Energia

Tutte le ultime mosse dell’Eni in Egitto

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Eni ha firmato una serie di accordi con la Repubblica Araba d’Egitto, la Egyptian General Petroleum Corporation (EGPC), la Egyptian Natural Gas Holding Companny (EGAS) e la società spagnola Naturgy, che prevedono il riavvio dell’impianto di liquefazione di Damietta in Egitto entro il primo trimestre del 2021

La multinazionale italiana Eni ha firmato accordi con la Egyptian General Petroleum Corporation (Egpc), la Egyptian Natural Gas Holding Company (Egas) e la società spagnola Naturgy, allo scopo di riavviare l’impianto di liquefazione di Damietta in Egitto entro il 2021, come si legge in una nota datata 1 dicembre 2020.

L’importanza di questo accordo non è certo difficile da comprendere: da un lato la nostra compagnia multinazionale si ritaglia un ampio spazio di manovra allo scopo di limitare o contenere la politica di proiezione potenza energetica turca; dall’altro lato questi accordi consentono di consolidare i rapporti di natura economica fra l’Italia e l’Egitto, rapporti che hanno avuto modo di costruirsi anche attorno a Leonardo e Fincantieri.

Tuttavia questi stretti legami di natura economica tra Italia ed Egitto non hanno un risvolto significativo a livello geopolitico, cioè non consentono al nostro paese di esercitare una influenza politica né sull’Egitto – come dimostra il caso Regeni – né tantomeno consentono al nostro paese di esercitare un’influenza significativa sul Mediterraneo orientale analogamente alle iniziative poste in essere dalla Turchia.

Al contrario questi accordi consentono all’Egitto di ritagliarsi un ruolo sempre più importante a livello geopolitico nel Mediterraneo in funzione antiturca grazie al sostegno militare ed economico non solo dell’Italia ma anche della Francia e della Germania come sottolinea, seppure implicitamente, la stessa Eni a conclusione del comunicato stampa. “L’accordo arriva in un momento importante, in cui, anche grazie alla rapida messa in produzione delle recenti scoperte di gas naturale di Eni, soprattutto dai campi di Zohr e Nooros, l’Egitto ha riacquistato la piena capacità di soddisfare la domanda interna di gas e può destinare la produzione eccedente all’esportazione attraverso gli impianti di GNL”.

Insomma, per quanto possa sembrare paradossale, l’Italia sta contribuendo grazie alle sue industrie a consolidare la potenza militare ed energetica dell’Egitto. Accanto all’Egitto esiste tuttavia un altro fronte che non è sempre stato oggetto della dovuta attenzione da parte degli analisti italiani radical chic per ragioni diverse fra le quali certamente quelle relative alle imbarazzanti implicazioni di natura giudiziaria.

Alludiamo ai complessi rapporti tra l’Eni e la Nigeria che sono stato oggetto di lunghe inchieste del periodico Internazionale, di Report e dell’Osservatorio sui diritti. Siamo persuasi che anche queste lunghe e dettagliate inchieste contribuiscano a comprendere meglio il funzionamento della geopolitica almeno di quella del mondo reale….

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