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Didi-Uber: un matrimonio che (forse) non si può fare

Didi-Uber

La autorità cinesi hanno avviato un’indagine per valutare le possibili conseguenze della fusione Didi-Uber

La fusione Didi-Uber, in Cina, potrebbe dare vita ad un colosso da 35 miliardi di dollari, che controllerebbe il 90% del mercato di ride-sharing. Numeri, questi, che hanno insospettito le autorità Antitrust cinesi, che fin subito dopo l’annuncio della fusione, come riporta Bloomberg, hanno avviato un’indagine per chiarire la questione.

Il Ministero del Commercio cinese, come ha raccontato ai giornalisti il portavoce del ministero Shen Danyan, ha già incontrato due volte i dirigenti di Didi e ha richiesto alle due società i documenti e tutto il materiale che possa aiutare a valutare le conseguenze di una possibile fusione.

“Il ministero del Commercio continuerà a indagare su questo caso, secondo la legge, per salvaguardare la concorrenza leale e gli interessi dei consumatori”, ha detto Shen senza specificare quali sono gli aspetti che l’agenzia governativa andrà ad esaminare.

Le autorità Cinesi hanno poca esperienza in materia di economia condivisa e la cosa potrebbe aumentare le possibilità di approvazione dell’accordo. Basti pensare che solo qualche settimana fa il Governo di Pechino ha regolamentato i servizi di sharing economy, ma Uber e Didi operavano sul territorio già da diversi anni.

“Il Ministero del Commercio di solito non prende l’iniziativa di indagare su questi casi, a meno che non ci siano lamentele”, ha dichiarato Liang Junjie, avvocato presso l’Ufficio del Global Law. “Se le aziende hanno proceduto a fondersi senza depositare alcuna domanda al Ministero, potranno essere soggetti a multa, ma è molto raro che le autorità blocchino la fusione”.

Cosa prevede l’accordo Didi-Uber?

Didi-UberUber Cina, insieme a Didi, darà vita ad un nuovo colosso del settore automotive, con lo stesso core business, mettendo nel nuovo marchio il 20% del capitale, valutato in circa 35 miliardi di dollari. Il gigante cinese, invece, investirà 1 miliardo di dollari nella casa di San Francisco.

Didi porterà nella nuova realtà le sue conoscenze in fatto di social e contatti col pubblico cinese (e soprattutto con il Governo), l’azienda statunitense porterà la tecnologia d’avanguardia nelle app.

“Didi Chuxing e Uber hanno imparato molto gli uni dagli altri nel corso degli ultimi due anni, questo accordo con Uber imposterà questo settore del trasporto su un percorso di crescita più sano e sostenibile verso livelli più alti”, ha affermato il fondatore del gruppo cinese, Cheng Wei, in una nota.

Didi-Uber: una guerra durata anni

Mentre Uber Cina ha bruciato oltre un miliardo di dollari all’anno in una guerra dei prezzi con Didi, la rivale cinese sceglieva di contrastare Uber a livello globale. Didi, lo scorso anno, ha investito 100 milioni in Lyft, principale rivale di Uber negli Stati Uniti. Ma anche stretto un accorso con Ola, il servizio di ‘passaggi auto’ indiano e con la startup del sudeast asiatico Grab .

A credere in questa battaglia sono stati in tanti, da Alibaba ad Apple. La società di Cupertino ha scelto di investire 1 miliardo di dollari in Didi Chuxing. 

Perchè Uber ha ceduto e si fonde con Didi?

E’ una resa e al contempo non lo è. Diciamo che anche la società americana farà la sua piccola parte nel mercato cinese (partecipa al 20% nella nuova società): le due compagnie proveranno a conquistare il pubblico fianco a fianco. Il potenziale c’è: sono centinaia di milioni i possibili clienti pronti a salire su un auto “privata” pagando un passaggio a prezzi davvero bassi.

C’è da dire, poi, che la decisione da parte di Uber (presente in 60 Paesi nel mondo) potrebbe riflettere la voglia della società di consolidare il proprio business a livello globale e a lungo termine, per poi puntare su nuove scommesse. Come ha anticipato il Financial Times, la compagnia nemica dei taxi starebbe lavorando ad un progetto del valore di 500 milioni di dollari, con lo scopo di scavalcare Google Maps in vista della creazione dell’auto senza guidatore. Per i raggiungere i suoi obiettivi, la società di San Francisco ha anche assunto Brian McClendon, uno degli maggiori esperti al mondo nel mapping digitale, che in precedenza aveva guidato Google Maps e aveva aiutato a creare Google Earth.

Continuare a sperperare denaro in una guerra di prezzi con Didi avrebbe distolto l’attenzione (e i soldi) da altri obiettivi.

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