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Corte UE mette fine al Safe Harbour. UE – USA è una guerra commerciale?

Safe Harbor

La Corte di Giustizia UE boccia il Safe Harbour, l’accordo non garantisce più sufficiente protezione ai cittadini.

I singoli stati europei potranno accertare se il trasferimento dei dati di una persona a un paese terzo sia conforme ai requisiti della legislazione comunitaria in materia di protezione dei dati. Lo stabilisce la Corte di Giustizia Europea bocciando in sostanza il cosiddetto sistema “Safe Harbour”, l’accordo che consentiva il trasferimento dei dati tra Europa e Stati Uniti. Per la Corte UE il “Safe Harbour” non garantisce più sufficiente protezione alle informazioni private dei singoli cittadini europei dirette verso gli Stati Uniti, dove vige una regolamentazione della privacy tra le più “leggere” al mondo.

Da dove parte tutto

All’origine della vicenda le rivelazioni Edward Snowden. L’ex impiegato della NSA aveva accusato il governo statunitense di raccogliere attraverso il programma Prism i dati dei cittadini attingendo dai database delle grandi aziende del tech. Gli “International Safe Harbor Privacy Principles Safe Harbour” sono stati la cornice entro la quale sono stati trasferiti i dati tra le due sponde dell’Atlantico.

Safe Harbour: la sentenza

A sollevare il caso è stato il giovane studente austriaco Max Schrems. Il ventisettenne ha accusato Facebook di aiutare la National Security Agency americana nella raccolta di dati sensibili dei cittadini europei iscritti al servizio trasferendoli in server situati negli Stati Uniti. Il caso era stato respinto per la prima volta dal commissario irlandese per la privacy sostenendo l’impossibilità a procedere per via dell’esistenza del Safe Harbour.

Il 6 ottobre il verdetto dei giudici europei: «le autorità nazionali di controllo, investite di una domanda, devono poter esaminare in piena indipendenza se il trasferimento dei dati di una persona verso un Paese terzo rispetti i requisiti stabiliti dalla direttiva».

safe harbour corte di giustizia

Le conseguenze per i giganti americani

Nel comunicato la corte spiega le ragioni: «Le esigenze afferenti alla sicurezza nazionale, al pubblico interesse e all’osservanza delle leggi statunitensi prevalgono sul regime del Safe Harbour , cosicché le imprese americane sono tenute a disapplicare, senza limiti, le norme di tutela previste da tale regime laddove queste ultime entrino in conflitto con tali esigenze».

La sentenza inciderà soprattutto sulle attività di giganti della tech economy come Facebook, Google e Apple. Da questo momento in poi le società americane saranno chiamate a rispettare in Europa le normative vigenti in tema di trattamento dei dati e prepararsi all’eventualità di trasferire i propri data center nel vecchio continente.

Guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico?

La sentenza della Corte UE giunge a pochi giorni di distanza dall’esplosione dello scandalo Volkswagen che ha messo in ginocchio il principale produttore automobilistico europeo e scosso fortemente l’industria tedesca. Ora a essere indirettamente colpite dalle autorità europee sono le principali aziende americane, questa volta l’emissione colpita è quella dei dati.

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