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Ecco quanto ha pagato l’Egitto per le Fremm di Fincantieri

Fremm Egitto Fincantieri

Fremm Fincantieri all’Egitto. Che cosa emerge dalle inchieste di Presa Diretta (Rai3) e Fatto Quotidiano

 

Le due fregate Fremm, costruite da Fincantieri, società partecipata al 70% dallo Stato attraverso il gruppo Cdp, destinate inizialmente alla Marina militare italiana, sono state vendute “scontate” all’Egitto.

Come ha ripercorso la puntata di ieri della trasmissione Presa Diretta di Riccardo Iacona su Rai3 dal titolo “La dittatura delle armi”, “quando il governo di Al Sisi ha deciso di comprarle, in pochi mesi sono state ribattezzate e adattate per gli egiziani con nuovi sistemi di controllo realizzati da Leonardo, l’azienda partecipata al 30% dal Mef. Una partita da 1 miliardo e 200 milioni di euro, che ha portato a La Spezia oltre cento militari egiziani a fare l’addestramento”.

Ma il governo del Cairo ha ricevuto uno sconto per le due Fremm: l’Egitto ha speso almeno 210 milioni in meno dello Stato italiano.

È quello che emerge da una inchiesta di Osservatorio Mil€x e Ilfattoquotidiano.it.

Lo scorso 23 dicembre con una cerimonia “in sordina e non pubblicizzata” Fincantieri ha consegnato agli ufficiali della Marina Militare dell’Egitto, presso i cantieri del Muggiano a La Spezia, la fregata multiruolo Fremm Spartaco Schergat, ora ribattezzata “Al-Galala”. E a metà febbraio, la seconda delle due fregate Fremm destinate al Cario ha iniziato le prove in mare, come riportato da NavalNews.

Ma non finisce qui.

La vicenda della vendita delle Fremm all’Egitto si intreccia infatti con le indagini sul delitto di Giulio Regeni e con il caso di Patrick Zaki, lo studente egiziano iscritto all’università di Bologna detenuto da oltre un anno al Cairo.

“L’Egitto sta aumentando gli acquisti di armi dall’Italia per comprare il silenzio del governo italiano sul caso Regeni e le violazioni dei diritti compiute nel Paese”, ha denunciato Ayman Nour, del partito di opposizione Ghad El-Thawra, nel corso dell’intervista trasmessa ieri da Presa diretta. Il dissidente, attualmente in esilio a Istanbul, punta il dito contro le crescenti spese militari dell’Egitto, molte delle quali prevedono contratti con imprese italiane.

Tutti i dettagli.

IL PREZZO SCONTATO DELLE DUE FREGATE FREMM DI FINCANTIERI ALL’EGITTO

“Dai calcoli svolti da Osservatorio Mil€x e Ilfattoquotidiano.it sul Documento programmatico pluriennale (Dpp) del ministero della Difesa, emerge che, all’anno 2020, la spesa prevista per la costruzione di tutte le dieci nuove fregate ammonta a 5 miliardi 992 milioni e 330mila euro: circa 1,2 miliardi per una coppia di navi”, si legge nell’approfondimento pubblicato dalla testata diretta da Peter Gomez.

“Ma i documenti ufficiali relativi all’affare in possesso del Fatto dicono che la “Spartaco Schergat” e la “Emilo Bianchi” sono state vendute ad al-Sisi a 990 milioni”, ha scritto il quotidiano.

Dunque uno sconto di almeno 210 milioni di euro per il governo del Cairo, secondo la tesata diretta da Gomez.

“Una perdita alla quale devono essere poi aggiunti i costi di gestione, gli interessi sui mutui e la spesa per lo smantellamento delle tecnologie Nato che possono far crescere il passivo fino alla cifra di 556 milioni di euro”, si legge.

L’IMPORTO DELLA VENDITA MAI COMUNICATO DAL GOVERNO

Finora l’importo della transazione, realizzata sotto il governo Conte 2, non è stato mai reso noto.

“Nessuna competenza sulle cifre” ha risposto la Farnesina alla richiesta di commento del Fatto quotidiano. Né Fincantieri né Leonardo hanno commentato l’operazione.

COSA HA COMUNICATO FINCANTIERI

Basti pensare che Fincantieri fa riferimento, in modo esplicito, alla vendita di due fregate Fremm all’estero nella bozza di bilancio predisposta per l’assemblea dei soci del prossimo 8 aprile per la prima volta dopo mesi e, nella nota integrativa, menziona l’acquirente: la Marina Militare egiziana.

L’informazione è resa pubblica quindi a oltre tre mesi dalla consegna della prima nave.

COME LE HA PAGATE L’EGITTO?

Presa Diretta ha fatto sapere inoltre che soldi per comprare le Fremm l’Egitto li ha presi dalle banche. “Il pagamento è stato effettuato grazie al prestito di cinque banche”‘ ha spiegato Ayman Nour. “Tutte insieme hanno offerto 500 milioni di euro”.

IL PROGRAMMA FREMM

La Fremm è una classe di fregate polivalenti progettata dall’italiana Fincantieri e dalla società francese Naval Group per le rispettive marine militari. Il programma Fremm consiste nella costruzione di 18 navi: 8 per la Francia, 10 per l’Italia. La prima Fremm è stata consegnata nel 2012 e l’obiettivo della consegna contrattuale è il 2022 per tutte le 18 fregate.

L’ACCORDO CON L’EGITTO

Inoltre, come ricorda NavalNews, il contratto con l’Egitto dovrebbe includere opzioni per due ulteriori fregate di nuova costruzione, poiché il programma riguardava quattro piattaforme, secondo fonti industriali.

Ma il pacchetto navale farebbe parte di un accordo più ampio da firmare con le industrie italiane e che include Eurofighter Typhoon e numerosi velivoli da addestramento M-346 di Leonardo, più un satellite da osservazione, per un valore complessivo di 10,7 miliardi di dollari.

PERCHÉ L’EGITTO VUOLE LE FREMM ITALIANE?

“L’investimento è gigantesco dunque a favore dell’industria della difesa italiana che porterà a una relazione di cooperazione e dipendenza per decenni” ha precisato Tom Waldwyn dell’International Institute for Strategic Studies a Presa Diretta.

“L’Egitto deve proteggere il canale di Suez e i giacimenti di Zohr scoperti nel Mediterraneo Orientale e le fregate Fremm rispondono a questi interessi”.

GLI INTERESSI ENERGETICI NEL GIACIMENTO DI ZOHR

La vendita delle armi all’Egitto rappresenta “un accordo parallelo a quello di sfruttamento del gas siglato all’inizio del 2020”, ha puntualizzato Walwyin.

LA LEGGE ITALIANA

Eppure la legge italiana (l. 185/90)in materia di export di armamenti è chiara. Vietato l’export di armamenti verso Paesi che non rispettano i diritti umani.

LA VENDITA DELLE FREGATE SI INTRECCIA ALLA VICENDA REGENI

“L’Italia è il primo esportatore dell’Egitto di sistemi d’arma”, ha ricordato Ayman Nour, oppositore di al-Sisi, nel corso dell’intervista con Presa diretta.

Questi accordi punterebbero a far scemare l’attenzione internazionale sull’uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni, trovato morto con evidenti segni di torture nel 2016.

Uno “scandalo”, questo, che compromette l’immagine dell’Egitto all’estero e che pone anche in cattiva luce il capo dello Stato. Secondo Ayman Nour, “ogni mattina Al-Sisi riceve un report dell’intelligence con i casi delle persone arrestate, con uno spazio lasciato vuoto per permettergli di aggiungere delle note. L’oppositore ha aggiunto: “Il caso Regeni è sicuramente finito sulla sua scrivania perché i funzionari sapevano che la vicenda avrebbe influenzato i rapporti con l’Italia”.

COSA SOSTIENE L’OPPOSITORE AL REGIME DI AL-SIS AYMAN NOUR

La sparizione forzata e le torture subite da Regeni, ha accusato Nour, “avvengono sistematicamente contro gli egiziani”. Tra le 60.000 e le 100.000 persone sarebbero tenute dietro le sbarre secondo report citati dalla trasmissione di Iacona. “Da quando Al-Sisi è al potere- riferisce Ayman Nour- sono stati costruiti altri 13 istituti penitenziari in tutto il Paese”. Secondo l’oppositore, il business delle armi sarebbe anche un modo per il presidente Abdel Fattah Al-Sisi per arricchirsi personalmente: “Sulle commesse militari egiziane nel mondo, Al-Sisi prende il 2%. Al momento si calcola una spesa di 80 miliardi, la fetta per Al-Sisi equivale quindi a 800 milioni di dollari che poi deposita in banche in Svizzera e a Monaco”.

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