL, garante della Privacy francese, aveva presentato un’ingiunzione obbligando Mountain View a rimuovere i contenuti su tutte le versioni del motore di ricerca (Google.com, Google. com.au, Google.ca…). Secco il rifiuto di Google che ha giudicato l’ordine dell’autority come “sproporzionato e non necessario”, ritenendo che nessun altro paese deve avere il potere di controllare i contenuti di un paese terzo. Mountain View ha equiparato le richieste a un metodo di censura – come se le limitazioni presenti in Russia o Turchia fossero estese a tutto il mondo – e ne ha richiesto il ritiro facendo ricorso.

La risposta dell’Autority francese arriva in ritardo, «Alla fine di luglio, Google ha presentato un ricorso amministrativo chiedendo al presidente di ritirare l’ingiunzione pubblica. La società di Google ha sostenuto, in particolare, che l’ingiunzione sarebbe di ostacolo al diritto d’informazione del pubblico e che questa sarebbe una forma di censura. Alla luce del quadro giuridico applicabile, il presidente ha deciso di respingere il ricorso amministrativo».

Il CNIL precisa che non richiede l’applicazione extraterritoriale del diritto francese ma solo «il pieno rispetto del diritto comunitario da giocatori non europei che offrono i loro servizi in Europa». Secca la risposta del portavoce di Google: «Abbiamo lavorato a lungo per implementare quanto previsto dalla sentenza sul diritto all’oblio in modo attento e completo in Europa. Tuttavia, per una questione di principio, siamo rispettosamente in disaccordo con l’idea che una singola Autorità Garante della Privacy nazionale debba stabilire a quali pagine web possono accedere le persone di altri paesi.»

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